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Venerdì, 4 Luglio 2008
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Osservatorio

Adelaide, la "piccola martire"

Data:
29 Aprile 2008

adelaide_1.jpgSiamo nell'imminenza dell'uscita nelle sale cinematografiche del film storico religioso "Ghiaie", sulle presunte apparizioni della Madonna alla piccola bambina Adelaide Roncalli, avvenute in terra bergamasca per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio 1944.

La Madonna aveva predetto ad Adelaide: "Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso". "In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire...". Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni. Il 12 luglio 1946, smentì la ritrattazione che le era stata dettata, riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, ma purtroppo non ebbe l'esito sperato poiché il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo mons. Bernareggi emise il Decreto di "non consta", proibendo "ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate".

Ricordando il 60º anniversario della pubblicazione del Decreto del vescovo di Bergamo, ne pubblichiamo il testo originale e la sua spiegazione-commento, redatta pochi mesi dopo la sua promulgazione da un noto canonista dell'epoca, mons. B. Verzaroli, bergamasco e professore alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Il commento fu inviato al Prevosto delle Ghiaie di Bonate, don Cesare Vitali. Si tratta di un testo che chiarisce il senso e i limiti del decreto.

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Il Decreto vescovile

"Adriano Bernareggi, Prelato domestico di Sua Santità, Assistente al Soglio Pontificio, e Conte, per grazia di Dio e della Santa Sede Apostolica, Vescovo di Bergamo - avendo preso in attento esame gli studi diligenti e ponderati compiuti dalla Commissione teologica nominata con Decreto vescovile in data 28 ottobre 1944 per l'esame delle apparizioni e rivelazioni della Madonna alla bambina Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate, nel maggio 1944; e tenendo presenti le conclusioni a cui la stessa Commissione è pervenuta dopo aver sottoposto a minuziosa indagine i fatti e le varie circostanze concernenti le asserite apparizioni e rivelazioni,

col presente atto dichiariamo:

1) Non consta della realtà delle apparizioni e rivelazioni della B. Vergine ad Adelaide Roncalli a Ghiaie di Bonate nel maggio dell'anno 1944.

2) Con questo non intendiamo escludere che la Madonna, fiduciosamente invocata da quanti in buona fede la ritenevano apparsa a Ghiaie, possa avere concesso grazie speciali e non ordinarie guarigioni, premiando in tal modo la loro devozione verso di Lei.

3) In virtu' del presente Atto, ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate, a norma delle leggi canoniche resta proibita.

Bergamo, 30 aprile 1948

Adriano Bernareggi vescovo di Bergamo".

 

*****

Commento e spiegazione del Decreto del 30 aprile 1948 di S.E. Mons. Adriano Bernareggi, Vescovo di Bergamo, redatto dal canonista prof. mons. B. Terzaroli ed inviato al Prevosto delle Ghiaie di Bonate, don Cesare Vitali.

 

Roma, 9 Novembre 1948

Carissimo Prevosto,

Ho ricevuto a mezzo di fra Ilarino il decreto di S. Ecc. il Vescovo di Bergamo relativo ai fatti di Ghiaie, che nel maggio 1944 hanno commosso e sbalordito credenti e miscredenti. Mentre Vi ringrazio, desidero esprimervi, senza pretesa alcuna, il mio debole parere.

Anzitutto un'osservazione preliminare. A Bergamo, alcuni, specialmente sacerdoti, non si sono, a mio avviso, diportati troppo bene. Quando si sparge la voce di apparizione della Beata Vergine, il giudizio spetta solo all'Autorità Ecclesiastica, perciò fedeli e sacerdoti devono aspettare con pazienza e fiducia, come stiamo facendo noi a Roma, tale verdetto. Volersi dichiarare, con spregiudicata sicurezza e quasi con prepotenza, in anticipo, significa mancanza di fiducia nella stessa autorità, mancanza quanto mai contraria alla disciplina ecclesiastica e detestabile in tutti, specialmente poi in un sacerdote, che invece di precedere coll'esempio, finisce ad essere pietra d'inciampo. Non nego che si possa portare il proprio contributo, deponendo in favore od in contrario secondo il caso, presso la Commissione d'inchiesta, qualora si credesse di veder bene le cose, si fosse sicuri che non parla né l'interesse, né la passione, ma sempre sottoponendo il proprio giudizio all'Autorità. A Bergamo si è voluto combatter subito e leggermente l'apparizione da parte di taluni, che, oltre alla meraviglia suscitata tra i fedeli, fanno perfino l'impressione dolorosa di veder con dispiacere una possibile manifestazione della Vergine nella nostra Diocesi.

Quando si parla di apparizioni è necessario ben ponderare la cosa, andare coi piedi di piombo, senza però escluderne la possibilità. Chi ama la Madonna desidera anzi che tali manifestazioni siano reali e si possano provare, nel frattempo aspetta, in silenzio e preghiera, il verdetto dell'Autorità, pronto ad accettarlo qualunque sia. Noi sappiamo che la Madonna, nella sua materna bontà, non dimentica i suoi figli, per quanto degeneri e, non di rado, specialmente in circostanze difficili e pericolose, viene essa stessa a richiamarli, confortarli, consigliarli, promettere la sua potente assistenza. Se ciò fosse avvenuto a Ghiaie non dovrebbe esultare la Diocesi, l'Italia, il mondo intero? La Madonna non viene solo per una persona o per un misero lembo di terra, ma per il bene di tutti. Come dobbiamo comportarci di fronte alle apparizioni di Ghiaie? Prendiamo il decreto e analizziamolo.

Il Vescovo anzitutto ha detto: Non consta della realtà delle apparizioni a Ghiaie... Va bene. Il Vescovo parla nel suo campo, con quella competenza, che si conviene alla sua autorità e nessuno, eccettuata la Santa Sede, può legittimamente intaccare il suo verdetto, anche se non gode dell'infallibilità. Si noti però la differenza che vige fra le tre seguenti espressioni Non consta della realtà... Consta della non realtà... Consta della realtà... La terza è affermativa, riconosce ufficialmente la solidità degli argomenti in favore e permette, come conseguenza, il culto pubblico. La seconda pure affermativa, riconosce ufficialmente che gli argomenti non hanno alcun valore, perché basati su illusioni e qualche cosa di peggio e conseguentemente proibisce non solo il culto pubblico, ma anche il privato e persuade chi ne fosse convinto ad uniformare il proprio giudizio a quello dell'Autorità.

La prima, invece è negativa; non riconosce, hic et nunc, sufficiente valore per una dichiarazione ufficiale in favore dell'apparizione agli argomenti portati e discussi, senza negare che ne possano già esistere o seguire di quelli che sono più probativi, indirettamente però ritiene che anche le prove recate e discusse siano tuttaltro che disprezzabili, altrimenti si avrebbe usato la seconda formula. Lascia quindi ufficialmente aperta la via alla riassunzione della pratica in un tempo più o meno prossimo. In altre parole, l'Autorità nega che ora consti ufficialmente, essendo il decreto un Atto ufficiale, ma non afferma né nega che possa constare privatamente per il momento e anche ufficialmente in seguito.

Lascia quindi una libertà, di cui sarà necessario usare con moderazione perché non avvengano abusi, scandali, disobbedienze, ma teoreticamente la libertà è innegabile, perché la libertà si limita solo per mezzo di una legge. Per quanto riguarda la convinzione ed il culto privati non c'è legge di sorta, non avendo il decreto nessun accenno in proposito, quindi unusquisque prudentemente abundat in sensu suo. (Tutti, prudentemente, accolgano con generosità...).

Tirando le conclusioni affermiamo che, anche qualora la Madonna fosse veramente apparsa a Ghiaie, per ora, in forza del decreto, ufficialmente non si può tenere, né pubblicamente venerare come tale, privatamente e coi debiti riguardi, chiunque può crederVi, se ha sufficienti ragioni e può anche, con retta intenzione recarsi sul luogo delle apparizioni a pregare privatamente e a far atto di omaggio alla Vergine.

La prima espressione si può usare anche nel caso che gli argomenti abbiano un valore grandissimo, siano tali da sfatare ogni ragionevole dubbio in contrario, ma, dato certe circostanze speciali, in quel dato tempo, l'Autorità non crede opportuna una dichiarazione ufficiale. Le conseguenze sono sempre quelle, alle quali abbiamo sopra accennato.

Non sta a noi ad indicare il movente del Vescovo, però ci si permetta di osservare: È opportuno a soli quattro anni di distanza, anche qualora ci siano argomenti validi, dichiarare ufficialmente la realtà delle apparizioni di Ghiaie in quest'atmosfera d'incredulità e di scherno da parte dei cattivi e di ostilità dichiarata anche da parte di molti buoni? Tale dichiarazione sarebbe forse troppo prematura anche qualora le cose fossero molto più lisce. Si pensi inoltre alle condizioni in cui si venne a trovare il Vescovo stesso, prima informato favorevolmente e con una sicurezza sbalorditiva dal prof. Cortesi, che, pare, avesse ricevuto l'incarico almeno ufficioso di occuparsi dei fatti, poi, tutto ad un tratto, messo di fronte ad una recisa ritrattazione nonchè ad una spietata ostilità proprio da parte di colui che era stato pars magna ed il più ardente assertore delle apparizioni fino a scrivere un volume in favore, a far dipingere la Vergine apparsa e a far erigere un'edicola sul posto dell'avvenimento. La veggente avrebbe pure smentito alcune sue precedenti deposizioni in favore. E in questo stato d'animo, quantunque alquanto mitigato dal tempo, si trova quasi o senza quasi (almeno come intesi a Bergamo) costretto a pronunciarsi dall'ostinata e continua pressione dei contrari. La parola del Vescovo doveva necessariamente essere di equanimità, di calma e di tranquillità. Egli ha creduto di poter raggiungere il nobile scopo con la formula che conosciamo. Ce ne guarderemo bene dal criticarlo, mace ne guarderemo bene anche dall'interpretarla cervelloticamente come sembrano aver fatto taluni, che pretendono vedervi una definitiva presa di posizione recisamente contraria alle apparizioni. L'ermeneutica ha le sue regole che devono applicarsi: la logica non consente di tirare conclusioni, che non siano contenute nelle premesse e di creare un pericolo, sia pur lontano, di far sospettare nel decreto errori, disposizioni che il Vescovo deve respingere, come ha sempre respinto.

S. Ecc. riconosce, per esempio, che la Madonna abbia operato grazie speciali e guarigioni non ordinarie, come premio della devozione in favore di persone che, in buona fede, La ritenevano e quindi La invocavano apparsa. L'espressione sembra di color oscuro. Vediamo se è possibile chiarirla alquanto. Io sono d'avviso, salvo miglior giudizio, che il Vescovo, in modo molto laconico, abbia inteso fare una specie di parallelismo, che più verbosamente potrebbe esprimersi così: come quando si tratta di concedere il culto pubblico ad un servo di Dio, dichiarandolo Beato, si ricorre ai miracoli, ma questi non bastano, perché prima si devono provare le virtù in grado eroico, così per dimostrare la realtà delle apparizioni e concedere il culto pubblico alla Madonna come apparsa alle Ghiaie, prima è necessario ricorrere agli argomenti diretti poi, a conferma, si aggiungeranno le grazie speciali e le non ordinarie guarigioni. Questa interpretazione mi pare la migliore se non l'unica, perché non possiamo assolutamente credere che il Vescovo abbia voluto ufficialmente supporre nella Madonna l'intenzione di premiare solo la devozione e di escludere ogni conferma, sia pur indiretta, delle sue apparizioni, perché le intenzioni, se non sono almeno equivalentemente espresse, non si possono mai supporre e per di più, nel nostro caso, parrebbe equivalentemente espresso, salvo miglior giudizio, tutto il contrario.

I miracoli, le grazie speciali e le non ordinarie guarigioni perché abbiano valore probativo, devono anzitutto esistere nella realtà e non solo nell'immaginazione di alcuni ferventi sognatori ad occhi aperti. Si deve inoltre provare che tali fatti sono soprannaturali, ossia che sono avvenuti per un intervento celeste. Finalmente i fatti devono essere compiuti dal cielo con l'intenzione di provare una determinata verità.

L'esistenza storica dei fatti, nel caso nostro, è fuori di dubbio, il Vescovo stesso l'ha ufficialmente riconosciuto. S. Ecc. li attribuisce per di più all'intercessione della Madonna come premio della devozione dei fedeli, quindi indirettamente ammette almeno qualche cosa di miracoloso. Quanto allo scopo di Maria Santissima di voler comprovare le apparizioni, noi non possiamo dimostrarlo apoditticamente, quantunque la Madonna sia stata invocata come apparsa alle Ghiaie, ma tanto meno gli avversari possono provare il contrario. Se il Vescovo avesse detto: Consta la non realtà delle apparizioni, la conclusione negativa anche per quel che riguarda la prova dei miracoli sarebbe probabile; se avesse detto: Consta della realtà delle apparizioni, saremmo invece per la risposta affermativa: ma siccome ha detto solo: Non consta della realtà: ossia: non ci sono argomenti sufficienti per una dichiarazione favorevole ufficiale, ma non ce ne sono neppure per una sfavorevole, resta perciò sospesa anche la dichiarazione circa la volontà della Madonna di provare la realtà delle apparizioni e di premiare solo la fede, a meno che non ci sia una rivelazione speciale.

I miracoli (lasciamo da parte quelli del Vangelo, circa i quali gli Evangelisti hanno espresso chiaramente l'intenzione di Nostro Signore) si usano secondo la prassi della Chiesa, a conferma di una verità già provata, come avviene nelle Beatificazioni, nelle Apparizioni: non si portano come prova prima. Perciò io credo che l'unica interpretazione sia quella data. Evita anzitutto una supposizione che può essere errata sulle intenzioni della Madonna ed è secondo la prassi della Chiesa.

Il Vescovo conchiude: In virtù del presente decreto ogni forma di devozione alla Madonna venerata come apparsa a Ghiaie, a norma delle leggi canoniche, resta proibita. Lasciamo da parte il desiderio, spontaneo del resto, di conoscere mediante un'opportuna citazione, il genuino testo di tali leggi canoniche, preoccupiamoci solo di non tirare conclusioni più larghe delle premesse. L'atto ufficiale non fa nessun accenno al culto privato e perciò 1ogicamente non inchiude, nelle forme di culto proibito, quelle private, ma solo quelle pubbliche, le quali sono parecchie e perciò restano escluse tutte. Il Vescovo se ci sarà una ragione per evitare pericoli e per reprimere abusi, potrà proibire anche alcune o tutte le forme private, ma dal tenore del decreto non risulta che lo abbia fatto.

Coloro che volessero interpretare strettamente il capoverso riferito ricordino che, mentre favores sunt ampliandi, odia sunt restringenda. (Le cose favorevoli sono da guardare con larghezza, gli odi con prudenza). Una legge, come quella che proibisce il culto limita la libertà e quindi è odiosa, si interpreti quindi largamente, riducendola al solo culto pubblico. Inoltre sappiamo che il Vescovo, pater et pastor bonus (padre e buon pastore), non può aver dispiacere per i favori che la Madonna ha fatto o vuole fare a coloro che la invocano apparsa a Ghiaie. L'interpretazione rigida potrebbe insinuare anche l'assurdo che, col proibire il culto privato e quella invocazione fatta in privato, voglia limitare alla Madonna la distribuzione delle sue grazie.

Ho sentito dire che alla domanda rivoltaGli da alcuni addetti alla Camera Apostolica, se la Madonna posta sul vertice della basilica di S. Maria degli Angeli in Assisi si muova davvero, Pio XII rispose: «Che la statua si muova Noi non lo sappiamo, sappiamo però che sono avvenute delle conversioni e questo ci consola.»

Non preoccupiamoci per ora della questione se la Madonna sia apparsa o no a Ghiaie. Io non ho ragioni da dubitare che il fatto sia veramente accaduto e che se la Madonna si degnerà di perficere quae coepit (portare a compimento quanto iniziato), l'Autorità non mancherà di pronunciarsi favorevolmente, perché vi sono degli argomenti non smentiti mai e che mi paiono convenienti, come quello del sole che fu visto girare la sera del 21 maggio, non solo a Ghiaie, ma anche a Bergamo da uomini e donne, da cattolici e protestanti, e quello di fatti straordinari osservati accanto al sole e vicino alla bambina da persone non certo sospette. Anche la veggente comincia a riaversi dallo stato d'animo prodotto in seguito a trattamento non troppo conforme alle regole fondamentali della pedagogia, riasserisce quanto ha deposto in un primo tempo e ritratta ogni anteriore smentita provocata da pressioni o almeno da mancanza di tattica in chi si era preso l'impegno d'interrogarla. Se si avesse osservata la massima: maxima debetur puere reverentia (Verso i fanciulli si deve usare la massima benevolenza), le cose sarebbero molto più chiare e si sarebbero evitati tanti inconvenienti e malintesi.

Quando verrà il decreto favorevole ci prostreremo sul luogo delle apparizioni e pregheremo ad alta voce, per ora aspettiamo che la Madonna continui ad operare conversioni, grazie speciali e non ordinarie guarigioni, che, speriamo non vorrà sospendere per il fatto che alcuni, prevenendo e forse ostacolando l'opera dell'autorità, si sono dimostrati, in buona fede certamente e forse per un'indiscreto zelo, ostili. La Madonna nella sua materna bontà benedirà anche loro, e quando l'Autorità dichiarerà la realtà delle apparizioni, e permetterà il culto pubblico, li vedremo, senza gelosia alcuna, in prima fila più entusiasti e più devoti di noi a portare il proprio contributo di omaggio e di filiale affetto alla Vergine benedetta, potente Madre di Dio e pietosa Madre nostra. A noi intanto la Madonna domanda obbedienza, pazienza, serenità, preghiera. Se il Signore si degnasse di premiarci fino a tal punto da chiedere la nostra aspettazione lunga e paziente come condizione per glorificare la Madonna.

Sempre benedetto, eccoci pronti. Hanno aspettato tanto anche quelli che diffondevano la devozione al S. Cuore di Gesù... (omissis).

La Chiesa va adagio, perché giudica meno grave impedire una devozione vera che propalarne una falsa. Del resto quando il Signore e la Madonna vogliono, hanno tutti i mezzi a disposizione. Non so quale Padre ha scritto che alla certezza della resurrezione di Nostro Signore ha contribuito più l'incredulità di S. Tommaso che la fede degli altri. Credo di non aver mancato di rispetto verso S. Ecc., credo pure di non aver interpretato male il decreto e d'averne menomata l'autorità e la riverenza. Se da parte mia fosse inavvertitamente incorso qualche errore, sono pronto a rivedere la mia posizione e, qualora fosse necessario, correggerla. Ho sempre rispettato l'Autorità e in questa mia ho avuto l'unica intenzione di difenderla contro coloro che, a mio avviso, in buona fede, sottinteso, finivano ad abbassarla.

Saluti cordiali.

Prof. mons. B. VERZAROLI

dell'Ateneo Lateranense, Roma

 

Tratto da: Felix (p. Felice Marachelli), L'epilogo di Fatima, Edizioni Toroselle - Esine (Brescia), pp. 195-202

 

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*Don Cesare Vitali

È nato a Boltiere (Bergamo) il 1° agosto 1881. Nel 1917 passa da Bonate Sotto a Ghiaie come curato, a fianco di don A. Locatelli, col compito di abbellire la nuova chiesa, organizzare le attività religiose e lavorare per la erezione canonica della parrocchia di Ghiaie, di cui fu parroco dal 1921, fino al 25 maggio 1955, quando morì.

Colpito da paralisi, durante la malattia ricevette più volte la visita del vescovo monsignor Giuseppe Piazzi, e nel settembre 1954, quella graditissima del cardinale Roncalli, patriarca di Venezia. Lo stesso cardinale, avuta notizia della sua morte, il 2 giugno 1955, a don Italo Duci così scriveva:

«Esprimo al rev. e caro don Italo Duci e per suo mezzo a tutti i buoni fedeli delle Ghiaie la mia viva partecipazione al loro lutto per la morte del loro parroco don Cesare Vitali degno continuatore del canonico Alessandro Locatelli nella cura della chiesa e delle anime. Amo veder associati nella luce celeste questi due ottimi sacerdoti che io conobbi ed amai dalla mia giovinezza e che in grande semplicità di vita e di ministero pastorale fecero tanto e tanto bene, e continueranno a farne ora dal Paradiso. Don Cesare Vitali ci incoraggia tutti al lavoro, alla sofferenza, alla carità. Tutti benedico. + Angelo Giuseppe card. Roncalli, patriarca di Venezia».

Il giudizio dato dal cardinale, sull'opera e sulla vita di don Cesare Vitali, era pienamente condiviso dalla popolazione di Ghiaie, che volle, come atto di pubblico riconoscimento, a lui intitolata la via che conduce alla scuola materna.

Don Cesare Vitali, da principio, tenne verso le apparizioni un contegno distaccato, di somma prudenza. Dopo avere osservato quei fatti, con l'animo del pastore attento e preoccupato del bene dei suoi fedeli e della Chiesa, si convinse della loro soprannaturalità.

Per il suo atteggiamento favorevole, mantenuto sempre entro i limiti di una rigorosa fedeltà alle direttive del vescovo, alcuni sacerdoti lo fecero molto soffrire, in particolare il parroco di Presezzo (Bergamo), don Luigi Locatelli, il quale lo accusò ingiustamente di essere il principale regista della farsa di Ghiaie, il manipolatore della bambina Adelaide Roncalli, accuse smentite da documenti e lettere riservate di Don Cesare Vitali.