Il 25 febbraio uscirà, per le edizioni Cantagalli, la prima traduzione italiana del saggio contro l'eugenetica di Gilbert K. Chesterton (pubblicato nel 1922 dall'editore Cassel) con il titolo "Eugenetica e altri malanni".
Il grande scrittore inglese così scriveva, con profetica lucidità, nei primi decenni del secolo passato: "Come Giove doveva essere nascosto dalle grinfie del Tempo divoratore, come Gesù Bambino da Erode, così il bambino non nato va nascosto dal suo onnisciente oppressore. Lui che non vive ancora, lui e solo lui è abbandonato; e cercano la sua vita per portargliela via".
Le argomentazioni dei sostenitori del progresso scientifico invocavano allora come oggi la libertà di ricerca e la possibilità di straordinari vantaggi futuri tanto che, a proposito dell'eugenetica, Chesterton affermava: "è esaltata con nobili professioni di idealismo e benevolenza, con una retorica assai eloquente su una maternità più pura e una posterità più felice; ma solo perché il male è sempre adulato".
Si nota bene come, a distanza di quasi 90 anni, non si possono considerare sorpassate le riflessioni di questo grande pensatore, soprattutto alla luce dei dibattiti sollevati in Italia in questi ultimi anni.
La moratoria sull'aborto l'ha inventata Chesterton
Esce "Eugenetica e altri malanni", il saggio del grande romanziere britannico che introdusse nel 1924 la polemica contro «la casta degli esperti della salute»
Gilbert Keith Chesterton era una specie di nottola di Minerva al contrario. La civetta di Hegel spiccava il volo al crepuscolo, a guardare il tramonto di una giornata e di una realtà ormai compiute; lui vedeva una cosa in atto, ma già ne coglieva le ombre sul futuro. Quell'orribile forza - così l'avrebbe chiamata qualche decennio dopo Clive Staples Lewis nell'omonimo grande romanzo - l'ha scorta prima della Grande guerra, l'ha descritta, poi l'ha vista inabissarsi sotto la tragedia delle armi. "Eugenics" era pronto per essere pubblicato, ma finì in un cassetto: c'era altro di cui occuparsi, e contro cui protestare e per cui combattere. Nove anni dopo lo scrittore riaprì quel cassetto, perché la forza era di nuovo scatenata: progetti di legge per limitare il numero dei malati di mente, congressi in cui si metteva a tema il "miglioramento" necessario della popolazione, correnti scientifiche che propugnavano la selezione naturale prematrimoniale, grandi scrittori (George Bernard Shaw su tutti) pronti a benedire la causa. Così scriveva agli inizi del Ventesimo secolo l'autore del Pygmalion: «Sono d'accordo con quanto esposto, e non esito a dire che ormai non c'è scusa ragionevole per disconoscere il fatto che nulla se non una religione eugenica può salvare la nostra civiltà dalla sorte toccata a tutte le civiltà precedenti».
Tutto questo è «chiamato per comodità eugenetica», annota con quella che tutti chiamano ironia, ma che sembra di più una voglia matta di far parlare la realtà. In Italia il cassetto lo riapre Cantagalli, traducendo per la prima volta gli scritti di Chesterton ("Eugenetica e altri malanni", pp. 344, euro 22 , prefazione del capogruppo Udc alla Camera Luca Volontè, che ha un ruolo di primo piano nel reperimento del testo).
E l'eugenetica prende piede - altra espressione perfetta - grazie all'«alleanza disastrosa tra abnorme ingenuità e abnorme peccato». Ha una base morale, secondo cui «il bambino per il quale noi siamo principalmente e direttamente responsabili è il bambino che deve ancora nascere». La furia con cui il grande scrittore decritta l'ideologia eugenista fa sorridere solo alla prima lettura, poi è una lama di inquietudine. Come quando racconta dell'adepto che nobilmente è chiamato a rifiutare di sposare la fidanzata caduta dalla bicicletta, con «un'arcana semplicità da far gelare il sangue» che ricorda quella con cui oggi si sceglie chi far nascere, e chi no.
Chesterton è irresistibile mentre seziona gli espedienti con cui l'ideologia che oggi chiameremmo scientista si fa strada. Tra le pagine appaiono in controluce i volti di Umberto Veronesi e Monica Bellucci, i testiomonial del sì alla legge 40. Ci sono i trucchi linguistici («le parole lunghe tranquillizzano», e l'interruzione-di-gravidanza era là da venire), buone volontà rapite da promesse di progressismo, un clima culturale dove «l'inettitudine a ogni sorta di pensiero è considerata arte di governo» e in cui diventa impossibile pensare che «uomini in cappello e cappotto stiano preparando una rivoluzione». Una rivoluzione silenziosamente e deliberatamente anarchica, perché «l'anarchia è la condizione d'animo di chi non si può fermare».
Il disegno di legge sui deboli di mente fatto circolare dalla "Eugenics Review" che aveva fatto sobbalzare lo scrittore nasce dalla follia di togliere la responsabilità del padre sul figlio, e dell'uomo su se stesso: «L'eugenista deve trattare ognuno, se stesso incluso, come un'eccezione a una regola che non c'è». Da qui la pretesa che qualcuno o qualcosa giudichi gli uomini con la stessa superiorità con cui gli uomini giudicano i matti, ma senza dire con quale autorità. Questa autorità, pervicacemente occultata, è ciò che GKC chiama «tirannia medica» della «casta» fatta di «esperti della salute»: un dispotismo antico e senza dogmi, che armonizza «l'indurimento del cuore col rammollimento della testa», che sogna di porsi sopra l'uomo in materia di fondamentali diritti umani, realizzando una guerra contro i deboli, «ciò che l'eugenetica è fin dal principio».
L'accetta di Chesterton cala pesantissima: «Chi tenta davvero di tiranneggiare tramite il governo è la Scienza. (...) Non ho paura della parola "persecuzione" quando è attribuita alle chiese, e non è minimamente come termine di biasimo che la attribuisco agli uomini di scienza. È un termine di realtà legale. Se esso significa l'imposizione mediante la polizia di una teoria ampiamente contestata e indimostrabile in via definitiva, oggi a perseguitare non sono i nostri preti ma i nostri dottori. L'imposizione di dogmi simili costituisce una Chiesa di Stato: in un senso più antico e più forte di quello riferibile oggi a qualsiasi Chiesa soprannaturale (...) L'inquisitore imponeva violentemente il suo credo perché esso era immutabile. Il savant lo impone violentemente perché domani forse lo cambierà (...): è la prima Chiesa che si basa sul non aver trovato la verità».
Una Chiesa ufficiale del Dubbio, come la chiamerà, senza ragioni ma piena di moventi, che si nutre di impenitente inevitabilità e di negazione del libero arbitrio, e sfocia in una legislazione che «proibisce la carità umana» imponendo lo Stato fin dentro le cose più intime della carne, fino a rendere assurdo che il matrimonio e la maternità non debbano essere disciplinati da commi e decreti.
L'analisi dello scrittore si fa anche politica e culturale: l'ideologia eugenista si insinua nel tentativo - alla Bobbio ante litteram - di collegare liberalismo e socialismo. Ma il ponte si spezza, spalancandosi in un abisso di anarchia che Chesterton ci fa intravvedere con l'impressionante racconto finale della piccola Eugenette, micidiale profezia del destino oscuro dell'uomo perfetto. Lo scrittore scolora a tratti in una posizione confusamente anticapitalista: si scaglia contro l'«impulso plutocratico che sta dietro a tutta l'eugenetica: nessuno pensa di applicarla alle classi preminenti. Nessuno pensa di applicarla dove sarebbe più facile». Oggi, forse, il cassetto sarebbe da riaprire di nuovo, perché su questo non aveva visto giusto.
Eppure c'è un antidoto, che non è appena un trito attaccamento ai valori andati, né una ripulsa della scienza come tale. È la difesa di un'esperienza più personale, che la tradizione affida al mistero della libertà di ciascuno. Una semplice, immane sfida per cui «la fondazione di una famiglia è l'avventura personale di un uomo libero», per cui un'autorità implica una ragione anziché farla a pezzi.. Per cui la responsabilità è verso la vita che c'è, e non verso quella che potrebbe esserci.
IL LIBRO IN USCITA
Uscirà lunedì 25 febbraio in libreria "Eugenetica e altri malanni", di Gilbert Keith Chesterton (Cantagalli editore, pp. 344, euro 22). La prefazione è di Luca Volontè, capogruppo dell'Udc alla Camera e collaboratore di Libero. Il saggio, pubblicato nel 1922, è una critica alle posizioni eugenetiche che allora si facevano avanti cercando di giustificarsi con le teorie evoluzioniste
L'AUTORE
Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) scrisse romanzi, racconti, poesie, saggi, opere teatrali e reportage giornalistici. Celebre per la scrittura brillante e la verve polemica, è autore fra l'altro di "L'innocenza di Padre Brown", "Il segreto di Padre Brown", "L'uomo che fu Giovedì", "Le avventure di un uomo vivo", "L'Uomo Eterno", "L'Osteria Volante", "L'età vittoriana in letteratura"
Stevenson? La scienza lo avrebbe eliminato
di Gilbert Keith Chesterton
Pubblichiamo per concessione dell'editore alcuni stralci da "Eugenetica e altri malanni" di Gilbert Keith Chesterton (Cantagalli, pp. 344, euro 22, prefazione di Luca Volontè). Nel primo, lo scrittore porta l'esempio di uno dei suoi autori prediletti, Robert L. Stevenson, per sconfessare le tesi eugenetiche.
Per quanto riguarda i puri e semplici invalidi, gli eugenisti citerebbero il caso di matrimoni con persone di famiglie affette da tisi (o da altre malattie presumibilmente ereditarie), domandando se almeno in questi casi non sia chiaramente opportuno un intervento eugenico. Permettetemi di far loro osservare che ancora una volta hanno idee confuse. La malattia o salute di un tisico può essere una cosa chiara e calcolabile. La felicità o infelicità di un tisico è tutt'altra cosa, e non è calcolabile affatto. Che senso ha dire alla gente che se si sposa per amore rischia di essere punita mettendo al mondo un Keats o uno Stevenson? Keats morì giovane, ma godette in un minuto più di un eugenista in un mese. Stevenson soffriva di tubercolosi, e per quanto ne so un occhio eugenico avrebbe forse percepito tale circostanza già una generazione prima.
Ma chi eseguirebbe questa operazione illegale, di impedire la nascita di Stevenson? Intercettare una lettera traboccante di buone notizie, confiscare un canestro pieno di doni e di premi, rovesciare in mare torrenti di vino inebriante: sono pallide immagini di un intervento eugenico degli antenati di Stevenson. Il punto essenziale, tuttavia, non è questo: con Stevenson non si tratta semplicemente del piacere che dà a noi, ma del piacere che ebbe lui. Anche se fosse morto senza scrivere una riga, avrebbe goduto gioie più ardenti di quanto sono concesse alla maggior parte degli uomini. Dirò di lui, al quale devo tanto: perisca il giorno in cui nacque?
Soldi dallo Stato per migliorare la razza
di Francis Galton
Francis Galton (1822-1911) era cugino di Charles Darwin. Nel 1865 scrisse sul Macmillan's Magazine un articolo in cui invitava lo Stato a far accoppiare gli uomini e le donne più «adatti» per creare una nuova specie. Il testo è contenuto nell'appendice del volume di Chesterton, come esempio delle derive dell'eugenetica.
Grazie a un accurato esame dei voti ottenuti da ognuno di voi, e dal loro confronto, sempre in base a principi stabiliti, con quelli delle giovani donne più meritevoli, siamo stati in grado di scegliere dieci di esse con riferimento alle vostre qualità individuali. Il matrimonio tra voi e queste dieci dame, secondo la lista che ho in mano, offrirebbe la probabilità di una non comune felicità a voi stessi, e, cosa di supremo interesse per lo Stato, produrrebbe probabilmente una progenie di straordinario talento. In queste circostanze, ove alcuni o tutti questi matrimoni fossero concordati, la Sovrana in persona accompagnerà all'altare le spose, in una festa nobile e solenne, tra sei mesi, nell'Abbazia di Westminster. Noi per parte nostra siamo pronti ad assegnare a ciascuna coppia 5000 sterline come dono di nozze, e a sostenere le spese del mantenimento e dell'educazione dei vostri figli, grazie agli ampi fondi messi a nostra disposizione dallo Stato. Se si spendesse in provvedimenti per il miglioramento della razza umana la ventesima parte di ciò che si spende per il miglioramento delle razze di cavalli e di bovini, quale galassia di geni non potremmo creare! Potremmo introdurre nel mondo profeti e grandi sacerdoti della civiltà, sicuramente come propaghiamo gli idioti accoppiando crétins. Gli uomini e le donne di oggi, in confronto a quelli che potremmo sperare di far nascere, sarebbero ciò che i cani randagi di una città orientale sono in confronto alle nostre varietà altamente selezionate.
I figli, un privilegio riservato a pochi eletti
La "Eugenics Review" era una delle riviste più attive nel diffondere le tesi eugenetiche. Nell'aprile del 1923 pubblicò un "progetto di riforma eugenica"inviato da un lettore anonimo, che poi si ricostruì essere il nipote di Darwin. Un'altra testimonianza, secondo Chesterton, della follia scientista (riportata nell'appendice).
Un autorevole lettore, che ha dedicato all'argomento molta riflessione ma che desidera rimanere anonimo, ci manda il seguente profilo di un progetto di riforma eugenica da lui considerato efficace. Egli è giunto a questa conclusione, desumiamo, perché ritiene che la sterilizzazione sia inattuabile e che la promozione dei metodi contraccettivi diminuirà il numero relativo degli adatti. Data la provenienza, il progetto è degno di considerazione. È certamente nostro vivo desiderio che l'esame qui proposto possa essere portato nella sfera della politica pratica.
1. Tutti i cittadini vanno sottoposti, in età poniamo di diciotto anni, a un esame medico e psicologico (quale è in uso per le assicurazioni sulla vita), e classificati come A, B, o C.
A. Prima classe.
B. Condizione fisica e mentale di qualità sufficiente a consentire il matrimonio.
C. Subnormali, cui è interdetto procreare.
2. Nessuno può sposarsi senza rendere nota la propria classificazione a coloro cui spetta conoscerla.
3. I subnormali possono sposarsi solo se la donna ha superato i quarantacinque anni.
Rimane il caso delle relazioni illegittime. Si potrebbe rendere reato penale che un subnormale stabilisca una relazione del genere con una donna di meno di quarantacinque anni. Si creerebbe in questo modo una forte opinione pubblica. La responsabilità sarebbe attribuita all'individuo in un modo che in molti casi risulterebbe efficace. Gli uomini di classe C saprebbero di potersi sempre sposare scegliendo una donna dell'età giusta.
Per approfondire la conoscenza di Gilbert Keith Chesterton:
chesterton - il blog dell'uomo vivo, il blog della Società Chestertoniana Italiana