Lo Zuavo Pontificio

Venerdì, 4 Luglio 2008

Armeria degli Zuavi Pontifici

DOSSIER Le persecuzioni di Padre Pio

Autore:
Luigi Peroni
Contenuti:

Sesta Persecuzione

 

Il 9 Settembre 1963 giunge a San Giovanni Rotondo, come amministratore Apostolico, cioè nominato dalla Santa Sede, padre Clemente da Santa Maria in Punta.

Da questa data fino al 1968 (trapasso di Padre Pio) si compie l'ultima persecuzione.

L'abile diplomatico, padre Clemente, non è soltanto un superiore che si avvicenda nella carica di governo della Provincia monastica, ma viene come amministratore apostolico, qualifica che gli conferisce il ruolo di Rettore straordinario della diocesi, con attribuzioni pari a quelle di un vescovo e, quindi, anche superiori a quelle del padre generale.

Sotto di lui, il cui governo (1963-1970) si stende anche al di là del trapasso del Padre, la persecuzione assume una caratteristica tutta speciale, perchè si concreta tutta nell'imporre al suddito la più rigorosa osservanza del voto di obbedienza, nel più assoluto silenzio, nella totale sottomissione.

Questa persecuzione, a differenza delle altre, si incentra tutta e soltanto sul Padre.

Come già detto, egli assume anche gli incarichi di provinciale e di guardiano del convento, perciò esonera subito l'attuale guardiano (padre Rosario da Aliminusa- Settembre 1960, Gennaio 1964), sostituendolo con un suo delegato (padre Carmelo da San Giovanni in Galdo, Gennaio 1964- Maggio 1965), che, a sua volta, verrà sostituito da padre Giacinto da Sant'Elia a Pianisi (Maggio 1965).

Il potente amministratore viene con il mandato specifico di far mutare a Padre Pio le disposizioni testamentarie del 4 Ottobre 1960 (che amici del Padre avevano formulato), mutamento che dovrebbe consistere nel costituire la Santa sede erede universale dei beni mobili ed immobili di Casa Sollievo della Sofferenza; e di far rilasciare al Padre una dichiarazione attestante che lo scandalo dei registratori sacrileghi è soltanto una montatura della stampa, che Egli non è stato mai perseguitato, che non ha mai subito vessazioni morali e che non è stato mai privato della libertà.

La prima dichiarazione sottoposta alla firma del Padre riguarda i registratori sacrileghi (Settembre 1963).

Ma il Padre ha visto e mostrato ad altre persone le installazioni dei microfoni; se firmasse, firmerebbe il falso: Il Superiore non può opporre nulla ed il documento resta lettera morta.

Nel Gennaio 1964 viene presentato per la firma del Padre, un secondo documento, in cui Egli dovrebbe dichiarare che mai alcuna limitazione è stata posta alla Sua libertà personale e ministeriale.

Ma il Padre fa osservare che, se firmasse, Egli dovrebbe negare la verità e dovrebbe anche calunniare i confratelli ed altri che hanno denunciato alle autorità religiose e civili la realtà dei fatti.

Così anche questo documento rimane lettera morta.

Il nuovo testamento richiesto al Padre, che costituisce la Santa Sede erede universale di tutti i beni, mobili ed immobili, ha come scopo fondamentale di togliere di mezzo l'ente giuridico auspicato dal Padre per la continuità dell' Opera.

Vengono sottoposti alla firma di Lui due documenti: un nuovo testamento, che costituisce la Santa Sede erede universale, e, in alternativa, un "legato" sempre a favore della Santa Sede, di tutti i titoli, valori, crediti.

È il 10 Maggio 1964.

Il Padre chiede un giorno di tempo per la riflessione (cioè di preghiere allo Spirito Santo) e l'11 Maggio firma tutt'e due i documenti, lasciando ai superiori la facoltà di scelta.

I superiori scelgono il testamento.

Ma per i superiori resta il chiodo grosso di riuscire ad ottenere una dichiarazione da cui risulti che non sono stati mai usati mezzi coercitivi nei confronti della Sua libertà fisica e ministeriale.

Il primo tentativo fatto nel Gennaio del 1964, come si è visto, è andato fallito.

Allora l'amministratore ricorre ad un ripiego: toglie tante delle limitazioni della libertà tuttora in vita (viene rimandato al suo paese padre Rosario, guardiano; viene tolta la clausura alla vecchia sagrestia; così che le donne possano riavvicinare il Padre; viene consentito al Padre di tornare dopo tre anni, a celebrare le funzioni Pasquali; viene tolta la durata cronometrica delle confessioni; i confratelli possono tornare a servirGli la Messa; viene consentito l' aiuto ed il sostegno al Padre in caso di necessità.

Dopo questo ripristino di un pò di normalità, viene sottoposta al Padre una dichiarazione (16 Dicembre 1964) di godimento di libertà.

La dichiarazione è formulata diplomaticamente: in essa si dice che il Padre gode "ora" di libertà che trova nelle autorità comprensione, che non conosce persecutori.

Invitato a firmare "per il bene dell' Ordine e della Chiesa", il Padre firma.

Questa dichiarazione di libertà sembra a molti nemici di Padre Pio una Sua ritrattazione e una confessione di verità e ne esultano.

Allora il prof. Mario Cinelli, cronista capo dell'Osservatore romano, con l'assenso del card. vicario Angelo dell'Acqua, va da Padre Pio per chiedere due cose: se Egli sia veramente libero e se la situazione a tutti nota sia mutata in meglio.

Il Padre nega. Cinelli Gli chiede allora perchè abbia firmato.

"Figlio mio -risponde- mi hanno sforzato".

Quando, però, padre Clemente da Santa Maria in Punta manda all'Osservatore Romano la dichiarazione di libertà firmata da Padre Pio per farla pubblicare, si vede respingere la richiesta.

Allora si reca personalmente al giornale e fa ferro e fuoco per ottenere la pubblicazione. Ma invano.

Si rivolge allora alla Rivista settimanale l'Osservatore Romano della Domenica.

Come si vede nella sadica malvagità di questa apparentemente benevola confessione di libertà, il Padre viene costretto a fare ciò che non vuole, con subdola diplomazia.

Così è avvenuto per il testamento, così per la dichiarazione di libertà.

In questo doloroso quinquennio (1960-1964) il Padre è tormentato da malesseri, capogiri, sfinitezza che Gli fanno sempre correre il rischio di cadere.

Ma Gli viene negato il sostegno, specialmente nel salire o discendere le scale.

A chi Gliene parla, dice: "cado perchè mi sento mancare le forze; mi appoggio al muro e cado un pò alla volta".

Cade sulla scala che congiunge il coro grande al piccolo, cade nel bagno, ove rimane giacente per due ore, cade tante altre volte.

Chi dà una mano ai seviziatori, a strapazzare e svillaneggiare il Padre, in questi Suoi anni di vita è il demonio.

Lui non manca mai, ma spesso si fà vivo in prima persona.

Tra il 5 ed il 6 Luglio 1964, alle ore 10 di sera, appare all'improvviso e si scatena sul santo frate, massacrandolo di botte; tenta di accecarLo, costringendoLo, cosa che non era mai accaduta, a gridare aiuto: "Fratelli aiutatemi!... Fratelli aiutatemi!..."

I frati accorrono e Lo trovano sotto il letto, con gli occhi gonfi e con i segni evidentissimi come di due dita che avessero tentato di accecarLo.

È quasi privo di vita, sanguina dalla bocca e dal naso ed ha un'ampia ferita sull'arcata sopracciliare destra.

La voce infernale si fa sentire ancora (tutti possono udirla) la mattina seguente, che grida per bocca di un'ossessa: "L' avrei voluto distruggere quel vecchiaccio, mi ha rubato un'anima che era già mia! Questa notte gli occhi Glieli avrei cacciati certamente se quella donna non Gli avesse messo un cuscino sotto il viso!".

È il condottiero dei persecutori che spesso prende personalmente l'iniziativa.

Il 17 Aprile 1965, padre Clemente da Santa Maria in Punta intrattiene il Padre a colloquio, nella Sua celletta, per quindici minuti.

Non si conoscono i particolari del colloqio; si è potuto soltanto sapere, data la riluttanza del Padre a parlare degli ordini ricevuti, che Gli è stato imposto di non avere più relazione con i medici della Clinica e di non farsi visitare da professori clinici, alcuni dei quali di fama internazionale, Suoi amici.

Non si è potuto sapere altro; ma appena padre Clemente si allontana dalla Sua celletta, il Padre subisce una violenta crisi ed un improvviso collasso.

È l' inzio della lunga agonia che accompagnerà il Padre negli ultimi tre anni e mezzo ridotto ormai in un corpo inerte.

Egli parla pochissimo, è sempre raccolto in preghiera, la corona ruota incessantemente sulle Sue mani ed a chi Gli si avvicina ripete soltanto qualche raccomandazione: "Compotatevi bene e siate grati al Signore..... Sopportate le sofferenze per amore di Gesù... Non perdete di vista la presenza di Dio..... Attento, figlio mio, perchè il nemico è sempre pronto in agguato... Pregate la Madonna che Mi porti con Sè.."

Il 10 Agosto 1964, ricorrenza annuale della Sua prima Messa, chi la sera Gli fa gli auguri, Lo vede prorompere in dirotto pianto, mentre dice: "..... 54 anni di indignità".

Eppure, di fronte a questo colosso di umiltà, di sacrificio, di santità, c'è ancora - chi lo crederebbe? - qualcuno che, rivestito d'autorità, impartisce direttive per torturarlo e distruggerlo.

Costui, capace della più disumana crideltà, consente che al santo frate siano somministrati potenti medicinali che Lo stordiscono e Lo vadano privando delle capacità di intendere e di volere.

Proprio così: Gli vengono dati sonniferi, barbiturici, droghe varie che Lo privano di forze, Gli appesantiscono le gambe, Lo lasciano in balia di spaventose vertigini, Lo fanno stramazzare a terra.

Coloro che preparano i medicinali, mantengono il più assoluto segreto sui preparati e non confidano ad alcuno la natura delle droghe o delle fialette di stupefacenti utilizzati.

Rimangono gravemente colpevoli in coscienza.

Neanche il direttore sanitario della Casa Sollievo della Sofferenza, clinico illustre, molto riserbato e figlio devotissimo del Padre, riesce a carpire il segreto dei medicinali.

Gli amici del Padre nulla possono, perchè a tutti è vietato di intervenire nella questione. Chi è riuscito a vedere (ad esempio padre Pellegrino che ha assistito il Padre negli ultimi tempi di vita) assicura che le pasticche medicinali fatte prendere al Padre, senza ingerenza di altri, sono più di quanto possa contenere il fondo di un piatto e che le fialette usate per le inezioni vengono fatte sparire prima che se ne possa conoscere il contenuto.

Il Direttore sanitario di Casa Sollievo, afferma che alcuni medici, di nascosto, hanno prelevato delle orine del Padre e, fatte anlizzare in laboratorio, vi hanno trovato tracce di barbiturici che potrebbero far morire un cavallo in tre giorni.

Si impone allora la domanda: "Quale il motivo di questo attentato alla vita del Padre?".

Qualche ingenuo sciocco ha creduto che questi medicinali siano serviti a dare rilassamento ed a far riacquistare un poco di sonno al Padre.

Lasciamo queste anime candide nelle loro angeliche credenze.

Altri, invece, più scaltriti, sono certi che quei trattamenti siano stato l'ultimo tentativo per stroncare la forte fibra del Padre, e quindi la Sua vita, poichè nessun'altra via sperimentata ha dato i frutti sperati. Cioè, in parole povere, il Padre potrà essere stroncato dalla Sua Opera soltanto rendendoLo privo di senno.

Il perseguitato è ormai giunto agli ultimi giorni di vita. Egli obbedisce agli ordini superiori, senza curarsi della salute e della vita. Agli amici che insistono perchè Lui si opponga a quei trattamenti, Egli sdegnosamente reagisce, perchè, per Lui, il voto di obbedienza è sacro e non ammette resistenza od opposizione.

Qui Egli ci si presenta come una creatura soggetta a continuate sopraffazioni, negatrici dei diritti elementari dell'uomo e dei sentimenti cristiani di carità; come uno sottoposto a continue vessazioni, ingiustizie, abusi di potere.

Cristo sulla croce disse " Padre, perdona loro..."

Per questo motivo, e solo per questo motivo, a noi non rimane che chinare la testa.

Però, perdonare non significa chiudere gli occhi sull'offesa, ma rinunciare a qualsiasi rivalsa sull'offensore.

Perchè, anche di Colui che disse "Padre, perdona loro..." La Scrittura invita a tenere la memoria: "Videbunt in quem transficerunt". "Terranno l'occhio su colui che hanno trafitto ".