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Venerdì, 4 Luglio 2008
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Osservatorio

Soffia un’arietta strana in Vaticano

Data:
21 Febbraio 2008
Autore:
Francesco Cossiga

veltroni.jpgL'emerito Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, non perde l'abitudine di esternare (del resto, con l'età che ha, come potrebbe?), ma riflettere su quanto dice non è del tutto inutile...

Senza Camillo Ruini il Vaticano rischia di fare il tifo per Walter

 

Chi l'avrebbe mai pensato? Forse nessuno. Eppure il cambio ai vertici della Chiesa ha significato un quasi terremoto nel mondo politico e partitico italiano. Pareva una cosa tranquilla la sostituzione alla testa della Segreteria di Stato del cardinal Angelo Sodano, proveniente dalla carriera diplomatica vaticana con un canonista, da sempre estraneo agli affari politici e diplomatici, come il salesiano cardinal Tarcisio Bertone. Così pure non sembrava destinato a provocare sconquassi "politici" il successivo ricambio alla presidenza della Conferenza episcopale italiana dell'informato e avveduto cardinal Camillo Ruini con il pio e bravo cardinal Angelo Bagnasco, per indole e formazione del tutto estraneo alle vicende temporali italiane.

IL VECCHIO RUOLO DELLA SEGRETERIA

Fino alla istituzione anche in Italia della Conferenza episcopale, gli affari politici ed i rapporti con il mondo politico italiano venivano tenuti dalla Segreteria di Stato di Sua Santità: basti pensare al Pontificato di Papa Pio XII e al lavoro del suo Sostituto alla Segreteria di Stato monsignor Giovanni Battista Montini. Con il cardinal Ego Poletti e poi ancora di più - molto di più - con Ruini, la Cei era diventata il centro della politica ecclesiastica italiana. Con l'avvento di Bertone, tutto è cambiato. E in questi giorni - ma se n'erano già avvertite le avvisaglie -, ecco il "quasi terremoto": la Segreteria di Stato, sia pur quasi indirettamente, è intervenuta in maniera piuttosto pesante a favore del Partito democratico, e proprio in campagna elettorale. In uno dei prossimi giorni si riuniranno in un grande convegno i cattolici del Partito Democratico: dai "cattolici democratici" di Rosy Bindi e di Dario Franceschini ai "teodem" della numeraria dell'Opus Dei Paola Binetti, dai "cattolici adulti" prodiani ai "cristiano sociali" del disciolto partito dei Ds. Sarà presente, nella veste tra il futuro "assistente ecclesiastico" a quella di "cappellano" dei "cattolici nel Pd", un salesiano (guarda caso!) molto vicino al Cardinale Segretario di Stato. In parallello, il nuovo direttore de L'Osservatore Romano, quotidiano "politico religioso" pubblicato nella Città del Vaticano che dipende direttamente dalla Segreteria di Stato, ha reso un'intervista "cautamente", ma non troppo cautamente, proveltroniana.

LA SVOLTA DEI VESCOVI

Il messaggio è caduto in un terreno propizio: da tempo non pochi vescovi, forse la maggioranza, certamente la maggior parte del clero e dei religiosi, e tutti i movimenti ecclesiali italiani compresa l'Opus Dei, con la sola eccezione di Comunione e liberazione, erano schierati a favore del centro-sinistra. Con immensa abilità, il precedente presidente della Conferenza episcopale Ruini aveva "tenuto al centro la barra": con grande difficoltà, dati gli orientamenti del plenum della Conferenza Episcopale.

LA CEI EMARGINATA

Ma ora la Cei non ha più voce in capitolo. E la Segreteria di Stato, con l'esperienza che ha, dovendo tutelare gli interessi della Chiesa in Italia, che sono anche interessi temporali, naturalmente strumentali a quelli spirituali (otto per mille, sovvenzioni dello Stato alle scuole cattoliche, insegnamento della Religione Cattolica anche nelle scuole pubbliche a spese dello Stato, esenzione dall'Ici e così via) ha così ragionato: «Se il centrodestra vince, non vi è problema; ma se vince il centrosinistra, si potrebbero avere difficoltà, ed allora noi ci facciamo dei meriti...».

 

 

Francesco Cossiga (Sassari, 26 luglio 1928) è un politico, giurista e docente italiano, ottavo presidente della Repubblica dal 1985 al 1992 quando assunse, di diritto, l'ufficio di senatore a vita. A seguito di un decreto del presidente del Consiglio dei ministri può fregiarsi del titolo di presidente emerito della Repubblica italiana.

È stato ministro dell'Interno nel Governo Andreotti III dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei Ministri e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l'incarico perché fu eletto al Quirinale.

È stato il più giovane presidente italiano: tutti e 3 i suoi successori sono nati prima di lui.

Fonte: Libero 21 febbraio 2008