Lo Zuavo Pontificio

Mercoledì, 14 Maggio 2008

Osservatorio

2008

Notizie

moschea_notte.jpgL'edificio ed un'ampia area saranno concessi in affitto alla comunità islamica dal sindaco Flavio Zanonato (Pd). La Lega Nord promuove il referendum "Moschea si, moschea no?". Il Vescovo di Padova e il Direttore del settimanale diocesano si pronunciano a favore della moschea.

Ma sorgono alcuni quesiti seri che vanno ben al di là del referendum...

Data: 11/05/2008

ritratto_1.jpgInizia oggi a Bassano del Grappa l'81ª Adunata Nazionale degli Alpini che terminerà il giorno 11 maggio.
Dell'eroico corpo delle Penne Nere fece parte anche un giovane sacerdote milanese: don Carlo Gnocchi (1902-1956). Don Carlo all'inizio della seconda guerra mondiale, per stare vicino ai suoi giovani, si arruolò volontario come Cappellano militare nel battaglione alpino "Val Tagliamento" destinato al fronte greco-albanese. Al termine della campagna, dopo un breve intervallo a Milano, don Carlo ripartì per il fronte Russo con gli alpini dell'eroica Divisione Tridentina (nel 1942), partecipando così alla terribile Campagna di Russia. Nei momenti più tragici della ritirata, egli promise ai morenti che sarebbe diventato padre dei loro figli orfani. Ritornato miracolosamente in Italia, don Carlo iniziò il suo pietoso pellegrinaggio attraverso le vallate alpine, alla ricerca dei familiari dei caduti per dare loro un conforto morale e materiale. Dopo l'8 settembre 1943, per la sua militanza nelle Fiamme Verdi del Cln, venne perseguitato dai nazifascisti. Il 17 ottobre 1944 fu arrestato e condotto a San Vittore per aver fatto fuggire in Svizzera partigiani, ebrei e politici: uscirà dieci giorni dopo, per un deciso intervento del Cardinale Schuster. A guerra finita, quando guardò alle file e file di ragazzi e di bambini mutilati dalla cieca crudeltà della guerra, la sua anima si rivelò completamente: era un soldato della bontà. Darsi per il bene degli altri, consolare, sorreggere, rieducare, far vivere, questa era la sua milizia, questa era la sua battaglia, che ha combattuto eroicamente fino all'ultimo istante.
La testimonianza di questo santo sacerdote, che si spera di vedere presto proclamato Beato, illumina di una luce speciale anche la storia degli Alpini. Si tratta della luce di Cristo, di quel Cristo che è il Dio umile e misericordioso che si fa compagno di strada dell'uomo nel suo non facile peregrinare in questa vita. Don Carlo divenne il "portatore di Cristo" e lo fu anche "portando Cristo" là dove sembrava esserci solo l'inferno...

Riportiamo una breve ma toccante biografia del venerabile don Carlo Gnocchi, scritta dal carmelitano padre Antonio Maria Sicari.

Data: 09/05/2008
Autore: Antonio Maria Sicari

papa_paulusvi.jpgSono passati quarant'anni dalla promulgazione dell'Enciclica profetica "Humanae Vitae" (25 luglio 1968). Un'Enciclica che portò Paolo VI a decidere, «come avvocato della persona umana», anche contro la maggioranza della commissione di studio appositamente da lui costituita. Si trattava non solo di riaffermare, approfondendolo, un insegnamento che apparteneva al patrimonio permanente della dottrina morale della Chiesa, ma anche di contrastare la logica profonda dell'atto contraccettivo e la sua radice ultima. Quale logica? Quale radice? La logica anti-vita: per la quale in questi quarant'anni numerosi Stati hanno rinunciato alla loro dignità di essere i difensori della vita umana innocente, con le legislazioni abortiste, realizzando così una vera strage di innocenti. Una logica che ha la sua radice nella ribellione contro Dio Creatore, unico Signore della vita e della morte delle persone umane, nel tentativo, intrinsecamente assurdo, di costruire un mondo da cui Dio sia del tutto estraneo. «Raramente - scrisse l'allora card. Ratzinger - un testo della storia recente del Magistero è divenuto tanto un segno di contraddizione come questa Enciclica, che Paolo VI ha scritto a partire da una decisione di coscienza profondamente sofferta».

Oggi, anche se con un notevole ritardo, che è costato non poco all'intera società, anche le femministe e gli ecologisti pare ammettano il valore profetico dell'Enciclica "Humanae Vitae". Ma certi settori della vita ecclesiale sembra che resistano ancora nel considerarla tale...

Data: 07/05/2008

guardiesvizzere.jpgUna storia di grande eroismo. Il 6 maggio 1527 è passato alla storia non solo come l'inizio dell'infame Sacco di Roma, ma anche come il giorno del primo autentico "battesimo di fuoco" per il corpo di Guardie Svizzere Pontificie che aveva cominciato a servire il Papa e il Papato un paio di decenni prima. Quel giorno i soldati svizzeri difendevano San Pietro guidati dal comandante Kaspar Röist. Le orde dei lanzichenecchi non rispettarono il luogo santo e sferrarono con veemenza il loro attacco. Le Guardie Svizzere Pontificie caddero eroicamente con il loro Comandante. Dell'intero corpo, costituito da 189 soldati, se ne salvarono solo 42, quelli che erano di servizio quel giorno nel Palazzo Apostolico col compito di scortare Papa Clemente VII al sicuro in Castel S. Angelo.

Data: 05/05/2008
Autore: Alberto Carosa

copertina.jpgSulla prestigiosa e autorevole rivista "La Civiltà Cattolica" nel mese di aprile scorso è apparso un articolo dal titolo "L'inferno vuoto" del padre gesuita Giandomenico Mucci. L'articolo affronta un tema che ovviamente è molto importante, decisivo... anche per i più scanzonati.

Riportiamo il testo integrale.

Data: 04/05/2008
Autore: Giandomenico Mucci S.I.

1957_gg_tra_i_culatelli_pi.jpgI "trinariciuti", seguaci di Palmiro Togliatti e della Mosca staliniana, de "L'Unità", organo ufficiale del Partito comunista italiano, diedero la notizia della scomparsa di Giovannino Guareschi in un corsivo di poche righe che pareva il resoconto burocratico di una purga staliniana e concludeva parlando del "malinconico tramonto dello scrittore che non era mai sorto". Il conto con quel rompiscatole reazionario era saldato una volta per tutte. Giusto il tempo di un anniversario, e anche lui sarebbe finito nel dimenticatoio...

Invece eccoci qua a celebrare il centenario della sua nascita. Passano i decenni ma il lavoro di Giovannino Guareschi non invecchia, anzi, come il vino buono, migliora. Le storie di Don Camillo, Peppone e il Crocifisso che parla, rappresentano una scuola di autentica umanità anche per le giovani generazioni. E grazie al suo successo internazionale, con 20 milioni di copie vendute nel mondo e oltre 400 edizioni in tutte le lingue, Guareschi è, e resta, ancora oggi uno degli scrittori italiani più tradotti e più amati dal pubblico internazionale. Con buona pace dei "trinariciuti" di vari colori...

(Nella foto: Giovannino Guareschi passa in rassegna... i culatelli nostrani e il gagliardo lambrusco)

Data: 03/05/2008
Autore: Alessandro Gnocchi

profilo.jpgCento anni fa, il primo maggio 1908, nasceva a Fontanelle di Roccabianca (Parma) Giovannino Guareschi, uno degli umoristi più completi del nostro Novecento. In occasione della Festa dei Lavoratori, il sindacalista Giovanni Faraboli, capo dei locali socialisti, interruppe il suo comizio per mostrare, dalla finestra della Casa dei Socialisti, il neonato al popolo, esclamando: "Compagni, oggi è nato un nuovo campione dei socialisti". La previsione era sbagliata, ma Faraboli fu scelto come modello per il personaggio immortale di Peppone.

A cento anni dalla nascita, Guareschi viene riproposto al grande pubblico non solo come scrittore, umorista, disegnatore, giornalista, polemista, autore radiofonico, sceneggiatore di film, di pubblicità per la tv e programmi radiofonici, ma più ancora come uomo libero. Un uomo talmente libero da obbedire solo alla propria coscienza, la quale obbediva solo al Padre Eterno. Un uomo talmente libero che un bel giorno, per continuare ad essere libero, prese la strada della galera, mettendo così in pratica quanto aveva scritto: "Per rimanere liberi bisogna a un bel momento prendere senza esitare la via della prigione". Libero, dunque, e perciò sovversivo. Scriverà infatti: "Monarchico in una repubblica; di destra in un paese che cammina decisamente, inflessibilmente verso sinistra; sostenitore dell'iniziativa privata in tempi di statalismo, assertore di italianità in tempi di antinazionalismo; cattolico intransigente in tempi di democristianismo, io non sono stato - come poteva sembrare - un indipendente, bensì un anarchico. Non un uomo libero, ma un sovversivo. E perciò è giusto che mi venga tolta la parola e la libertà"...

Data: 30/04/2008
Autore: Francesco Agnoli

adelaide_1.jpgSiamo nell'imminenza dell'uscita nelle sale cinematografiche del film storico religioso "Ghiaie", sulle presunte apparizioni della Madonna alla piccola bambina Adelaide Roncalli, avvenute in terra bergamasca per tredici giorni in due cicli: il primo dal 13 al 21 maggio, il secondo dal 28 al 31 maggio 1944.

La Madonna aveva predetto ad Adelaide: "Soffrirai molto, ma non piangere perché dopo verrai con me in paradiso". "In questa valle di veri dolori sarai una piccola martire...". Ma Adelaide era troppo bambina per valutare subito la gravità di queste parole. Dopo le apparizioni, fu isolata, spaventata e tormentata psicologicamente, tanto che alla fine qualcuno, il 15 settembre 1945, riuscì a strapparle uno scritto di ritrattazione che peserà come un macigno sul processo di riconoscimento delle apparizioni. Il 12 luglio 1946, smentì la ritrattazione che le era stata dettata, riaffermando per iscritto la veridicità delle apparizioni, ma purtroppo non ebbe l'esito sperato poiché il 30 aprile 1948, il vescovo di Bergamo mons. Bernareggi emise il Decreto di "non consta", proibendo "ogni forma di devozione alla Madonna, venerata come apparsa a Ghiaie di Bonate".

Ricordando il 60º anniversario della pubblicazione del Decreto del vescovo di Bergamo, ne pubblichiamo il testo originale e la sua spiegazione-commento, redatta pochi mesi dopo la sua promulgazione da un noto canonista dell'epoca, mons. B. Verzaroli, bergamasco e professore alla Pontificia Università Lateranense di Roma. Il commento fu inviato al Prevosto delle Ghiaie di Bonate, don Cesare Vitali. Si tratta di un testo che chiarisce il senso e i limiti del decreto.

Data: 29/04/2008

elio_sgreccia.gifL'assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato il 16 aprile scorso la Risoluzione 1607 che invita i 47 Stati membri a orientare, laddove necessario, la propria legislazione in maniera da garantire effettivamente alle donne "il diritto di accesso all'aborto sicuro e legale"associando così, per la prima volta in un documento ufficiale del Consiglio d'Europa, il concetto di aborto a quello di "diritto".

Forti e argomentate critiche a questa preoccupante Risoluzione vengono mosse da mons. Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, in un articolo apparso sull'Osservatore Romano, che qui proponiamo integralmente.

Data: 27/04/2008
Autore: mons. Elio Sgreccia

salma_08.jpgTutti in fila per venerare il corpo prezioso di un santo contadino. Con buona pace di quegli "intellettuali" e "spirituali" così poco evangelici e tanto mondani.

Per comprendere meglio quanto è avvenuto a San Giovanni Rotondo con l'esumazione del corpo di San Pio da Pietrelcina presentiamo un'intervista fatta al professor Nazzareno Gabrielli, perito biochimico del Vicariato di Roma per la conservazione dei Santi, che in queste ultime settimane ha continuamente fatto la spola fra Roma e San Giovanni Rotondo per «preparare» il corpo di Padre Pio in vista dell'esposizione ai fedeli. Seguono anche le interviste a mons. Nicola Bux, professore della Facoltà Teologica Pugliese e al teologo carmelitano padre Antonio Maria Sicari, autore per l'editrice Jaca Book di una fortunata serie di Ritratti di santi.

Data: 25/04/2008
Autore: AAVV

jean_galot.jpgSi sono svolti martedì scorso a Bruxelles i funerali del noto teologo gesuita Jean Galot, spentosi il 18 aprile a Woluwe-Saint-Pierre, nei pressi della capitale belga, all'età di 89 anni.

Padre Galot si è dedicato all'insegnamento, prima a Eegenhoven e successivamente a Roma, alla Gregoriana, dove ha tenuto per più di vent'anni la cattedra di teologia. Il suo è stato un insegnamento saldo, sorretto da una fede semplice e forte, impartito senza tanti ornamenti. Una presenza umile e discreta la sua, che ha comunque lasciato il segno sia negli studenti che nell'intera comunità di studiosi. Con gratitudine, proponiamo un breve profilo biografico.

Data: 24/04/2008

guareschi_giornale.jpgL'avanzata dei "Trinariciuti" del Fronte Popolare nell'aprile del 1948 è fermata da 'uomini normali', cioè da uomini dalla coscienza viva. Uno di essi - e non ultimo - è Giovannino Guareschi. La battaglia di Giovannino e di Candido contro il Fronte popolare, assicura il mantenimento della democrazia in Italia...

Data: 22/04/2008
Autore: Marco Ferrazzoli

solzenicyn_2.jpgLa pubblicazione in russo del libro "Arcipelago Gulag" nel dicembre 1973 a Parigi, segnò il destino dell'autore, Alexander Isaevic Solzenicyn (Premio Nobel per la letteratura, 1970). Infatti dopo un mese e mezzo Solzenicyn venne arrestato, internato nel carcere di isolamento di Lefortovo, privato della cittadinanza ed espulso dal suo Paese. Proprio qualche ora prima di essere arrestato e mandato in esilio, il 12 febbraio 1974, Solzenicyn scrisse forse la sua opera più significativa, l'appello "Vivere senza menzogna".

Nella rivista 'La Nuova Europa' (1, 2008), è comparso un interessante saggio di Ljudmila Saraskina, autrice di una monumentale biografia di Solzenicyn di imminente uscita in Russia, che ripercorre la storia e il significato del famoso appello di Solzenicyn a "vivere senza menzogna", che è innanzitutto l'invito a rifiutare di partecipare personalmente al male, secondo quanto a ciascuno viene dettato dalla sua personale coscienza. Si tratta dunque di un invito non politico, né filosofico o religioso, ma esistenziale rivolto a ciascuno perché ciascuno si interroghi sul senso della propria esistenza posta di fronte al tribunale della verità. La verità era stata appunto la provocazione che Solzenicyn aveva lanciato dal momento in cui aveva pubblicato il suo Una giornata di Ivan Denisovic e tale provocazione aveva scatenato la reazione, prima ancora che del Partito, di quella parte della società che con la propria complicità con la menzogna era la vera spina dorsale del sistema. L'impressionante rassegna delle reazioni degli scrittori ufficiali dà un'idea di quanto fosse estesa e profonda questa complicità e di quanto sia difficile resistere alla seduzione del male.

Data: 21/04/2008
Autore: Adriano Dell'Asta

mons_ranjith_3_1.jpgMons. Albert Malcom Ranjith, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha scritto la Prefazione del recente libro "Versato per molti. Studio per una fedele traduzione del pro multis nelle parole della consacrazione" (Cantagalli 2008), il cui autore è il sacerdote Manfred Hauke, professore di Patrologia e Dogmatica alla Facoltà Teologica di Lugano, dal 1992 membro della "Pontificia Academia Mariana Internationalis" e dal 2005 presidente della Società Mariologica Tedesca.

"Versato per molti" è uno studio meticoloso che raccoglie i frutti della discussione contemporanea su questo tema, ne presenta il fondamento biblico, segue l'interpretazione delle parole sacre durante la storia, riporta gli appositi documenti del Magistero e, finalmente, dona una lettura sistematica della corretta traduzione.

Riportiamo il testo integrale della Prefazione di mons. Ranjith e la Lettera circolare della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, inviata all'Episcopato mondiale il 17 ottobre 2006, nella quale si trattava la corretta traduzione delle parole latine "pro multis" nella formula per la consacrazione del Preziosissimo Sangue durante la celebrazione della Messa.

Data: 19/04/2008

cartina_1.jpgLe elezioni del 18 aprile 1948 furono la prima grande battaglia elettorale della Repubblica. Il clima è già quello della Guerra fredda. La Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi uscirà vincitrice dalle urne (48%) battendo il Fronte Democratico Popolare formato dal Pci di Togliatti, dal Psi di Nenni e da altre formazioni minori (31%). Le carte degli archivi militari alleati mostrano un'estrema preoccupazione per la situazione italiana prima e dopo il voto. C'è il timore che il Pci non accetti il risultato delle votazioni e scelga la strada rivoluzionaria. Lo scenario più temuto prevede il possibile intervento militare della vicina Jugoslavia di Tito. Le forze titine non avrebbero problemi a travolgere l'esercito italiano e a impadronirsi di località strategiche per tagliare in due l'Italia: Rimini, Ancona, la base aerea di Foggia e Trieste gli obiettivi principali. Il Pci, nel frattempo, insorgerebbe nelle regioni in cui è più forte: Emilia (20950 uomini armati); Lombardia (13000); Campania (6500); Piemonte (5500); Marche (5000); Umbria (5000); Veneto (5000).

Si tratta di un retroscena che solo ora viene alla luce grazie alle ricerche condotte da Salvatore Sechi e che sono pubblicate dalla rivista "Critica Sociale". Lo storico si è servito di documenti inediti provenienti dal Dipartimento di Stato e dagli archivi del Ministero della Difesa degli Stati Uniti.

(Nella cartina: la dislocazione degli uomini armati del Pci pronti a mobilitarsi in caso di insurrezione. Secondo le stime dei militari alleati e italiani, i comunisti potevano intervenire con qualche possibilità di successo in Emilia, Lombardia, Campania, Piemonte, Marche, Umbria e Veneto. Lo scenario più temuto era però un intervento nel conflitto di Tito. Le truppe jugoslave potevano avanzare via terra in Friuli. Ma anche sbarcare in città all'epoca strategiche dal punto di vista delle comunicazioni militari: Rimini, Ancona e Foggia.)

Data: 18/04/2008
Autore: Ugo Finetti

papa_in_usa.jpgBenedetto XVI ha concluso il giorno del suo 81º compleanno incontrandosi con circa 350 vescovi e cardinali statunitensi per recitare con loro la preghiera dei Vespri, nel Santuario Nazionale dell'Immacolata Concezione di Washington D.C.. Al termine della preghiera vespertina il Santo Padre ha pronunciato un lungo e articolato discorso e, successivamente, ha risposto alle domane a lui rivolte da alcuni dei vescovi presenti all'incontro.

Riportiamo di seguito i testi integrali dei due importanti interventi del Santo Padre.

Data: 17/04/2008

fame_globalizzata.jpgIl fantasma è arrivato ed è un fantasma che fa veramente paura... È il fantasma della «globalizzazione della fame». La fame si sta abbattendo sul mondo. Banca mondiale e Fondo monetario internazionale lanciano l'allarme: l'aumento dei prezzi del cibo sta riducendo alla fame intere popolazioni. Secondo dati ufficiali, dal marzo 2007 al marzo 2008 il prezzo del grano è cresciuto del 130%, la soia dell'87%, il riso del 74%, il mais del 31%. Senza immediati aiuti si rischiano proteste pubbliche e conflitti armati. In 37 Stati in tutto il mondo, da Haiti al Messico (con la rivolta della "tortilla"), dal Senegal all'Egitto, negli ultimi mesi continuano a susseguirsi rivolte per il forte rialzo dei prezzi dei generi alimentari, che colpiscono le fasce più povere di Paesi con un'economia fragile. Ma l'intervento immediato per queste popolazioni non è sufficiente; è necessario risalire alla causa di questa carestia mondiale che va avanzando. Il dito è puntato sulla globalizzazione che ora comincia a presentare i suoi conti. Il giorno dell'Epifania il Santo Padre aveva pronunciato parole molto importanti: «"Nebbia fitta avvolge le nazioni" e la nostra storia. Non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt'altro». Nel bel mezzo di questa grave crisi alimentare mondiale la voce del Papa si farà udire a tutto il mondo quando rivolgerà il suo discorso all'assemblea dell'Onu il 18 aprile.

Data: 16/04/2008
Autore: Maurizio Blondet

i_love_the_pope.jpgGrazie Gesù,
perchè con il tuo servo Benedetto XVI hai preso per mano quella piccola bambina smarrita e sofferente che è l'umanità contemporanea, e la conduci sulle vie della speranza.
Anche a te, caro Santo Padre, presentiamo tutta la nostra gratitudine, piena d'affetto, nel giorno del tuo 81º compleanno.

Data: 16/04/2008

parlamento_bruxelles.jpgNella grande casa chiamata "Unione Europea" accadono episodi inquietanti che fanno pensare che si stia percorrendo la via di una "democrazia totalitaria", traduzione politica della «dittatura del relativismo». Il timore annunciato dal Servo di Dio Giovanni Paolo II ha trovato conferma nei fatti...

 

[Nella foto: la sede del Parlamento europeo a Bruxelles]

Data: 15/04/2008
Autore: Roberto Marchesini

paulbyrne.jpgIl confine tra vita e morte continua a porre notevoli dilemmi etici. In particolare intorno al concetto di "morte cerebrale". L'argomento è stato trattato in modo sistematico nell'antologia "Finis vitae. La morte cerebrale è ancora vita?", edito da Rubbettino, la cui traduzione italiana è stata presentata il 27 febbraio scorso al Consiglio Nazionale per le Ricerche (CNR).

Alla conferenza erano presenti alcuni medici, neurologi, biologi, filosofi e giuristi di fama internazionale, insieme al curatore del libro, il professor Roberto de Mattei, già Vicepresidente del CNR e docente di Storia del Cristianesimo all'Università Europea di Roma.

Il dibattito è stato articolato a partire dal comitato di Harvard del 1968 che, convenzionalmente, identifica la morte della persona umana con il coma irreversibile, ovvero con la morte cerebrale. I relatori intervenuti hanno però dimostrato come, attraverso i progressi della scienza, molti pazienti abbiano recuperato sorprendentemente le loro facoltà fino a condurre una vita ai limiti della normalità. L'intervento del professor Paul A. Byrne, professore di Pediatria presso la Facoltà di Medicina dell'Università dell'Ohio (Stati Uniti) e direttore del reparto di Neonatologia e Pediatria al S. Charles Mercy Hospital dell'Ohio, ha subito messo in luce numerosi casi clinici sorprendenti. Quanto emerge dall'esperienza diretta del professor Byrne testimonia che spesso molti pazienti nati con danni cerebrali alla nascita, oggi conducono una vita sostanzialmente normale e, soprattutto, sono felici di vivere. «La morte - ha affermato Byrne - non può identificarsi con il venir meno delle funzioni cerebrali: devono cessare anche quelle respiratorie e circolatorie perché un paziente possa essere qualificato come morto. Infatti non è il cervello a rendere viva una persona, bensì l'anima».

Riportiamo un'intervista concessa dal professor Byrne alla rivista Radici cristiane.

[Nella foto: il professor Paul A. Byrne]

Data: 12/04/2008
Autore: Veronica Rasponi