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Mercoledì, 20 Agosto 2008
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Armeria degli Zuavi Pontifici

Pio IX e la «presa di Roma» del 20 settembre 1870

Un documento inedito

L'articolo presenta un documento inedito, che in forma di promemoria narra come la città eterna e la Curia Romana si preparassero alla già preannunciata occupazione di Roma da parte dell'esercito regio italiano, comandato dal generale Cadorna. Come è noto, gli studi storici su questa materia non sempre concordano nel riferire i fatti accaduti. È un ulteriore «tassello» che aiuta a ricostruire il «mosaico» di quegli avvenimenti, togliendoli da quell'alone di leggenda spesso creata e messa in circolazione ad arte, per accreditare determinate interpretazioni o letture «politiche» di quei fatti.

Il tema del Risorgimento, insieme a quello del fascismo e del comunismo, è uno dei più dibattuti in sede storica: «Non passa giorno che in Italia - scrive Paolo Mieli - non si abbia un'accesa discussione su questi temi» (1). Ciò è particolarmente vero per le vicende legate alla storia del Risorgimento italiano. Le questioni ancora aperte o «irrisolte» (come ritenevano gli intellettuali «meridionalisti» di fine Ottocento) della storia risorgimentale riguardano oggi non soltanto gli storici di professione, ma anche il mondo della cultura e della politica. Accanto infatti a convinti assertori dell'unità d'Italia (in verità la maggioranza) ce ne sono altri che la rigettano, a motivo dell'impronta «romanista» (fondata sull'idea, prima repubblicana e mazziniana poi monarchica e sabauda, di un'unità nazionale che si realizza e si «chiude» soltanto con la presa di «Roma capitale») che essa assunse con il passare del tempo; ci si appella a presunti valori o meglio a interessi regionalistici e locali che lo Stato unitario «romanizzandosi» avrebbe negato o disconosciuto, invocando anche in sede politica l'autogoverno.

Le massime istituzioni dello Stato da tempo cercano di tenere a freno queste spinte «separatiste»: esse ancora oggi, come nell'immediato periodo postunitario, si sentono in dovere di legittimare, facendo riferimento alla gloriosa tradizione risorgimentale, l'esistenza dello Stato unitario a più di 140 anni dalla sua creazione, come in diverse occasioni ha fatto il presidente della Repubblica C. A. Ciampi. La difesa dello Stato unitario e delle sue strutture democratiche è, a nostro avviso, un dovere «pubblico e politico», che dovrebbe coinvolgere non soltanto le più alte cariche dello Stato, ma anche tutti coloro che sono chiamati a gestire la «cosa pubblica», e in generale tutti i cittadini.

Ora non intendiamo ripercorrere le vicende che prepararono e realizzarono in più riprese o fasi il processo di unificazione nazionale, sulle quali peraltro esiste un'abbondante letteratura storica, ma fermare la nostra attenzione alle giornate che immediatamente precedettero quello storico 20 settembre del 1870. Lo faremo presentando un documento inedito, che in forma di promemoria narra come la città eterna e la Curia Romana si preparassero alla già preannunciata occupazione di Roma da parte dell'esercito regio italiano, comandato dal generale Raffaele Cadorna. Come è noto, gli studi storici su questa materia non sempre concordano nel riferire i fatti accaduti, anche a motivo della scarsità delle fonti documentarie. Alcune questioni rimangono ancora aperte: piccole se si vuole, ma significative in sede storica, anche perché riguardanti le ultime vicende di una delle più antiche e gloriose istituzioni della storia del cristianesimo - il potere temporale dei Papi - che ha avuto per molti secoli un ruolo politico e morale di primo piano nella storia dell'Occidente.

Si hanno, per esempio, diverse versioni sull'udienza che Pio IX concesse all'inviato di Vittorio Emanuele II, sulle parole che il Papa pronunciò in quell'occasione e su ciò che egli fece e disse immediatamente dopo quella penosissima udienza. Ci si chiede, inoltre, quale fosse il clima che si respirava a Roma in quelle giornate: esso fu di frenetica cospirazione, come riteneva una certa storiografia di parte, oppure semplicemente di rassegnata attesa? Tutto questo risulta dal nostro documento, il quale, beninteso, è soltanto un ulteriore «tassello» che aiuta, insieme ad altri, a ricostruire il «mosaico» di quegli avvenimenti, togliendoli da quell'alone di leggenda che a lungo li ha circondati: leggende spesso create e messe in circolazione ad arte, per accreditare determinate interpretazioni o letture «politiche» di quei fatti. Prima di riportare il documento, ci sembra opportuno riferire brevemente sugli avvenimenti che accompagnarono gli ultimi giorni del potere temporale dei Papi, per poterlo correttamente leggere e valutare all'interno di un quadro di riferimenti storici precisi.

Fonte: La Civiltà Cattolica 2002 III 455-468 quaderno 3654