Esposizione di uno studio di Giovanni Spadolini che ricostruisce lo scontro diretto, quasi trentennale, fra il mondo cattolico italiano e lo Stato unitario nato dalla Rivoluzione italiana, il Risorgimento, dando spazio non solo all'opera di chi era disposto all'accettazione dei fatti compiuti, ma anche all'epopea di chi si opponeva radicalmente a essi, non per questo incapace di discernere correttamente e di mutare linea d'azione quando i rivoluzionari si spaccarono in liberali conservatori e in progressisti.
Giovanni Spadolini è stato uno dei principali esponenti della cultura "laica" italiana nel secondo dopoguerra. Nato a Firenze nel 1925, dal 1950 docente universitario di Storia Contemporanea, ha poi diretto i quotidiani il Resto del Carlino e Corriere della Sera, dal 1955 al 1972; in questo anno è stato eletto senatore della Repubblica nelle liste del Partito Repubblicano Italiano, iniziando una carriera politica che lo ha portato a diventare il primo presidente del Consiglio non democristiano della storia repubblicana, dal 1981 al 1982, e infine ad accedere alla seconda carica istituzionale dello Stato, la presidenza del Senato, che ha ricoperto dal 1987 al 1994.
Anche la sua scomparsa, avvenuta il 4 agosto 1994, è stata occasione di polemiche per la sua supposta - e speriamo reale - conversione avvenuta sul letto di morte (1); lo storico di grande cultura, l'uomo politico militante in uno dei partiti italiani più anticattolici, colui che ha dedicato la sua vita intellettuale e politica al servizio del riavvicinamento fra cattolici e liberali, cercando di smussare l'intransigentismo dei primi e l'anticlericalismo dei secondi, ha forse sperimentato al termine della vita come, almeno in un'occasione, si sia costretti a compiere una scelta radicale fra abbandonarsi nella fede nel Signore risorto oppure rimanere impantanati nello scetticismo di chi crede che tutto abbia avuto origine e si concluda su questa terra.
Della vastissima produzione di Giovanni Spadolini propongo la lettura di una delle opere principali, L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, la cui prima edizione risale al 1954 (2).
Si deve naturalmente trattare di una lettura critica, che tenga conto delle posizioni dell'autore e della sua tesi già ricordata, presente in tutta la sua produzione storica, in particolare della lettura del Risorgimento e delle sue conseguenze sulla storia nazionale. Ciononostante, lo studio di Giovanni Spadolini rimane uno dei fondamentali sulla storia del movimento cattolico e si lascia apprezzare per le moltissime informazioni trasmesse, ma soprattutto per l'esposizione della storia dei cattolici intransigenti, condotta sempre utilizzando le fonti e facendo così emergere dall'oblio le vicende dell'entusiasmante lotta organizzata dei cattolici italiani contro la violenza istituzionale dello Stato liberale nel periodo che va dal 1870 al 1898. L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98 è quindi indispensabile per chi voglia conoscere una fase sostanzialmente ignota - vedremo perché - della storia dei cattolici italiani, e ignota anche e soprattutto nel mondo cattolico.
L'opera di Giovanni Spadolini ha avuto una notevole risonanza sin dalla prima edizione pubblicata nel 1954, a ridosso del Congresso di Napoli della Democrazia Cristiana, l'assise che, nel giugno di quell'anno, sanciva il tramonto di Alcide De Gasperi alla guida del partito. E proprio Alcide De Gasperi - come ricorda Giovanni Spadolini nella prefazione all'edizione del 1976 - fu uno dei primi a iniziare la lettura de L'opposizione cattolica da Porta Pia al '98, poche settimane prima della morte avvenuta nell'agosto dello stesso 1954: l'ex segretario della Democrazia Cristiana avrà così potuto rilevare la diversità, per il mondo cattolico italiano, fra la sua stagione, quella dell'andata al governo dopo la fine della seconda guerra mondiale, e il trentennio di dura opposizione che caratterizzò la fine del secolo XIX. Alcide De Gasperi - ricorda sempre Giovanni Spadolini - non amava il cattolicesimo intransigente, e ad allontanarlo da questa prospettiva era la sua formazione cattolico-liberale - avvenuta, fra l'altro, nel clima di collaborazione fra Stato e Chiesa nell'Impero austro-ungarico -, che gli rendeva estranea e difficile da comprendere l'opposizione culturale e sociale dei cattolici intransigenti allo Stato italiano.
Infatti si trattò di opposizione e di opposizione globale, che partiva dal rifiuto di riconoscere i fatti compiuti - cioè, in particolare, la presa di Roma nel 1870 da parte dell'esercito italiano - e che si esprimeva nel tentativo di costruire una società alternativa in tutte le sue infrastrutture: il "paese reale" contrapposto al "paese legale", dominato prima dalla Destra storica poi, dopo il 1876, dalla Sinistra guidata da Agostino Depretis.
E fu un'opposizione assoluta, "[...] che stabiliva un varco insuperabile fra la concezione cattolica della vita e quella razionalistica e liberale" (p. 3) e che veniva ripetutamente affermata dal Magistero della Chiesa a partire dall'enciclica Mirari vos, pubblicata da Papa Gregorio XVI nel 1832, poi ripresa dal successore, il servo di Dio Papa Pio IX, nell'enciclica Qui pluribus, del 1846, nell'allocuzione Iamdudum cernimus, del 1861, e nella lettera apostolica Multiplices inter machinationes, del 1865, quindi nell'enciclica Quanto conficiamur moerore, diretta ai vescovi italiani nel 1863, tutti documenti ampiamente ricordati da Giovanni Spadolini in uno dei due capitoli della Premessa intitolato appunto Il Sillabo e dedicato a ripercorrere la genesi e a presentare i punti principali di questo documento e dell'enciclica Quanta cura, della quale costituisce un'appendice, promulgati l'8 dicembre 1864.
Tutti questi testi del Magistero serviranno da fondamento all'opposizione cattolica contro i princìpi della Rivoluzione e quindi porteranno al rifiuto della Rivoluzione italiana, il cosiddetto Risorgimento, tema al quale Giovanni Spadolini dedica il secondo capitolo della stessa Premessa, analizzando punto per punto la profonda distanza che separa gli enunciati del Magistero della Chiesa dall'ideologia liberale, sia nella sua versione "moderata" che in quella radicale o mazziniana.