La plenaria del Parlamento Europeo, conclusasi il 21 febbraio, ha richiesto che gli Stati membri adattino le loro politiche nazionali dirette alle famiglie ai nuovi modelli familiari delle società moderne. Al nº 23. della Risoluzione sul futuro demografico dell'Europa si legge infatti: "Il Parlamento europeo sottolinea che i modelli familiari stanno cambiando; chiede pertanto alla Commissione e agli Stati membri di tenere debitamente conto di tale realtà all'atto di elaborare e attuare le loro politiche". Per chi abbia un po' di conoscenza del linguaggio ambiguo usato in questi testi, è facile intuire che cosa si vada preparando...
E intanto giunge voce che presto sarà riconosciuto anche ai single il diritto di adottare un bambino, secondo quanto ha affermato il vice segretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de Boer-Buquicchio, al settimanale Vita.
«Adozione a single e gay, gli Stati obbligati a cambiare le leggi»
Presto sarà riconosciuto anche ai single il diritto di adottare un bambino. «Quello dei single è un diritto pieno, e gli Stati saranno obbligati a modificare le loro leggi», ha affermato il vice segretario generale del Consiglio d'Europa, Maud de Boer-Buquicchio, preannunciando in una intervista pubblicata ieri sul sito internet del settimanale Vita una nuova Convenzione sull'adozione dei minori. A maggio il Consiglio d'Europa, l'organizzazione che riunisce 47 Stati, tra cui l'Italia, approverà una nuova versione del vecchio testo, che risale al 1967. Già allora venne deciso che l'adozione fosse consentita sia a persone sposate che a singoli, specificando però che per gli Stati membri si tratta di una facoltà e non di un obbligo. Un'opzione che il legislatore italiano ha deciso di esercitare, visto che la nostra attuale legge prevede la possibilità di adozione, salvo casi particolari, solo a coppie coniugate. Il margine di discrezionalità di cui l'Italia ha goduto ora rischia di assottigliarsi al punto tale che, in base alle anticipazioni, gli Stati saranno obbligati a consentire l'adozione anche ai single, mentre resteranno liberi di decidere se attribuire questo diritto anche alle coppie omosessuali. Una distinzione che nella sostanza sembra poco rilevante, dal momento che solo uno dei due partner, in qualità di single, potrebbe ottenere l'adozione.
«È presto per esprimere giudizi - afferma Stelio Mangiameli, ordinario di Diritto costituzionale all'Università di Teramo - anche perché dipende dalla forma giuridica che assumerà questo atto. Se, come sembra, si tratta di una Convenzione internazionale, molto dipenderà dalla fase di negoziazione e dalla capacità, attualmente molto bassa, del nostro Paese di influire nel contesto internazionale». Qualora il testo di una Convenzione non sia condiviso da un Paese «è possibile inserire una clausola di salvaguardia - prosegue il costituzionalista - che permette allo Stato che vi ha aderito di differenziare la propria posizione rispetto agli altri».
La Convenzione, infine, va recepita nel diritto interno dagli Stati che l'hanno approvata attraverso la ratifica e l'ordine di esecuzione. Una procedura, quindi, che sembra lasciare margini di discrezionalità a uno Stato. La questione delle adozioni da parte dei single è stata già affrontata dalla Corte costituzionale, ad esempio nella sentenza 183 del 1994, in cui la Consulta ritenne che i principi costituzionali «esprimono una indicazione di preferenza per l'adozione da parte di una coppia di coniugi», essendo prioritaria «l'esigenza, da un lato, di inserire il minore in una famiglia che dia sufficienti garanzie di stabilità, e dall'altro di assicurargli la presenza, sotto il profilo affettivo ed educativo, di entrambe le figure dei genitori». Le stesse argomentazioni usate ieri da Marco Griffini, presidente dell'associazione Amici dei bambini, per criticare la futura Convenzione europea. L'adozione da parte di single e gay, secondo Griffini, «è penalizzante, non educativa e genera molta confusione. Il diritto da salvaguardare è quello del bambino ad avere una famiglia, non viceversa».