Lo Zuavo Pontificio

Venerdì, 4 Luglio 2008
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Osservatorio

2008

Notizie

la_primavera_di_praga.jpgÈ in libreria "La Primavera di Praga. 1968: la rivoluzione dimenticata" di Enzo Bettiza (Mondadori, Le Scie, pp. 159, euro 17,5). Bettiza visse nel 1968 la Primavera di Praga come inviato del Corriere della Sera. Vide così in prima persona i tragici momenti che segnarono la fine delle aspirazioni democratiche del popolo cecoslovacco e del sogno di un "socialismo dal volto umano" portato avanti da Alexander Dubcek. Nel libro Bettiza racconta anche di come il Pci, dopo le prime timide prese di distanza, si riallineò immediatamente alla politica dell'Unione Sovietica. La Primavera di Praga non fu l'altra faccia di una stessa medaglia: Sessantotto cecoslovacco e Sessantotto italiano sono radicalmente contrapposti...

Data: 09/06/2008
Autore: Ugo Finetti

freemason.jpgSe le parole "laicità", "democrazia" e "libertà" vengono applicate a situazioni storiche ove esse stesse sono clamorosamente negate dai fatti, allora queste parole risuonano paurosamente vuote e sorge il sospetto che esse siano la splendida facciata di cartapesta, che occulta un mondo di rovine...

Data: 08/06/2008
Autore: Stefano Maria Chiari

theodor_elmar_mader.jpgTutti riconoscono a prima vista il Corpo delle Guardie Svizzere Pontificie, in pochi però sono a conoscenza del ruolo effettivo che esse svolgono presidiando gli ingressi della Città del Vaticano, notte e giorno, e occupandosi della protezione e della sicurezza del Papa e della sua casa.
Intervistato dall'Osservatore Romano, il comandante in carica, colonnello Theodor Elmar Mäder, racconta come si svolge la giornata tipo di una Guardia Svizzera Pontificia e ci fa conoscere un po' più da vicino questi speciali collaboratori del Successore di Pietro...

Data: 06/06/2008
Autore: Nicola Gori

donoso_cortes.jpgJuan Donoso Cortés è un autore ancora poco conosciuto in Italia. In seguito alla rivoluzione europea del 1848 Donoso Cortés abbraccia il pensiero cattolico contro-rivoluzionario, di cui può essere considerato oggi uno dei principali esponenti. "La mia conversione ai buoni principi - scrive il 24 maggio 1849 al conte di Montalambert - si deve, in primo luogo, alla misericordia divina e poi allo studio profondo delle rivoluzioni". Superiore, e di molto, alle menti più acute del suo tempo, sia cattoliche che laiche, può essere paragonato a calibri come Toqueville e De Maistre. Con, in più, una stupefacente capacità di analisi e di previsioni che sfiorò la chiaroveggenza. Egli previde il matrimonio della Russia col socialismo (Donoso morì nel 1853). Intuì l'avvento del globalismo, della tecnocrazia; addirittura della guerra civile spagnola. E fu lui a organizzare in stringati sillogismi le idee portanti del Sillabo.

Presentiamo l'articolo "Non c'è ordine fuori della legge naturale" del prof. Roberto de Mattei con il quale viene presentata la pubblicazione delle Lezioni di diritto politico del grande pensatore cattolico spagnolo.

Data: 06/06/2008
Autore: Roberto de Mattei

no_to_lisbon.jpgSi acuiscono, in seno alla lobby degli oligarchi europei, i timori che al referendum sul Trattato di Lisbona del 12 giugno gli irlandesi voteranno "No". I sondaggi danno al "Sì" ancora un vantaggio, ma i "No" sono aumentati di 5 punti rispetto ai 3 punti del "Sì", mentre gli indecisi sono ancora molti. Intanto l'influente organizzazione irlandese dei coltivatori diretti ha emesso il 27 maggio una dichiarazione che elenca i "10 motivi" per cui gli agricoltori voteranno "No". Viene particolarmente criticata la politica della Commissione della Ue, che comporta tra l'altro "l'abolizione della Politica Agricola Comunitaria" e "conduce alla distruzione del modello dell'agricoltura europea che si fonda sulla azienda a conduzione familiare". Il 31 maggio si è schierato per il "No" anche il più grande sindacato industriale, il SIFTU.
Se gli irlandesi bocceranno il Trattato di Lisbona, colerà a picco il progetto di imporre un governo europeo sovrannazionale con poteri semidittatoriali. E questo - detto francamente - ce lo auguriamo vivamente.

Proponiamo, intanto, un'interessante riflessione di Paolo Deotto. L'Autore mette in evidenza - alla luce delle premesse del recente passato - i rischi che si potrebbero correre qualora il Trattato di Lisbona venisse ratificato...


[Paolo Deotto, laureato in Giurisprudenza all'Università Cattolica di Milano, da diversi anni si occupa di studi storici, in particolare sul Novecento, come libero ricercatore. E' tra i fondatori della prima rivista storica on line, "Storia in Network", e attualmente collabora col sito di Storia Libera. Pubblica anche sul sito dell' Istituto Storico per l'Insorgenza e l'Identità Nazionale e sulle riviste Nova Historica e Radici Cristiane]

Data: 04/06/2008
Autore: Paolo Deotto

francois_fejto.jpgScomparso ieri a Parigi lo storico, politologo e giornalista François Fejtö lo studioso franco-ungherese perseguitato sia dai nazisti che dai comunisti. Nei suoi studi si è occupato soprattutto della storia dell'Europa dell'Est, dei regimi comunisti e dell'impero austro-ungarico.

Pubblichiamo un breve dossier su questo importante storico.

Data: 03/06/2008
Autore: AAVV

giuliano_amato.jpgÈ impressionante constatare come del Trattato di Lisbona (noto anche come "Trattato di riforma"), che potrebbe entrare in vigore con il 1º gennaio 2009 e determinare così la vita dei cittadini di 27 Paesi europei, ben pochi ne sappiano qualcosa e ne conoscano i possibili rischi. Il pericolo paventato da alcuni - e non senza ragione - è che il Trattato di Lisbona possa trasformare l'Ue in una dittatura oligarchica. Esagerazione?...

Offriamo un primo contributo per vederci più chiaro su questo importante argomento.

[nella foto: Giuliano Amato, che ha presieduto il "Gruppo Amato", ufficialmente chiamato "Comitato d'azione per la democrazia europea" (Action Committee for European Democracy, ACED), che ha avuto il mandato (non ufficiale) di prospettare una riscrittura della Costituzione europea, dalla quale è nato il Trattato di Lisbona]

Data: 02/06/2008
Autore: AAVV

card_arinze.jpgLa Sacra Liturgia celebra la Divina Misericordia: questo il tema al centro della riflessione proposta all'ultimo Congresso Mondiale sulla Divina Misericordia dal cardinale Francis Arinze, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Il mistero profondo e confortante della Misericordia di Dio permea, infatti, il culto pubblico della Chiesa: la liturgia celebra, pagina dopo pagina, le meraviglie dell'amore divino che si rivela in particolare come Misericordia.
Riportiamo di seguito ampi stralci della riflessione proposta dal card Arinze.

Data: 31/05/2008
Autore: Card. Francis Arinze

copertina_sermonti.jpgEsce oggi per Lindau "Una scienza senz'anima" di Giuseppe Sermonti (pp. 160, euro 14,5).
Sermonti (1925), genetista dal 1950 presso l'Istituto Superiore di Sanità di Roma, ha fondato la genetica dei microrganismi produttori di antibiotici. Nel 1964 vince una cattedra di Genetica e nel 1970-71 presiede l'Associazione Genetica Italiana. Nel 1980 è eletto alla vicepresidenza del XIV Congresso Internazionale di Genetica a Mosca. Lo stesso anno è chiamato alla direzione della «Rivista di Biologia» (fondata nel 1919). In quel periodo inizia la sua critica allo Scientismo e all'Evoluzionismo darwiniano, che lo isola dall'establishment accademico. Nel 1982 l'Accademia Pontificia lo invita a partecipare a un gruppo di lavoro sull'Evoluzione dei Primati. Nel 1986 è tra i fondatori, a Osaka, del gruppo degli Strutturalisti dinamici, di cui la «Rivista di Biologia» diviene l'organo. Alla ricerca dei significati non utilitaristi della scienza, indaga e scopre leggi naturali e tecniche chimiche nelle fiabe del focolare. Scrive e rappresenta drammi sui protagonisti della scienza. Nel 2004 riceve il Premio per la Cultura della Vicepresidenza del Consiglio, per le sue ricerche e critiche scientifiche. Nel nuovo saggio del professore si trova una critica radicale alle formule degli studiosi: «Non rispondono alle domande fondamentali dell'esistenza». L'autore di queste pagine ribalta molte delle affermazioni correnti sulla fede, la scienza e la tecnica. La fede, innanzitutto, non è un'invenzione umana: è vero il contrario, l'uomo è una creatura della fede. La scienza, invece, è un prodotto dell'uomo. «L'aspirazione verso la verità e la comprensione - ha scritto Albert Einstein - sorge dalla sfera della religione». La tecnica, poi, è stata rappresentata come il  frutto dell'albero della scienza. Anche in questo caso è vero il contrario: la scienza è una teoria sulle ragioni che fanno funzionare la tecnica. La locomotiva è nata prima della termodinamica, i vaccini prima dell'immunologia, l'allevamento equino prima della teoria dell'evoluzione. Come ha ammesso Francis Bacon: «A dire il vero, col sorgere della scienza esatta, la scoperta delle cose utili cessò». In uno slancio di concretezza, la scienza moderna ha smarrito l'anima e scoperto il cervello. Si accinge ora a decifrare il destino, nostro e della specie, negli oscuri meandri del DNA.

Ci si augura che, al di là delle elaborazioni dei bio-tecnologi, essa non rifiuti l'eterno profumo di mistero e di incanto che emana dalla natura, e seguiti a provare un'accorata nostalgia dell'anima.

Data: 30/05/2008
Autore: Giovanni Sallusti

p_kolbe.jpgIl presente studio nella sezione Kolbiana della rivista «Immaculata Mediatrix» introduce alla conoscenza della tematica, tanto ardua quanto scottante, della Massoneria, secondo il pensiero di san Massimiliano Maria Kolbe, il martire che venne indicato da Giovanni Paolo II come il "Patrono del nostro difficlle secolo".

San Massimiliano Kolbe, richiamandosi biblicamente al «serpente» del Genesi (3,15) e al «drago» dell'Apocalisse (12,2), afferma ripetutamente che il pericolo più terribile e più nefasto per la fede è sicuramente la Massoneria. Scrive egli infatti: «La Massoneria è senza dubbio il capo del serpente infernale. Non dico i massoni, perché sono persone infelici, ma le loro finalità, la loro organizzazione rivolta contro Dio e contro la felicità delle anime» (Massimiliano Kolbe, Scritti, Roma 1997, p. 1839). Esemplarmente, san Massimiliano mette anzitutto al sicuro quella carità che lo preoccupa primariamente per la salvezza dei massoni, poveri erranti, «persone infelici»; nello stesso tempo, però, vuole colpire l'errore, o meglio, la somma degli errori che costituiscono la Massoneria, questa organizzazione vasta e potente, che estende i suoi seducenti e mortiferi tentacoli su tutto il pianeta-terra, a livello di economia e di politica, di filosofia e di sociologia. È per tutto questo, infatti, che la Massoneria veniva chiamata «Sinagoga di satana» dal Sommo Pontefice, il Beato Pio IX, e i membri della Massoneria venivano chiamati dallo stesso Albert Lantoine (33° della Gran Loggia di Francia) «Serviteurs de Satan», a servizio attivo in quella che dal padre Giovanni Caprile veniva chiamata «Città di Satana», in contrapposizione evidente all'agostiniana «Città di Dio».

Lo storico francescano padre Paolo Siano, giovane ma colto e agguerrito studioso in materia, con questo articolo vuole appunto introdurci nel mondo della Massoneria per conoscerne la storia e i contenuti di pensiero, così da facilitare l'azione apostolica della salvezza dei massoni, «attraverso l'Immacolata», secondo il progetto apostolico di san Massimiliano Maria Kolbe, il quale era ben convinto che l'Immacolata «non distrugge gli eretici, poiché li ama, desidera la loro conversione; e appunto per l'amore che nutre nei loro confronti, Ella li libera dalle eresie, distrugge in essi le opinioni e convinzioni erronee» (op. cit., p. 2032).

Data: 29/05/2008
Autore: p. Paolo M. Siano FI

mons_landucci.jpg22 anni fa moriva a Roma, il 28 maggio 1986, mons. Pier Carlo Landucci, sacerdote di grande sapienza e profonda umiltà, che si dedicò alla cura delle anime e alla formazione spirituale dei giovani sacerdoti. Avvolto da umiltà e serenità, fu strumento della Divina misericordia per tante anime. Mons. Landucci fu anche scrittore di opere di notevole valore, in un tempo che appariva sconvolto da sbandamenti dottrinali e disciplinari. È impossibile seguire tutti gli argomenti da lui affrontati in campo dottrinale e pastorale, perché non c'è tema su cui, nei libri e negli articoli su riviste, non abbia portato la luce della Verità andando spesso contro-corrente, convinto che "la sapienza cristiana non consiste nel nuovo che cambia, ma nel Vero che resta , quel vero che la Chiesa da sempre ripete alle anime". Durante il Concilio Vaticano II, mons. Pier Carlo Landucci venne scelto come "perito". Quante sofferenze interiori e quante lacrime gli sia costato il suo orientamento teologico e ascetico, è facile immaginarlo. "In ogni momento - scriveva il card. Palazzini - dimostrò di conoscere l'angoscia e le povere esaltazioni di chi credeva che la Chiesa avesse inizio solo con il Concilio Vaticano II; le incertezze profonde fino allo smarrimento di chi, non solido nella teologia e non fermo nella preghiera, si sentiva stordito nel travaglio di tesi contrapposte. Medicò più di una di queste anime, assisté pazientemente anime turbate; riprese anche energicamente con l'energia cristiana dell'amore. E non fu mai tra gli equilibristi della teologia, i "prudentiores" a loro dire, che si barcamenano tra ideologie opposte. La Verità è una sola. Mons. Landucci prese posizione e con quella sua logica stringente andava fino in fondo. Era difficile controbatterlo, perciò si preferiva farlo tacere". Nei suoi articoli di critica denunciava i rischi e gli errori della moderna teologia, attaccando apertamente anche coloro che erano ritenuti "i luminari intoccabili", come ad esempio Karl Rahner. Così, con questo stile, senza mai cercare la sua gloria, ma solo difendendo la Verità della fede e la santità delle anime, ha proceduto sino all'ultimo. La mattina del 28 maggio 1986, preparato da una vita di santità, andò incontro a Dio, lasciando scritto nel suo breve ma intenso testamento: "Accetto e offro il dono della morte, in spirito di riparazione per me e di propiziazione per il Papa, la Chiesa e le anime". Il Santo Padre Giovanni Paolo II, informato e vivamente commosso di questa offerta per lui, con lettera dell'11 novembre 1986, lo definì "degno prelato" e "generoso ministro del Signore".

Il 17 marzo 2004 il cardinal Camillo Ruini ha avviato la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio monsignor Pier Carlo Landucci. Il prossimo 4 giugno 2008, alle ore 12 presso la Sala della Conciliazione del Vicariato di Roma, il cardinale vicario Camillo Ruini, alla presenza di altri eminentissimi cardinali, di vescovi, parroci, sacerdoti e laici, concluderà l'inchiesta diocesana e quindi la causa passerà presso la Congregazione delle Cause dei Santi, per il proseguo dell'«iter».

Presentiamo un breve profilo biografico scritto da Vittorio Capuzza, Vice Postulatore della Causa di beatificazione di mons. Pier Carlo Landucci.

Data: 28/05/2008
Autore: Vittorio Capuzza

guareschi_nel_lager_1.jpgEsce "Il Grande diario" (Rizzoli, pp. 562, euro 22) di Giovannino Guareschi, con la prefazione di Giampaolo Pansa. Si tratta di un "giornale di bordo" del lager: vicende senza fantasia, senza invenzione. È un testo a lungo dato per perduto, che Giovannino Guareschi elaborò al suo ritorno dalla prigionia. Il libro riunisce anche testimonianze inedite sui campi di concentramento tedeschi, che l'autore stesso raccolse subito dopo la fine della guerra dalla viva voce dei sopravvissuti. Il 30 maggio a Cremona (ore 20,30 Palazzo Cittanova), nell'ambito del Festival del racconto, "Il Grande diario" sarà presentato al pubblico da Alberto Guareschi, Giampaolo Pansa e Guido Conti, ma già da mercoledì 28 maggio arriverà sugli scaffali delle librerie. E sarà l'evento letterario del centenario guareschiano, sarà il libro più importante nell'opera di Guareschi, completando così il "Diario clandestino"...

Data: 27/05/2008
Autore: Egidio Bandini

p_zarytsky.jpgCi sono innumerevoli martiri che non hanno mai scritto un'autobiografia o un'opera spirituale e che, nonostante la loro fruttuosa attività pastorale, in un certo senso restano nascosti. Di questo gruppo fa parte P. Alessio Zarytsky. Sotto il governo di Stalin, egli pagò la sua fedeltà al Papa con la persecuzione e la deportazione nel lontano Kazakistan. Quando non soffrì in un campo di lavoro o in prigione, trascorse instancabilmente i suoi anni di sacerdozio operando in segreto e sempre in pericolo di vita. Un altro luminoso esempio di sacerdote innamorato di Cristo e della sua Chiesa.

Nel settembre 2001, tre mesi dopo la beatificazione di P. Zarytsky, Giovanni Paolo II si trovava in Kazakistan in viaggio pastorale. Nel suo Discorso ad Astana disse: "La Chiesa Cattolica qui è soltanto una piccola pianta, ma piena di speranza... I lunghi anni della dittatura comunista, durante i quali molti fedeli sono stati deportati nei gulag qui eretti, hanno provocato sofferenze e pianti. Quanti sacerdoti, religiosi e laici hanno pagato la loro fedeltà a Cristo con inaudute sofferenze e anche con il sacrificio della loro vita!
Il Signore ha esaudito la preghiera di questi martiri, il cui sangue ha permeato le zolle di questo paese. Il sangue dei cristiani è stato il nuovo seme, dal quale sono nate le vostre comunità cristiane che ora guardano con fiducia al futuro".
Sì, la terra del Kazakistan è bagnata del sangue dei martiri perseguitati dal regime comunista per la loro fedeltà a Cristo: martiri conosciuti o sconosciuti dei vasti gulag negli Urali, in Siberia e soprattutto in Kazakistan, che giacciono in fosse comuni non segnalate, disperse nella steppa.

Due testimoni che, anche se in modi differenti, hanno conosciuto P. Alessio Zarytsky ci parlano di lui. 

Data: 26/05/2008

chiesa_villanova_distrutta.jpgDal 7 al 14 giugno del 1914 l'Italia fu attraversata da un impetuoso vento rivoluzionario che dette origine a quella che fu chiamata la "Settimana Rossa". Socialisti, repubblicani, anarchici, sindacalisti rivoluzionari, indissero delle manifestazioni antimilitariste per il 7 giugno, festa dello Statuto. Ad Ancona, negli scontri con i carabinieri, tre giovani manifestanti rimasero uccisi. Fu la scintilla che appiccò il fuoco della rivolta. In molte città e paesi, dal Nord al Sud d'Italia, avvennero manifestazioni e scontri violenti. In Romagna la sommossa assunse anche un aspetto marcatamente anticlericale. Furono distrutti simboli religiosi, assaltate e date alle fiamme le chiese, si giunse perfino a profanare il Santissimo Sacramento. Nella Bassa Romagna a Villanova di Bagnacavallo, vicino a Ravenna, la sommossa durò due giorni, il 14 ed il 15 giugno. Il primo giorno vennero bruciate la sede monarchica, la chiesa e la casa dell'arciprete don Claudio Guerra, costretto a una fuga rocambolesca in mezzo ai campi; il secondo giorno furono compiuti atti profanatori e i manifestanti infierirono sulle cose sacre. Fu proprio qui, a Villanova, che in quei giorni la giovane rivoluzionaria, Giacomina, profanò orribilmente l'Eucaristia, sfidando sprezzantemente Dio e sperimentandone poi la sua "divina e terribile vendetta"...

(foto: la chiesa di Villanova di Bagnacavallo completamente devastata dopo i disordini della "Settimana Rossa". In piedi all'altare il futuro arciprete, don Angelo Mazzanti)

Data: 24/05/2008
Autore: Marina Corradi

marcellino1.jpgNel famoso film di Ladislao Vajda "Marcellino pane e vino" vi è una scena particolarmente emozionante in cui Gesù, il Crocifisso posto in soffitta e divenuto di carne, pone una domanda decisiva a Marcellino: "Sai dunque chi sono?". E il piccolo bambino con uno sguardo dolce e luminoso risponde: "Sì. Tu sei Dio!". In questa scena viene riprodotto simbolicamente l'annuncio della Buona Notizia che la Chiesa, con il candore e lo stupore di un bambino, compie da duemila anni, ripetendo all'umanità - e lo farà sino alla fine del mondo - che Gesù è Dio.

Per l'islam, invece, Gesù è il quinto grande profeta che ha avuto il merito di annunciare l'universalità del messaggio rivelato da Dio; furono i suoi seguaci - i cristiani - che sbagliarono, perché, invece di fare attenzione al messaggio, «hanno cominciato ad adorare il messaggero», ricadendo nell'idolatria. Questa posizione islamica è condivisa dall'ebraismo ed è curiosamente identica a quella tenuta oggi da molti studiosi delle origini cristiane. Anche costoro infatti affermano che Gesù non fu che un profeta ebreo, la sua divinizzazione fu opera dei suoi seguaci di origine ellenica, i quali operarono la mitizzazione di Gesù. Mito dunque, mentre per l'islam e per l'ebraismo - lo ricordiamo - la proclamazione della divinità di Gesù è una terribile bestemmia.

A queste convinzioni, che riguardano il punto centrale della fede cristiana, risponde il libro Gesù di Nazaret di Benedetto XVI. In esso il Santo Padre, con il suo stile mite ma rigoroso, desidera dimostrare che tra il "Gesù della storia" e il "Cristo della fede" vi è piena identità. Sì, il personaggio storico Gesù di Nazaret, nato da Maria Vergine, è veramente Dio. Questa è la verità dirompente che fa di Gesù "il centro della storia" e "il segno di contraddizione" di generazione in generazione.

Riportiamo integralmente il recente articolo "L'esegesi contemporanea e la divinità di Gesù" del padre gesuita Enrico Cattaneo apparso sulla rivista "La Civiltà Cattolica".

Data: 22/05/2008
Autore: Enrico Cattaneo S.I.

lady_of_she_shan.jpgBenedetto XVI nella Lettera ai cattolici cinesi del 27 maggio 2007 ha proclamato il 24 maggio, festa della B. V. Maria Aiuto dei Cristiani venerata nel Santuario nazionale cinese di Sheshan, Giornata Mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina. I cattolici di tutto il mondo sono invitati ad elevare le loro preghiere a Dio e alla sua Santa Madre chiedendo l'unità per la martoriata Chiesa in Cina e il bene per la nazione intera. Il governo comunista e l'Associazione Patriottica non vedono però di buon occhio questa iniziativa, tanto che hanno ingaggiato una guerra sottile contro il pellegrinaggio alla Madonna di Sheshan, visitato soprattutto nel mese di maggio. Forse, però, non hanno fatto i conti con Colei che è la Madre di Dio e nelle cui mani, come spiega il card. Zen, sta il futuro della Chiesa in Cina e di tutta la nazione cinese.

Riportiamo il commento del card. Joseph Zen a questa iniziativa lanciata dal Benedetto XVI e il testo della preghiera alla Madonna di Sheshan composta dal Santo Padre.

Data: 22/05/2008
Autore: AAVV

mecca2.jpgLa voce lo colpisce all'improvviso. Nella grotta sul monte Hira, vicino alla città santa della Mecca, un uomo di quarant'anni sente la parola dell'angelo Gabriele. Il Corano è così "disceso dal Cielo", facendo Maometto (Muhammad) Profeta di Allah. Per un periodo che va dal 610 fino alla sua morte nel 632 si compì quella che i musulmani considerano la rivelazione divina definitiva. Il Corano dunque nacque "a voce" e per essere imparato a memoria. Soltanto alcuni decenni dopo la morte del Profeta i califfi fecero fissare per scritto il testo tramandato.

Il Corano è innanzitutto uno scandalo: lo scandalo di un "Nuovissimo Testamento" che dichiara superato il Nuovo Testamento cristiano. Mentre i credenti in Gesù erano certi che con Lui fosse terminata la Rivelazione divina cominciata con Abramo e Mosè, ecco sorgere una religione che non solo toglie a Gesù il suo carattere divino, ma Lo relega alla condizione di penultimo profeta, di annunciatore di una parte ma non di tutta la volontà divina, completata solo nelle parole fatteci giungere attraverso l'ultimo e definitivo dei rivelatori, Maometto (Muhammad). Con lui i cristiani sono ridotti a gente da compatire perché avanzata sì dall'Antico al Nuovo Testamento ma fermatasi lì, senza passare al Corano...

Vediamo allora sinteticamente ciò che di Maometto, il grande Profeta, non si dice.

Data: 20/05/2008

zapatero.jpgPer gli zingari - e non solo - siamo il Paese della cuccagna. Ma secondo gli zapateristi (ve li raccomandiamo!) l'Italia è il paese razzista xenofobo. Alle "cannonate" della Spagna, scatenate dalle nuove regole sull'immigrazione che il Governo italiano sta preparando, adesso si aggiungono anche quelle dell'Unione Europea. A Strasburgo, il Parlamento Europeo ha approvato con 106 voti favorevoli e 100 contrari, la richiesta del Pse di tenere un dibattito sulla situazione dei Rom in Italia. L'idea di mettere sotto processo il Belpaese è venuta al capogruppo socialista Martin Schulz, vecchio nemico berlusconiano cui il Cavaliere, proprio al Parlamento Europeo, diede del «Kapò». Le parole di Schulz, che ha anche invitato la Commissione europea a intervenire sui fatti di casa nostra, già lasciano intendere che si tratterà di un vero processo all'Italia.
La questione dei Rom in Italia rimane questione urgente da trattare e possibilmente risolvere, ma gli "zapateriani" iberici ed europei sono molto più pericolosi...

(nella foto: quando Zapatero è ispirato...)

Data: 20/05/2008
Autore: AAVV

marta_vincenzi_1.jpgIl sindaco diessino di Genova, Marta Vincenzi, dando il benvenuto al Papa durante la visita all'ospedale pediatrico Gaslini di Genova, ha sfidato Benedetto XVI sul relativismo. Non si è infatti limitata a rivendicare la laicità delle istituzioni, ma ha affermato che l'etica nasce con la situazione data, contestando di fatto l'universalità di quei «valori non negoziabili» a cui spesso il Pontefice fa riferimento. Mai nessun politico è stato così duro col Pontefice. L'ufficio stampa del Comune ha poi diffuso una nota esplicativa, tesa a smorzare i toni e l'indiscutibile portata dell'intervento.

Prima di ricevere il Papa, il sindaco aveva anche spiegato ai giornalisti la sua presenza ad una presidio di donne a Sestri Ponente in difesa della legge 194, organizzato da ''Usciamo dal silenziò", il movimento in difesa della legge sull'interruzione di gravidanza: «Difendo la laicità dello Stato. Nel dibattito sulla 194 mi schiero tra coloro che pensano che questa sia una buona legge». "Considero la visita del Papa - ha proseguito il sindaco - un'occasione straordinaria per la nostra città e per poter dire, e il mio gesto va un po' anche in questa direzione, quanto sia importante che la Chiesa parli nel dibattito politico e collettivo, ma quanto sia altrettanto importante che i politici assumano le loro decisioni senza fare riferimento a quello che dice la Chiesa".

Data: 19/05/2008

barankitse1.jpgA colloquio con la burundese Marguerite Barankitse.
Oggi è conosciuta nel mondo come "l'Angelo del Burundi" o "la Madre di diecimila figli". Maggy, donna indomabile e coraggiosa, nell'ottobre 1993 ha vissuto il massacro avvenuto presso il vescovado di Ruyigi, durante il quale è riuscita a salvare venticinque bambini Hutu e Tutsi. In un mese erano già più di duecento. Tutti feriti, violentati, traumatizzati. Per questi piccoli senza più genitori e per tantissimi altri che poi seguiranno, decide di fondare una casa di accoglienza che i suoi molti "ospiti" chiameranno "Maison Shalom", cioè la casa della pace, rifiutando il termine di orfanotrofio...

Data: 18/05/2008
Autore: Pierluigi Natalia