L'Ordine di San Giovanni Battista di Gerusalemme nasce ufficialmente il 15 febbraio del 1113, per mano di Papa Pasquale II, che nella bolla Pie Postulatio voluntatis confermò tutte le proprietà gerosolimitane dell'Ospedale retto dal Beato Gerardo de Saxo di Amalfi, specificando che si trattava di beni acquisiti per la cura dei pellegrini e dei poveri.
Proprio il 16 febbraio, ricorrenza molto prossima al giorno anniversario della nascita ufficiale dell'Ordine, si celebrano i funerali del Gran Maestro Fra' Andrew Bertie.
Ecco brevemente riportata la storia dell'Ordine che da quasi 900 anni serve la Chiesa.
I Cavalieri di Malta: il significato di un Ordine monastico-cavalleresco
di Massimo Viglione
Presentare ai lettori di "Radici Cristiane" il Sovrano Ordine Militare di Malta, o, meglio ancora, la storia e le attività dei Cavalieri di San Giovanni e il profondo senso della loro stessa esistenza, è un onore e un onere.
Onere perché v'è tanto da dire in poche pagine, sia per il passato che per il presente. Onore, per la gloria, l'importanza e i meriti dell'oggetto del nostro interesse.
L'Ordine di Malta è di gran lunga il più prestigioso fra gli Ordini Cavallereschi ancora oggi esistenti e attivi: questo sia per la sua quasi millenaria gloriosa storia di servizio alla Chiesa e alla Cristianità, che per l'altamente meritoria attività benefattrice di assistenza e sollievo di sofferenza che le migliaia di cavalieri e dame prestano oggi in ogni parte del mondo, di propria iniziativa e in accordo con Stati e istituzioni internazionali. Sempre in piena osservanza dei dettami della carità cristiana e in perfetta obbedienza alla Chiesa di Roma.
Non basta: l'Ordine... è più che un ordine. È uno Stato a tutti gli effetti, riconosciuto dalla Chiesa, da gran parte della comunità internazionale e con status di Osservatore Permanente presso l'ONU.
Accenniamo nelle pagine seguenti alla storia e alle attività odierne dei cavalieri. Ma affinché tutto ciò sia adeguatamente esposto e compreso, è necessario inquadrare, sebbene in pochissime parole, il contesto storico e spirituale in cui l'Ordine ha potuto nascere, crescere e testimoniare nei secoli la sua fede nel Vangelo e il suo servizio alla Chiesa e ai bisognosi.
Una necessità storica
I pellegrinaggi dall'Europa alla Terra Santa iniziarono fin dai primi secoli del Cristianesimo: su tutti valga l'esempio di sant'Elena Imperatrice. A quei tempi, però, non v'era ancora la minaccia dell'islam.
A partite dal VII secolo, la Palestina, insieme a gran parte del Medio-Oriente e a tutta l'Africa settentrionale (più la Spagna e poi altre regioni mediterranee), cadde purtroppo nelle mani dei musulmani. Da allora, per i pellegrini, oltre agli inevitabili pericoli di un lungo viaggio di carattere naturale o anche umano (predoni, pirati, ecc.), se ne aggiunse uno nuovo, il più grave di tutti: quello islamico.
E se con il passar del tempo per lunghi periodi si giunse ad un "modus vivendi" con l'occupante, occorre tener presente che ancora nell'XI secolo avvennero ripetute stragi di massa di pellegrini da parte dei musulmani.
Tutto ciò, come è noto, spinse i Pontefici romani a proclamare e poi organizzare un movimento di liberazione del Santo Sepolcro, una spedizione militare (cui poi ne faranno seguito varie altre nei secoli successivi) finalizzata al "Recupero della Terra Santa" e al suo mantenimento.
La Prima Crociata, quella trionfatrice, avvenne fra il 1096 e il 1099. Da questo momento, fino al 1187, Gerusalemme è in mani cristiane, e con essa vasti territori mediorientali sotto forma di Regni. Nei decenni successivi, la reazione islamica riconquistò tutto il territorio crociato, fino al 1291, anno della definitiva cacciata dei crociati dall'Oriente Latino.
Durante questi due secoli, il problema principale per la Cristianità fu mantenere le conquiste della Prima Crociata. Problema terribile: l'Oriente era lontano, le comunicazioni difficilissime, i cristiani divisi e rivali fra loro, i musulmani in armi erano milioni: resistere divenne col passar del tempo sempre più arduo.
Altre crociate furono necessarie, e nel XII secolo l'anima stessa della necessità crociata divenne san Bernardo di Chiaravalle, che non solo propugnò e predicò la Seconda Crociata, ma appoggiò e diresse la fondazione di un Ordine di cavalieri votati esclusivamente alla difesa del Santo Sepolcro e dei pellegrini contro gli attacchi musulmani.
L'"esclusivamente" non è esagerato, al punto che i cavalieri, oltre a prestare il loro servizio militare e a vivere secondo le norme della Cavalleria cristiana, prendevano anche i tre voti classici dei religiosi.
In pratica, erano "monaci-cavalieri", e il nome di tale istituzione fu, come noto, "Ordo Militiae Tepli Salomonis", i suoi adepti furono chiamati "templari".
Ma, oltre ai templari, anche altri Ordini monastico-cavallereschi nacquero in quei decenni: citiamo solo i "Cavalieri del Santo Sepolcro", e, nel Nord-Est d'Europa, i "Cavalieri Teutonici", istituiti per la difesa dei missionari che andavano coraggiosamente a portare Cristo e il suo Vangelo nelle terre nordiche ancora pagane (in tal maniera, le crociate si trasformarono quindi in "Crociata", cioè in un'ideale non più legato solo a Gerusalemme, bensì finalizzato alla Cristianizzazione dell'intero mondo ancora pagano).
Insomma, una nuova istituzione nacque in quei decenni nel mondo cristiano d'Oriente: un'istituzione religiosa ma anche cavalleresca, cavalleresca ma religiosa allo stesso tempo: cavalleresca per l'uso delle armi per la difesa della Cristianità, religiosa per i voti che i cavalieri prendevano e per il servizio ai pellegrini e ai bisognosi.
Nel concreto, le due più importanti forme organizzative medievali, che erano anche i più alti ideali della società cristiana di quei secoli, la religiosità monastica e l'ideale cavalleresco, si fusero in uno, producendo un fenomeno nuovo ed eccezionalmente sentito e necessario: quello degli Ordini religioso-cavallereschi.
Questa fu la più grande e gloriosa delle risposte che la Cristianità seppe dare ai secolari assalti dell'islam.
Il primo degli Ordini religioso-cavallereschi
Ancor prima però dell'inizio delle stesse crociate, alla metà dell'XI secolo, un'Ordine "ante-litteram" era già sorto.
La lunga storia dei Cavalieri armati di Cristo prende avvio dal primo ospedale per i pellegrini, che i mercanti di Amalfi avevano ottenuto di poter innalzare a Gerusalemme affidandone la cura ai monaci benedettini.
L'ospedale era retto da fra Gerardo de' Sasso, un monaco santo e coraggioso che aveva rischiato la vita per aver gettato del pane per sfamare i crociati (dall'alto delle mura del ricovero). Sarà proprio il beato Gerardo a costituire l'Ordine Ospedaliero di San Giovanni in Gerusalemme e a far comparire, sulla nera tunica benedettina, dal lato del cuore, la croce bianca della Repubblica Amalfitana, una croce ad otto punte, simboleggianti le Beatitudini.
Il suo successore, notando la necessità non solo di accogliere e curare i pellegrini ma di difenderne il cammino dall'impeto musulmano, diede all'Ordine una nuova missione: proteggere i viandanti. Fu così che l'Ordine Ospedaliero di San Giovanni in Gerusalemme divenne anche militare.
Ancor prima quindi delle crociate il grande ideale aveva già cominciato ad esistere e a incarnarsi anzitutto proprio in quell'Ordine che poi, nel corso dei secoli, a causa della progressiva avanzata musulmana, dovrà ripetutamente cambiare sede, e quindi nome, senza per questo mutare in nulla lo spirito con cui era nato: i Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme (da cui derivano anche i termine di Ospedalieri, Giovanniti o Gerosolimitani), divennero Cavalieri di Rodi dal 1310, anno della conquista dell'isola, e infine dal 1530 Cavalieri di Malta (data che segna la cessione da parte dell'imperatore Carlo V dell'isola omonima all'Ordine).
Difensori della Cristianità
Ricordare tutto questo è importante per comprendere come l'Ordine Giovannita abbia avuto un destino differente da quello degli altri Ordini.
Sebbene alcuni meno importanti ancora esistano tutt'oggi, nessuno di questi è anzitutto uno Stato né può essere paragonato all'Ordine Melitense per importanza e per mole di attività; ma, al di là di ciò, anche il tragico destino dei Templari e il passaggio dei Teutonici al protestantesimo rese speciale il ruolo dei Giovanniti.
Come noto, i Templari, certamente non meno ricchi di meriti nella difesa armata dei pellegrini e della Terra Santa, ebbero però una fine drammatica, con lo scioglimento dell'Ordine da parte della Chiesa, la condanna al rogo del Gran Maestro e l'incameramento dei grandi beni da parte del Re di Francia Filippo IV il Bello, certamente non mosso da sentimenti di fede e pietà in tale inescusabile operazione.
I Teutonici, da parte loro, continuarono a servire gloriosamente la Chiesa per altri due secoli e oltre, acquisendo i meriti precipui della cristianizzazione delle terre baltiche. Essi stessi, come già era accaduto per i Giovanniti, divennero a tutti gli effetti uno Stato sovrano; ma, purtroppo, con il protestantesimo tradirono la loro missione abbandonando la Chiesa, venendo quindi poi secolarizzati (in pratica, il loro Stato si trasformò poi nel Ducato di Prussia).
Ben differente invece fu appunto la storia dei Giovanniti. Nei due secoli in cui i cristiani possedettero territori in Oriente, essi furono sempre presenti in battaglia, anche negli scontri più decisivi, come Hatfin e San Giovanni d'Acri (sebbene, non dimentichiamolo, a differenza dei Templari il cui mandato era precipuamente militare, i Giovanniti erano anzitutto "monaci" e poi "cavalieri").
Sebbene poi, come detto, furono ripetutamente cacciati dai luoghi di residenza a causa dell'avanzata turco-islamica, essi non solo non tradirono mai la Chiesa e se stessi, ma nei secoli a venire, ovunque si trovassero, difesero sempre armi in pugno la Cristianità contro la brutalità dei turchi.
Per tutto il Trecento e il Quattrocento furono sempre pronti al richiamo della Crociata da parte dei vari Papi che da Avignone prima e da Roma poi cercavano - quasi sempre senza successo - di mettere d'accordo i Principi cristiani per difendere militarmente l'Oriente prima e la stessa Europa poi. A Cipro, a Rodi, e, soprattutto a Malta, i Giovanniti diedero la vita e le risorse per frenare l'avanzata islamica. L'eroica e indimenticabile resistenza del "Grande Assedio" di Malta (di cui parliamo in seguito) è solo l'episodio più glorioso e famoso: basti ricordare la loro partecipazione alla Battaglia di Lepanto.
In realtà, i cavalieri giovanniti, per secoli, ancora fino al XVIII, svolsero quella che possiamo definire una salvifica e provvidenziale "attività di polizia" nel Mediterraneo, proteggendo spesso l'Italia e non solo dalle incursioni musulmane.
Anzitutto "religiosi" e poi "cavalieri"?
I tempi cambiano, è vero, e il passar dei secoli ha mutato la scena internazionale. I Giovanniti non furono cacciati da Malta dal secolare infinitamente più numeroso nemico turco, bensì dal "nemico interno", dalla Rivoluzione anticristiana, dal suo più eminente servitore: Napoleone.
Quindi Malta passò agli inglesi, e i Cavalieri dovettero trovare rifugio definitivo nella "culla" della Cristianità, a Roma, mantenendo comunque la caratteristica di Stato sovrano, sebbene senza proprio territorio.
Oggi i cavalieri e dame "combattono" ogni giorno in tutto il mondo in maniera differente: combattono la fame, la sete, le malattie, la miseria, l'ignoranza. E, in questo modo, continuano diuturnamente a servire la Chiesa senza venir meno alla loro vocazione religiosa.
Prima, li abbiamo definiti «anzitutto "religiosi" e poi "cavalieri"», e in un certo senso ciò è vero; e sembra essere ancor più vero oggi, che l'aspetto militare e crociato sembra non dover più loro appartenere e ha lasciato il posto completamente a quello religioso e caritativo.
Ma sarebbe del tutto riduttivo dimenticare, o anche voler velocemente appena ricordare anche il secondo aspetto. Sarebbe più che riduttivo: sarebbe un errore.
I Giovanniti, come i Templari, come i Teutonici, come gli altri cavalieri dei secoli medievali e moderni, hanno servito la Cristianità e la Chiesa secondo la necessità del tempo, pronti a dare la vita per tutto quello per cui vivevano. Se la preghiera e la vita spirituale sono sempre necessarie, se i poveri e i bisognosi vi sono e saranno sempre (secondo le stesse parole del Salvatore), è vero che le circostanze storiche possono mutare.
Ma ciò che non può mutare mai è lo spirito di lotta e servizio che ha sempre animato il cavaliere cristiano, chiunque egli sia e in qualunque tempo e dovunque viva.
Il cavaliere cristiano è colui che offre la sua vita al servizio della Chiesa, della Cristianità e di chi è nel bisogno, in ogni maniera questo possa attuarsi. Se e quando necessario, anche con le armi.
Proprio per questo occorre non dimenticare mai, ma anzi rivendicare con giusto orgoglio, la memoria storica di migliaia di cavalieri morti per difendere la libertà e la Fede dell'Europa cristiana. Il loro sacrificio, infatti, ha contribuito a renderci oggi tutti liberi. Che il loro esempio sia di sprone per ognuno di noi nei difficili momenti che stiamo vivendo
I Cavalieri di Malta: storia di un Ordine cristiano
La storia dell'Ordine di San Giovanni Battista di Gerusalemme, poi di Cipro, poi di Rodi, infine di Malta, è la storia di una istituzione cattolica che nei secoli si è ricoperta non solo di meriti spirituali e morali, ma anche di gloria militare, acquisita nella difesa costante della Cristianità.
di Nicola Montesano
Dalle origini all'abbandono della Terra santa
L'Ordine di San Giovanni Battista di Gerusalemme nasce ufficialmente il 15 febbraio del 1113, per mano di Papa Pasquale II, che nella bolla Pie Postulatio voluntatis confermò tutte le proprietà gerosolimitane dell'Ospedale retto dal Beato Gerardo de Saxo di Amalfi, specificando che si trattava di beni acquisiti per la cura dei pellegrini e dei poveri.
In effetti, l'attenzione verso i bisognosi e, in particolare, verso i pellegrini diretti al Sepolcro vuoto di Cristo è alla base dello spirito caritativo del nuovo Ordine, che faceva propri gli insegnamenti ripresi dalla Regola di san Benedetto.
La funzione militare dell'Ordine si affermò solo successivamente, sotto il magistero del successore di Gerardo, Raymond du Puy, che ritenne necessaria anche una difesa armata dei pellegrini. Questa scelta coincise con l'inizio della fase di militarizzazione dei Giovanniti che, seguendo l'esempio del nuovo Ordine dei Templari, caratterizzò l'operato dei più grandi Ordini religioso-cavallereschi nella difesa dei territori latini della Terra santa contro l'offensiva musulmana.
Questo nuovo vigore cavalleresco, se da un lato aumentò le responsabilità di polizia dei Giovanniti, dall'altro segnò un nuovo impulso alle donazioni che laici, re, principi, conti, signori e religiosi, fecero in favore degli Ospedalieri.
La nascita di questo nuovo Ordine e l'aumento delle funzioni che in esso si fusero ebbe delle inevitabili ripercussioni sulla società del tempo.
In primo luogo, le implicazioni sociali. La doppia natura di monaci e cavalieri fu per il tempo un'assoluta novità; infatti, questa nuova figura in qualche modo scardinò la rigidità della struttura tradizionalmente tripartita della società medievale (clero, nobili e popolo), inserendosi in posizione equidistante proprio tra i monaci e i laici.
In secondo luogo, la gestione del potere. In effetti, le attenzioni più o meno evidenti delle varie corti e della Santa Sede influirono sul ruolo che gli Ospedalieri ricoprirono all'interno delle realtà locali non solo dell'Oriente latino ma, in maniera più evidente, dell'Occidente cristiano.
La doppia natura di nobili cavalieri e religiosi arrecò enormi vantaggi circa la possibilità di accesso a privilegi di varia natura, favorendo, in tal modo, il radicamento degli stessi cavalieri in una società tanto complessa quanto affascinante quale era quella medioevale.
L'ultimo punto riguarda la politica insediativa che l'Ordine sviluppò tra XII e XIII secolo, che potremmo suddividere su due fronti: da una parte, un rafforzamento della propria presenza nell'Oriente latino, campo d'azione dell'operato militare dei Giovanniti; dall'altra un'attenzione particolare alle terre d'Occidente, dove aveva prontamente creato unità produttive, per lo più dislocate lungo le affollate vie di pellegrinaggio, e approntato strutture ricettive nei porti principali per l'imbarco verso Gerusalemme, in modo da permettere un più facile trasporto di uomini, cavalli e derrate alimentari.
A parte la Prima Crociata conclusasi nel 1101, già a partire dalla seconda (1145-‘58) il ruolo offensivo dei frati-cavalieri divenne sempre più importante per le sorti degli eserciti inviati a difendere o riconquistare i Luoghi Santi del regno latino.
Così come non mancarono atti di grande eroismo compiuti dai cavalieri di questo o di quell'Ordine, le fonti ci tramandano casi in cui la foga di combattere portò ad una completa disfatta. Un esempio su tutti fu la sconfitta dell'esercito franco ad opera di Saladino presso i Corni di Hattin, il 4 luglio 1187, nata da un mal consiglio dato dal Gran Maestro del Tempio, Gerardo di Ridefort, al Re di Gerusalemme Guido di Lusignano: preludio alla conquista musulmana di Gerusalemme del 2 ottobre.
La perdita di Gerusalemme coincise con l'organizzazione in Occidente della Terza Crociata (1188-‘92) e l'abbandono di Al-Quds (la Santa) da parte degli Ordini religioso-cavallereschi e di quello che restava dell'esercito franco.
La successiva riconquista cristiana di San Giovanni d'Acri, il 13 luglio 1191, diede di fatto inizio al secondo Regno latino. Nelle mura di Accon trovarono ospitalità tutte le forze cristiane, Ordini militari compresi.
Dopo altre cinque crociate e ripetuti tentativi di liberare il Sepolcro dalla mano musulmana, il 18 maggio 1291, San Giovanni d'Acri fu investita dall'esercito musulmano del sultano al-Ashraf, mettendo fine al secondo Regno cristiano d'Oriente.
Nell'occasione, i Giovanniti, guidati dal Gran Maestro Jean de Villiers, cercarono strenuamente di difendere la città, ma il loro impeto non sortì successo, lo stesso Gran Maestro rimase gravemente ferito ed i cavalieri furono quasi tutti passati al fil di lama.
Da Cipro a Malta
Dopo l'abbandono forzato di Accon tutti gli Ordini trasferirono i rispettivi Conventi a Limassol in Cipro.
La fine del secondo Regno Latino d'Oriente poteva rappresentare anche la fine degli Ordini religioso-cavallereschi, tenuto conto di quanto di lì a breve sarebbe accaduto all'Ordine del Tempio. A questa eventualità i Giovanniti riuscirono ad opporsi reinventando la loro azione militare che si trasformò da pratica squisitamente cavalleresca di terraferma ad operazioni di carattere navale. Per mettere in pratica queste nuove esigenze belliche, l'Ordine diresse le proprie attenzioni di conquista sull'isola di Rodi.
Nel 1306 il Gran Maestro Folco di Villaret volendo dare inizio alla conquista di Rodi strinse un patto con l'ammiraglio genovese Vignolo de' Vignoli, il quale a sua volta era interessato alle isole del Dodecaneso. Il 23 giugno iniziò l'offensiva, che si dimostrò più lunga del previsto; infatti, l'isola cadde il 15 agosto 1307, anche se l'intera conquista si ebbe solo due anni più tardi.
Nel XIV secolo l'Ordine fu diviso in "lingue", che furono prima 7 e poi 8 (Provenza, Alvernia, Francia, Italia, Aragona, Inghilterra, Germania, poi Castiglia-Portogallo). Ogni lingua si suddivideva in priorati o gran priorati, baliaggi e commende.
A Rodi, così come più tardi a Malta, i cavalieri di ogni lingua avevano una propria sede, detta albergo, ma tutti facevano capo ad un'unica sede centrale, il convento.
L'accesso all'Ordine avveniva attraverso varie fasi, si entrava in giovane età come paggi, poi si passavano alcuni anni da novizi in convento studiando l'arte militare e navale; il passo successivo era quello di pronunciare i voti e diventare cavalieri di giustizia. Dopo almeno cinque anni di servizio di galea si poteva accedere alla dignità di commendatore e successivamente, di balì e priore.
Durante il periodo rodiese l'attività di controllo delle acque del Mediterraneo da parte dei Cavalieri di Rodi contro l'insidia turca divenne sempre più frenetica, al punto da infastidire notevolmente i sultani musulmani, decisi sempre più ad eliminarli.
Ai primi due attacchi di Maometto II all'isola di Rodi, nel 1440 e nel 1480, i Cavalieri risposero in maniera efficace. Nulla poterono, però, nel 1522, quando il nuovo, grande attacco della flotta di Solimano il Magnifico tenne sotto assedio Rodi per sei mesi, riuscendo ad occupare l'isola ed a cacciare i Cavalieri dopo il tradimento di due loro comandanti generali.
La cacciata da Rodi segnò l'inizio della prima lunga diaspora dei Cavalieri, durata ben otto anni, conclusasi solo grazie alla donazione da parte di Carlo V, nel 1530, dell'isola di Malta, Gozo, Comino e di Tripoli, che venne persa nel 1551.
In cambio di questi territori, l'ormai Ordine di Malta doveva corrispondere, nel giorno di Ognissanti, un falcone, quale tributo simbolico, al vicerè di Sicilia e mantenere perpetua neutralità verso gli Stati cristiani.
Dal "Grande Assedio" a Napoleone
Così come quella di Rodi, anche la posizione di Malta era geograficamente strategica, perché collocata nel cuore del Mediterraneo. Il controllo delle rotte commerciali da parte dei Cavalieri di Malta creò non pochi fastidi all'avanzata turca nel Mediterraneo e così come era già avvenuto per Rodi, l'isola fu sottoposta a diversi attacchi. Il più importante fu quello ricordato come "grande assedio" (*) del 1565, durato quasi quattro mesi, dal 18 maggio all'8 settembre, vinto dai Cavalieri con eroica resistenza sotto la guida intrepida del Gran Maestro Jean Parisot de la Valette.
L'anno successivo, ed esattamente il 28 marzo 1566, fu posata la prima pietra della nuova città de La Valletta, che nel nome perpetuava la riconoscenza dei Cavalieri e del popolo maltese all'eroe dell'assedio.
Dopo una continua residenza nell'arcipelago maltese durata ben 268 anni, i Cavalieri di Malta dovettero nuovamente affrontare l'onta un allontanamento.
Nel suo viaggio in Egitto, nel 1798, Napoleone Bonaparte entrò nel Grand Harbour e occupò l'isola di Malta. I Cavalieri vennero immediatamente espulsi e le proprietà dell'Ordine confiscate.
Il 26 giugno 1798 il Gran Maestro Ferdinand von Hompesc fu costretto a cedere l'isola al Bonaparte senza poter seriamente resistere in virtù dell'antica promessa di non belligeranza con altri cristiani.
Il Gran Maestro e il Convento dell'Ordine raggiunsero Trieste sotto la protezione dell'Austria. Dopo essersi trasferito temporaneamente a Messina, a Catania e a Ferrara, nel 1834 l'Ordine si stabilì a Roma dove possiede, garantiti da extraterritorialità, il Palazzo di Malta, in Via Condotti 68,e la Villa sull'Aventino.
Il "Grande Assedio": una pagina di eroismo cristiano
Venerdì 18 maggio fu avvistata la flotta turca al largo della baia di Marslokk. I turchi si diressero verso Birgu, fissando la loro base a Marsa, il punto più interno della baia. Le cronache ci tramandano un esercito musulmano che poteva vantare 200 navi capaci di trasportare oltre 30.000 se non 40.000 uomini, con tanto di cannoni e attrezzature per l'assalto. Queste cifre diventano esorbitanti se si tiene conto delle forze acquartierate sull'isola, 8.000 tra Cavalieri e residenti.
Sulla base di queste stime, i turchi sottovalutarono gli avversari, non considerando adeguatamente anche altri fattori esterni, quali i tempi e le modalità dei rifornimenti che dovevano giungere dalla lontana Anatolia.
Sulla terraferma i turchi si dimostrarono confusionari e, nel tentativo di garantire il maggior numero di posizioni, si affidarono al caso e non ad un piano ben articolato. Le classiche tecniche di assedio, quelle che prevedevano l'utilizzo di mine, trincee, sortite nel campo avversario, la distruzione e la riparazione di mura difensive, acquistarono una dimensione del tutto isolana.
In effetti, durante tutta l'estate l'avanzamento turco fu minimo e non portò a nessun risultato significativo. I Cavalieri, dal canto loro, riuscirono ad ostacolare l'offensiva musulmana grazie ad un ben articolato sistema di nuove trincee interne e di mura secondarie. Il Gran Maestro guadagnò tempo sacrificando uomini a Forte Sant'Elmo, in modo da tenere lontani gli assedianti dalla zone difese.
Questa fase di stallo continuò per tutto agosto, rendendo ormai nulla la spinta offensiva iniziale dei turchi, ai quali non restava altro da fare che prepararsi per l'evacuazione, in quanto l'arrivo dell'autunno lo avrebbe precluso. II 6 settembre giunsero dalla Sicilia i rinforzi inviati da Filippo II, che risultarono comunque inutili in quanto gli assediati erano sopravvissuti all'assedio.