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Venerdì, 4 Luglio 2008
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Osservatorio

Speciale Padre Pio 2008

Data:
25 Aprile 2008
Autore:
AAVV

salma_08.jpgTutti in fila per venerare il corpo prezioso di un santo contadino. Con buona pace di quegli "intellettuali" e "spirituali" così poco evangelici e tanto mondani.

Per comprendere meglio quanto è avvenuto a San Giovanni Rotondo con l'esumazione del corpo di San Pio da Pietrelcina presentiamo un'intervista fatta al professor Nazzareno Gabrielli, perito biochimico del Vicariato di Roma per la conservazione dei Santi, che in queste ultime settimane ha continuamente fatto la spola fra Roma e San Giovanni Rotondo per «preparare» il corpo di Padre Pio in vista dell'esposizione ai fedeli. Seguono anche le interviste a mons. Nicola Bux, professore della Facoltà Teologica Pugliese e al teologo carmelitano padre Antonio Maria Sicari, autore per l'editrice Jaca Book di una fortunata serie di Ritratti di santi.

«Sembrava addormentato» 

Il professor Gabrielli fa parte della commissione dei periti che ha curato l'esumazione e la ricognizione: «Nonostante fosse molto bagnato, il corpo era in buone condizioni. Tanto che ci siamo meravigliati».

di Saverio Gaeta

padrepio_sorride.jpg«Il lavoro che abbiamo svolto è stato impegnativo, ma il risultato finale è davvero soddisfacente». Per un mese e mezzo il professor Nazzareno Gabrielli, perito biochimico del Vicariato di Roma per la conservazione dei santi, ha continuamente fatto la spola fra Roma e San Giovanni Rotondo. Con gli altri quattro membri della commissione dei periti per l'esumazione e la ricognizione canonica - i medici legali Orazio Pennelli e Nicola Silvestri, l'anatomopatologo Michele Bisceglia e il direttore sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza Luigi Pacilli - non ha lesinato energie per consentire ai devoti di Padre Pio di poter vedere al meglio le spoglie mortali del santo di Pietrelcina.

La difficoltà maggiore, racconta Gabrielli, «è stata causata dal fatto che il corpo era molto bagnato, e dunque abbiamo tutti dovuto dare fondo alle nostre conoscenze tecniche per risolvere in breve tempo il problema».

Che cosa si sia verificato è presto detto: Padre Pio venne seppellito in una fossa che era stata intonacata soltanto il giorno precedente. Questo ha creato un microclima in cui l'umidità condensava e rievaporava costantemente, cadendo a mo' di pioggia sul corpo, perché nel corso degli anni la cassa metallica si è ossidata e rotta e quella di legno ha assorbito tutta l'acqua, che tornava poi in circolo.

Prosegue il professore: «Ci siamo perciò meravigliati quando abbiamo constatato che il corpo non emanava cattivo odore. Nella ricognizione abbiamo riscontrato che i tegumenti sul volto ci sono tutti. Le fosse orbitarie e le pinne nasali ovviamente non si trovano mai, ma i padiglioni auricolari e le labbra li abbiamo trovati. Anche barba e baffi erano in buone condizioni e abbiamo potuto sistemarli bene. Quando è entrato il padre generale dei Cappuccini è rimasto di stucco: ha detto che sembrava stesse dormendo».

Durante l'esposizione pubblica, sul volto di Padre Pio verrà comunque posta una sottile maschera di silicone color carne.

Un procedimento complesso 

Per estrarre Padre Pio dalla cassa e poterlo trattare, è stata svolta una delicata operazione di bloccaggio del corpo con una sorta di "ingessatura" realizzata con bende imbevute di paraffina e lasciate consolidare: «C'è stato innanzitutto un bagno di alcol e formalina ad alta concentrazione, per sterilizzare completamente il corpo e insolubilizzare le proteine. Quindi, il corpo è stato avvolto con bende e ovatta impregnata di una soluzione mummificante a base di creosoto, trementina, acido benzoico e altre sostanze. Una volta che il corpo ha assorbito questa soluzione, abbiamo tolto tutte le garze e lo abbiamo ventilato con aria filtrata».

Infine è stato realizzato tutto il lavoro di stabilizzazione delle articolazioni. La testa è stata mantenuta ferma mediante un supporto in resina, connesso alla spina dorsale e ancorato dietro la nuca. Anche le mani hanno ricevuto un intervento di consolidamento delle ossa, in modo da mantenere tutto nella sede naturale.

Nell'attuale cassa, il corpo di Padre Pio poggia su un piano di plexiglass forato e rivestito con un tessuto a mo' di materasso. Al di sotto ci sono due contenitori in Pvc pieni di gel di silice per la regolazione dell'umidità.

Nella teca è stato immesso anche azoto per evitare qualsiasi reazione ossidativa e per impedire lo sviluppo di eventuali uova di insetti, in quanto il saio è di lana.

Nella relazione conclusiva della commissione dei periti, l'intero procedimento è stato accuratamente dettagliato, insieme con il resoconto dei prelievi istologici e biologici effettuati costantemente durante tutta l'azione conservativa.

Famiglia cristiana n. 17 del  27 aprile 2008

 

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Vedere per credere
 

di Gianni Cardinale

padrepio_sguardo.jpgLa grande attesa per l'esposizione delle spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina non ha mancato di suscitare anche rilievi critici da parte di chi vi vede una forma di religiosità popolare «deviata». Particolarmente significativo in questo senso è stato un intervento di Claudio Magris pubblicato in prima pagina del Corriere della Sera del 16 aprile col titolo «Padre Pio e il corpo feticcio che non serve alla fede». A proposito di queste critiche abbiamo sentito monsignor Nicola Bux, professore della Facoltà Teologica Pugliese e consultore di due importanti dicasteri vaticani: la Congregazione per la dottrina della fede e, appunto, la Congregazione per le cause dei santi.

Monsignor Bux cosa risponde a chi vede nell'esposizione dei resti mortali di padre Pio una forma di «idolatria feticista»?

Innanzitutto è bene ricordare che il culto delle spoglie dei martiri e dei santi non è nato con padre Pio, ma risale ai primordi della Chiesa. E non appartiene alla sola Chiesa occidentale, ma anche alle Chiese orientali. Ad esempio, basta recarsi alla città di San Sergio in Russia (60 chilometri da Mosca) per vedere molti fedeli ortodossi fare la fila per venerare, e baciare, le spoglie del grande santo.

Ma ci sono anche altre ragioni.  

Quali?

Mi sembra un giudizio troppo semplicistico e liquidatore nei confronti di una grande massa di persone, di fedeli, che si muovono appunto per andare a venerare le spoglie di un grande santo quale indubbiamente è stato padre Pio. Il Catechismo della Chiesa cattolica, all'articolo 1674, cita anche la venerazione delle reliquie come espressione della religiosità popolare, come forma di pietà che accompagna la vita sacramentale della Chiesa.  

Il Catechismo aggiunge però che questa pietà popolare non sostituisce la vita liturgica della Chiesa...

Certamente. Ma i fedeli che vanno a San Giovanni Rotondo non è che trascurino la messa e i sacramenti.

Anzi, si confessano e si comunicano forse più che altrove! Vorrei ricordare che, una volta, nella liturgia la presenza delle reliquie era necessaria per la celebrazione, proprio per attestare la storicità di quanto il cristianesimo commemora. A questo proposito mi viene in mente una frase del beato Ildefonso Schuster, cardinale di Milano...  

Quale?

La cito a memoria: quando i fedeli si allontanano dalla Chiesa perché trovano incomprensibili le prediche dei preti o rimangono scandalizzati dai loro comportamenti, ci pensano i santi, o viventi o morti, a farli ritornare. E questo lo diceva Schuster che aveva, e ha, fama di mistico distaccato dalle cose terrene. È la «materialità» del cristianesimo come diceva san Giovanni Damasceno nel VII secolo: Dio si è degnato di abitare nella materia e di operare la nostra salvezza attraverso la materia.

Materialità che però, gli intellettuali, ancorché cristiani, mostrano di disprezzare. Ma questo è un vezzo antico.  

Cioè?

Penso alla gnosi, che fin dall'inizio ha cercato di ridurre il fatto cristiano a pura astrazione o a spiritualità disincarnata. Invece appartiene alla natura dell'uomo il voler vedere e toccare i segni del divino. D'altronde, se non appartenesse alla natura dell'uomo, Dio stesso non si sarebbe incarnato. Se non c'era bisogno di vederlo e toccarlo, che è venuto a fare il Figlio di Dio sulla terra? Il grande pensatore russo Vladimir Solov'ev diceva che il culto dei santi non lo può capire chi non riconosce che il divino è entrato nell'umano a partire da Cristo.  

Un'altra accusa rivolta al «fenomeno padre Pio» è quello di «miracolismo», mentre per aver fede non ce ne sarebbe bisogno...  

Questo è uno slogan. Il Catechismo invece dice che il miracolo è un segno certissimo della divina rivelazione (art. 156) che aiuta la fede che è fondata sulla parola di Dio. È vero che Gesù nei Vangeli, a volte, appare restio nei confronti di chi gli chiede miracoli. Ma poi li concede perché aiutano a credere in lui (art. 548). Sono rispettoso di chi non ha bisogno di miracoli per credere. Ma non per questo mi sento di biasimare chi ha bisogno di vedere e toccare. Non dimentichiamo che lo stesso Gesù risorto, per convincerlo, invitò san Tommaso a mettere il dito nella ferita del proprio costato. Dobbiamo essere grati a quell'apostolo! Non capita anche noi di dire: sono come san Tommaso?  

Ammetterà però che alcune forme di religiosità popolare abbiano bisogno di una purificazione...

Questo è ovvio, lo dice il Concilio e lo ricordava Paolo VI. E vale sempre. La tentazione di mischiare il sacro e il profano c'è sempre stata. Non penso che nel caso di Padre Pio ci siano stati eccessi nelle operazioni di ricomposizione dei suoi resti mortali. Ammesso e non concesso che ciò sia accaduto, non per questo può scattare l'accusa di feticismo o superstizione. E bisogna sempre ricordare che il popolo cristiano è salvaguardato da questi rischi dal suo stesso sensus fidei, che i vescovi hanno il dovere di preservare da contaminazioni. Sono certo che i tanti fedeli che vanno e che andranno più numerosi a San Giovanni Rotondo non considerino affatto Padre Pio come un idolo, ma come una figura che, anche attraverso la reliquia di un suo dito, rimanda in modo eminente a Gesù. I cristiani non sono una massa d'illetterati incapaci di distinguere.  

Non le è venuto il sospetto che le critiche di cui stiamo parlando nascondano, in fondo, profonde riserve nei confronti della figura stessa di San Pio?

Direi ostilità. La figura di Padre Pio risulta particolarmente ostica, come dimostra il libro di Sergio Luzzatto. Anche qualche scrittore latino all'apparire del cristianesimo parlò di «esiziale superstizione», ma questo a motivo del fatto che non riusciva a leggere quel fenomeno nuovo perché le sue categorie erano inadeguate. Ma questa è un'altra storia. San Pio è un segno del mistero di Dio presente nel mondo e a «metterlo sul candelabro», non dimentichiamolo, è stato un altro santo: Giovanni Paolo II.

Avvenire 24 aprile 2008

 

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«Le sue stimmate raccontano come Gesù ci ama»

Parla il teologo Sicari: un carattere burbero, una vita segnata dalla sofferenza. Eppure Padre Pio è fra i santi più amati. Non solo fra i cattolici «La sua missione? Accompagnare da vicino, nella storia, il popolo di Dio».

 

di Gianni Cardinale

padrepio_benedice.jpgSan Pio da Pietrelcina è certamente uno dei santi più amati e venerati dal popolo cattolico. Ma è anche un santo che, in vita, era conosciuto per il carattere a volte burbero e i modi un po' spicci. Per cercare di capire meglio il perché del grande «successo» popolare di una figura così particolare nel panorama della santità cristiana abbiamo posto alcune domande a padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, autore per Jaca Book di una fortunata serie di Ritratti di santi (il sesto dei quali contiene proprio un profilo di san Pio), consultore della Congregazione vaticana per il clero.  

Come spiega il grande «successo» che padre Pio riscuote nel popolo cristiano?

È la stessa domanda che mi sono posto quando ho iniziato a scrivere il suo ritratto. Mi chiedevo, appunto, come fosse possibile che un uomo non facile per la sua forte esperienza spirituale caratterizzata dalla sofferenza, non facile per il suo carattere e per le sue esigenze, come mai una persona così, insomma, attraesse tanto.  

E che risposta si è dato?

Padre Pio era noto soprattutto per essere uno stigmatizzato.

Normalmente le stimmate, penso a san Francesco d'Assisi, sono un fenomeno di amore mistico, sponsale, nei confronti di Gesù crocifisso da parte di chi lo contempla. Un amore talmente intenso da arrivare a manifestarsi sulla pelle viva.

Ora, Padre Pio è un caso diverso. Credo che sia, se non ricordo male, l'unico caso di sacerdote stigmatizzato. E lui quindi, più che la persona che sta di fronte a Gesù, è come se lo rappresentasse, o meglio, lo ripresentasse davanti alla gente. Quando la gente lo vedeva celebrare la Messa, lo vedeva come Gesù che soffriva di nuovo. La sua messa era come vedere un uomo che soffriva sul Calvario. Ma questa rappresentazione-ripresentazione di Gesù si manifestava anche quando Padre Pio suscitava fatti prodigiosi o quando confessava, quando sembrava prendere su di sé con misericordia e tenerezza - come Gesù - il peso della massa dei peccati che gli si rovesciava addosso.  

Quindi padre Pio è un caso per certi versi unico nel panorama della santità cristiana?

Tutti gli altri santi mostrano come si ama Gesù, padre Pio, in qualche maniera, riproduceva come Gesù continua ad amare. E questa è una novità. Il popolo cristiano in tutti i santi che ama riconosce dei cristiani che amano Cristo e che loro vorrebbero imitare, in Padre Pio hanno visto e continuano a vedere - e questo spiega il desiderio di vedere anche le sue spoglie mortali - Gesù che è ancora vivo, che soffre, perdona e guarisce.  

Quello che lei dice si riferisce a quando Padre Pio era ancora in vita. Ma ormai sono passati quarant'anni dalla sua morte...

Ma il modo con cui Padre Pio viene percepito da una grande massa di fedeli non è affatto cambiato. Anzi. Credo che questo sia il frutto, per così dire, di una memoria trasmessa di padre in figlio. San Pio nella sua vita ha incontrato una quantità incredibile di fedeli, e anche molti non credenti. E tutti questi hanno una storia, una esperienza, una grazia da raccontare ai propri figli. A questo proposito mi viene in mente quello che diceva un grande teologo come Hans Urs von Balthasar, e cioè che quello che importa in un santo è la sua missione, la fedeltà alla missione che Dio gli ha affidato.

E qual è la missione di padre Pio?  

Lui appartiene alla categoria di quei pochi santi - insieme, penso, a san Francesco d'Assisi, a santa Teresina di Lisieux, a sant'Antonio da Padova e a santa Rita da Cascia - che hanno come missione quella di accompagnare da vicino nella storia il popolo di Dio. E sono santi che hanno devoti che vanno aldilà del cattolicesimo (penso alla devozione, anche da parte di alcuni ortodossi, di sant'Antonio in Romania) e a volte anche aldilà del cristianesimo stesso. Sono santi senza confini di nazione, di condizione sociale e, a volte, di religione.  

Come spiega il carattere burbero di padre Pio?

Un po' lo era, forse, per le sue origini meridionali, ma molto, secondo me, era dovuto al fatto che doveva difendersi da e contenere l'eccessivo entusiasmo di chi gli voleva bene e voleva a tutti i costi avvicinarlo, magari solo per tagliargli un frammento del saio. Era lui a rimproverare questi fedeli troppo intraprendenti e accusarli di idolatria. Anche se non sempre riusciva a difendersi da questi assalti. Ma nel Vangelo si racconta che anche Gesù a volte era attorniato, pressato e quasi sopraffatto dalla folla che voleva avvicinarlo e toccarlo.  

Ci sono altri esempi di santi scorbutici come Padre Pio?

I santi sono tenerissimi quando sono all'interno della missione che Dio ha loro affidato, e diventano piuttosto burberi quando sono all'esterno di questa missione. Mi viene in mente la figura di san Camillo de Lellis, che prima di occuparsi dei malati era stato un soldato e, credo, l'inevitabile rudezza che caratterizzava i soldatacci dell'epoca non gliela toglieva nessuno. Ma poi con i malati, i sofferenti e i morenti era di una tenerezza infinita. Un po' come Padre Pio, dolcissimo nella sua missione, un po' rude in tutto il resto.

Avvenire 24 aprile 2008

Fonte: Varie