Ripetuti ed intensi sono sempre stati i richiami del Servo di Giovanni Paolo II alla necessità della preghiera. Non stupisce pertanto il significativo gesto da lui compiuto di chiamare nel 1994, all'interno dello Stato del Vaticano, una Comunità femminile di vita contemplativa e claustrale proprio accanto al Palazzo Apostolico, residenza abituale dei Papi. Per dare avvio a questo monastero, fu scelta la data del 13 maggio 1994, anniversario delle apparizioni di Fatima. Tale giorno rivestiva per il Santo Padre Giovanni Paolo II tutto un significato particolare, a motivo della materna potente protezione della Vergine sperimentata in occasione dell'attentato del 1981.
Negli Statuti di fondazione del monastero è scritto che "lo scopo specifico di questa comunità è il ministero della preghiera, dell'adorazione, della lode e della riparazione, per essere così preghiera orante nel silenzio e nella solitudine, a sostegno del Santo Padre nella Sua quotidiana sollecitudine per tutta la Chiesa"...
Ogni cinque anni si avvicendano nel monastero Mater Ecclesiae, situato nei Giardini Vaticani "all'ombra del cupolone", vari Ordini femminili di stretta clausura papale e di totale dedizione alla vita contemplativa. Essi vengono scelti dal Papa su indicazione della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di vita apostolica. Ciascun Istituto porta il proprio spirito, il proprio carisma, le proprie tradizioni e osserva, oltre alle Regole e Costituzioni proprie, lo Statuto specifico del monastero Mater Ecclesiae, in diretta dipendenza dal Sommo Pontefice.
Le prime otto monache che componevano la Comunità claustrale erano Clarisse e rimasero nel monastero fino all'ottobre 1999, quando sono ad esse subentrate le Monache Carmelitane. Il 7 ottobre 2004 hanno fatto il loro ingresso nel monastero otto monache Benedettine di quattro nazionalità, e precisamente: filippina, americana, francese e italiana.
Riportiamo un'interessante intervista dell'Osservatore Romano alla priora Madre Sofia Cicchetti.
Preghiere quotidiane e rose bianche per Benedetto XVI
La devozione per il Pontefice testimoniata dalla priora delle suore benedettine del monastero «Mater Ecclesiae» in Vaticano.
Preghiere anzitutto. Ma anche fiori e frutti della terra e del lavoro per Benedetto XVI. C'è un tocco di delicatezza nella quotidianità della missione delle benedettine del monastero «Mater Ecclesiae» in Vaticano. é una comunità claustrale che ha il compito di sostenere spiritualmente il ministero del Pontefice. Ma quando non pregano, tra le altre cose le monache coltivano l'«orto del Papa». E dedicano una cura particolare a delle rose bianche che «sappiamo essere molto gradite a Benedetto XVI - confida la priora Madre Sofia Cichetti in questa intervista a «L'Osservatore Romano» - soprattutto per il loro intenso profumo».
Il monastero Mater Ecclesiae è stato voluto da Giovanni Paolo II nel 1994. Che cosa spinse il Papa a istituirlo?
La nostra comunità claustrale ha uno scopo ben specifico: sostenere il Papa quotidianamente nella cura apostolica di tutta la Chiesa con la preghiera, l'offerta e il sacrificio. Questo è lo scopo essenziale di questa comunità. Essa ha una sua specificità, quella di essere internazionale, perché così l'ha voluta Giovanni Paolo II. Inoltre, le monache devono provenire da varie parti del mondo e ogni cinque anni deve cambiare l'Ordine di cui fanno parte.
Perché ogni cinque anni la comunità è formata da monache di differenti Ordini?
Giovanni Paolo II non ha voluto privilegiare nessun Ordine per indicare la ricchezza, la varietà della Chiesa e anche la cattolicità. Quindi vari Ordini ogni cinque anni e varie sorelle da diverse parti del mondo si alternano per lanciare una sfida al mondo e dimostrare che è possibile fare l'unità nella diversità.
Come è formata la vostra comunità di benedettine?
Noi siamo qui da tre anni e ce ne rimangono due. Veniamo da varie parti del mondo: una filippina, una americana del Colorado, due sono francesi e tre italiane. Il nostro ideale come benedettine è quello dell'ora et labora. Il nostro primo compito, il vero lavoro è la preghiera. Poniamo la Messa al centro della giornata, segue l'ufficio divino tutto cantato in gregoriano e la preghiera personale, quindi la lectio divina che ci nutre della Parola di Dio e delle opere dei santi e dei Padri della Chiesa. Dopo la preghiera c'è il lavoro perché la nostra preghiera continui anche nell'impegno fisico e mentale.
Quali sono questi lavori?
Eseguiamo dei lavori che si possono realizzare qui nella clausura. Una di noi fa delle traduzioni perché conosce varie lingue. Un'altra sorella che sa dipingere molto bene fa le pergamene. Poi ci sono due sorelle che ricamano, devo dire che eseguono ricami molto belli. Confezionano mitrie, casule per i vescovi e talvolta per il Papa. Un'altra sorella lavora al computer e altre due sorelle lavorano in quello che noi chiamiamo «l'orto del Papa». Una parte di questo terreno è affidata a noi, dove produciamo in modo naturale la verdura per Benedetto XVI e per noi.
Qual è una giornata tipo?
Una giornata tipo feriale inizia con la sveglia alle 4.40 Fino alle 9.15 preghiamo con l'ufficio divino, la Messa e la lectio divina. Sono ore ben piene, poi dalle 9.15 alle 12 si lavora in silenzio, per continuare quel rapporto personale con il Signore, per pregare e «ruminare», come dice san Benedetto, la Parola di Dio in un clima di raccoglimento e di silenzio. Dopo c'è il
pranzo e un'ora di tempo libero, in cui ciascuna può riposarsi, leggere o camminare nel giardino. Di nuovo, segue la preghiera liturgica con l'ora nona, quindi altre due ore di lavoro. C'è anche per qualcuna un'ora di studio, perché la lingua ufficiale è l'italiano e alcune sorelle hanno dovuto impararlo, oltre al latino e al gregoriano. Quindi il vespro e un'ora di ricreazione in cui ci si ritrova fraternamente e durante la quale non solo si può, ma si deve parlare. Ci si scambiano le esperienze del giorno, si raccontano storie, oppure qualcuna che ha letto un articolo su «L'Osservatore Romano» lo comunica alle altre. Poi c'è la cena e il riordino della cucina e del refettorio e, infine, verso le nove la compieta, che è l'ultima preghiera che compie la giornata davanti al Signore e davanti alla Vergine. Dopodiché viene il grande silenzio: dalla sera fino al mattino c'è il silenzio non solo di parole, ma anche di cose, di movimenti.
Chi viene a celebrarvi la Messa?
Ogni giorno la Messa viene celebrata dai nostri cappellani: l'assessore della Segreteria di Stato, monsignor Caccia, e i due segretari del sostituto monsignor Rudelli e monsignor Erbì, che si danno il turno settimanalmente. Due volte abbiamo avuto la grazia e il privilegio di avere addirittura Benedetto XVI che ha celebrato la Messa delle 7.30 in un grande clima di gioia e di festa. La prima volta è venuto il 2 luglio 2005 e la seconda il 21 marzo 2006. Nel 2007 non è potuto venire, però ha invitato noi ad andare nella chiesa del Governatorato per un incontro di preghiera che lui presiedeva. Siamo andate con il suo permesso e abbiamo partecipato.
Oltre che la verdura dell'orto, mandate qualche regalo particolare al Papa?
Sì, dal giardino mandiamo le rose, quelle bianche profumate che si chiamano Giovanni Paolo II e che sappiamo essere, pur nella loro umiltà, molto gradite al Papa. Facciamo poi qualche altro piccolo lavoro: abbiamo la cura delle sue vesti bianche. Questo lo facciamo con tanto amore e solerzia. Lo facevamo anche per Giovanni Paolo II. Anche questo ci tiene in comunione continua con il Successore di Pietro.
Cosa fate in particolare per sostenere il ministero petrino? Che posto occupa la liturgia nella vostra vita?
In generale tutta la nostra preghiera, personale e comunitaria, è offerta per il Papa, per le sue intenzioni, per il suo ministero petrino, per i bisogni della Chiesa e dei fratelli. In particolare, dato che abbiamo bisogno anche di concretezza, ogni mattina, nella preghiera dei fedeli, facciamo una preghiera specifica per il Papa e alla fine della Messa e dei vespri recitiamo l'Oremus pro Pontifice. Ogni giorno, oltre ad offrire la Messa, la comunione e tutte le preghiere per lui, recitiamo anche il rosario secondo le sue intenzioni. Alla domenica, dopo l'ora sesta, ascoltiamo per radio l'Angelus. I giovedì e la domenica pomeriggio facciamo l'adorazione eucaristica, in particolare per lui e per le sue intenzioni. In quella del giovedì mettiamo anche un'altra intenzione che sappiamo essere molto cara al Papa, cioè quella per i sacerdoti e per le vocazioni sacerdotali.
Il Papa vi affida qualche intenzione particolare?
A volte sì. Quando è venuto qui da noi per la prima volta ci ha chiesto con molta umiltà e con molta confidenza paterna di pregare in particolare per lui, perché - e, queste sono parole sue, me le ricordo bene - «La croce del papato è talvolta pesante e quindi da solo non ce la faccio a portarla. Ho bisogno del sostegno e della preghiera di tutta la Chiesa, ma in particolare delle anime consacrate e ancora più in particolare delle claustrali, e di voi qui che avete questa missione specifica». Ci ha dato questa intenzione e quella di pregare per i suoi collaboratori. La seconda volta quando è venuto ci ha chiesto di pregare in particolare per l'Europa, perché ci ha parlato di san Benedetto e ci ha detto che dobbiamo aiutare l'Europa a riscoprire e a rivivere le radici cristiane. (n.g.)