I giornali messicani e le agenzie spagnole escono con titoli roboanti: «En el infierno no hay llamas, sino hielo» ("Nell'inferno non ci sono fiamme ma gelo"), «Descarta el Vaticano que infierno sea horroroso y envuelto en llamas». Motivo di questi titoloni, in parte fuorvianti, le dichiarazioni del Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, l'arcivescovo mons. Gianfranco Ravasi, che ha spiegato all'agenzia messicana Notimex che "l'inferno è una realtà particolarmente importante nel messaggio cristiano", ma che "l'inferno non è il luogo delle fiamme che bruciano, immagine utilizzata per rappresentare il luogo della condanna, ma è un stato in cui si trovano le creature che si allontano da Dio". "L'inferno - ha continuato il prelato - non lo si deve raffigurare con le fiamme, ma piuttosto con il gelo, perché l'inferno è l'assenza d'amore, è il terrore e lo stridore di denti". Insomma: fiamme e fuoco o gelo? Un Servo di Dio e una Suora contadina entrano nel dibattito...
Il Servo di Dio Giovanni Paolo II era già intervenuto su questo tema durante l'Udienza generale del mercoledì con le seguenti parole: «Ricorrendo ad immagini, il Nuovo Testamento presenta il luogo destinato agli operatori di iniquità come una fornace ardente, dove è "pianto e stridore di denti" (Mt 13, 42; cfr. 25, 30.41), oppure come la Geenna dal "fuoco inestinguibile" (Mc 9, 43). Tutto ciò è espresso narrativamente nella parabola del ricco epulone, nella quale si precisa che gli inferi sono il luogo di pena definitiva, senza possibilità di ritorno o di mitigazione del dolore (cfr. Lc 16, 19-31). Anche l'Apocalisse raffigura plasticamente in uno "stagno di fuoco" coloro che si sottraggono al libro della vita, andando così incontro alla "seconda morte" (Ap 20, 13s.). Chi dunque si ostina a non aprirsi al Vangelo si predispone a "una rovina eterna, lontano dalla faccia del Signore e dalla gloria della sua potenza" (2 Ts 1, 9)» (L'inferno come rifiuto definitivo di Dio).
Al noto Prelato del Vaticano risponde, indirettamente, anche una Suora polacca, S. Faustina Kowalska, che ha ricoperto nella sua breve vita umili incarichi (portinaia, cuoca, ortolana), una Suora alla quale Gesù - con cui ella aveva un'intima familiarità - diceva: "Sei la segretaria della Mia Misericordia: ti ho scelta per questo incarico in questa vita e in quella futura" ed ancora: «Segretaria del Mio mistero più profondo, sappi che sei in confidenza esclusiva con Me. Il tuo compito è quello di scrivere tutto ciò che ti faccio conoscere sulla Mia Misericordia, per il bene delle anime" (S. Maria Faustina Kowalska, Diario. La Misericordia divina nella mia anima, Diario, Q. VI, pp. 838. 880, Libreria Editrice Vaticana, ed. rinnovata).
Questa umile Suora polacca, canonizzata da Giovanni Paolo II, descrive nel suo Diario, per esplicito ordine di Dio, quello che ha visto nell'inferno:
«Oggi, sotto la guida di un angelo, sono stata negli abissi dell'inferno. É un luogo di grandi tormenti per tutta la sua estensione spaventosamente grande.
Queste le varie pene che ho viste: la prima pena, quella che costituisce l'inferno, è la perdita di Dio; la seconda, i continui rimorsi della coscienza; la terza, la consapevolezza che quella sorte non cambierà mai; la quarta pena è il fuoco che penetra l'anima, ma non l'annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall'ira di Dio; la quinta pena è l'oscurità continua, un orribile soffocante fetore, e benché sia buio i demoni e le anime dannate si vedono fra di loro e vedono tutto il male degli altri ed il proprio; la sesta pena è la compagnia continua di satana; la settima pena è la tremenda disperazione, l'odio di Dio, le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. Queste sono pene che tutti i dannati soffrono insieme, ma questa non è la fine dei tormenti. Ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda ed indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro. Sarei morta alla vista di quelle orribili torture, se non mi avesse sostenuta l'onnipotenza di Dio. Il peccatore sappia che col senso col quale pecca verrà torturato per tutta l'eternità.
Scrivo questo per ordine di Dio, affinché nessun'anima si giustifichi dicendo che l'inferno non c'è, oppure che nessuno c'è mai stato e nessuno sa come sia.
Io, Suor Faustina, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. Ora non posso parlare di questo. Ho l'ordine da Dio di lasciarlo per iscritto.
I demoni hanno dimostrato un grande odio contro di me, ma per ordine di Dio hanno dovuto ubbidirmi. Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto.
Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno.
Quando ritornai in me, non riuscivo a riprendermi per lo spavento, al pensiero che delle anime là soffrono così tremendamente, per questo prego con maggior fervore per la conversione dei peccatori, ed invoco incessantemente la misericordia di Dio per loro.
O mio Gesù, preferisco agonizzare fino alla fine del mondo nelle più grandi torture, piuttosto che offenderti col più piccolo peccato»
(S. Maria Faustina Kowalska, Diario. La Misericordia divina nella mia anima, Q. II, pag. 455-456, Libreria Editrice Vaticana, ed. rinnovata).
Disputa teologica interessante.