Lo Zuavo Pontificio

Venerdì, 4 Luglio 2008

Armeria degli Zuavi Pontifici

DOSSIER Le persecuzioni di Padre Pio

Autore:
Luigi Peroni
Contenuti:

Quinta Persecuzione

 

È, questa, una persecuzione molto ben curata e preparata, ed anche la più velenosa.

È diretta a privare Il Padre di tutti i beni della Sua Opera.

Essa va dal 1960 al 1964.

Anello di congiunzione tra questa persecuzione e la precedente sono proprio i frati della persecuzione tutt'ora in corso, i quali, mentre stanno ancora impiantando i registratori qua e là in convento e stanno già studiando la questione del registratore sacrilego in confessionale, provano un momento di grande sgomento, perchè, inaspettatamente, un'incaricato del Sant'Uffizio è venuto ad ispezionare il convento.

L' incaricato è mons. Mario Crovini mandato dal cardinale Alfredo Ottaviani, segretario di S.V. molto vicino a Padre Pio.

Essi informano immediatamente la Curia Generalizia dei padri cappuccini, dell'arrivo del visitatore.

La Curia, molto preoccupata per le possibili gravi conseguenze che potrebbero derivare se il fatto dei microfoni venisse a conoscenza del Sant' Uffizio, sente la necessità sia per dissociarsi dal fatto delittuoso, sia per coprirsi le spalle, di rivolgere una "Supplica" al Papa (30 Aprile 1960) affinchè invii a San Giovanni Rotondo un Visitatore Apostolico.

La richiesta viene accolta e la Suprema Congregazione affida la "Visita" a mons. Carlo Maccari, capo di secondo ufficio del Vicariato di Roma, con l'incarico di esaminare le molte questioni relative al convento, alla Clinica ed al ripristino dell'ordine.

L'arrivo di Maccari segna la fine della persecuzione in corso, che prevedeva la distruzione del grande mistico, l'espropriazione di Casa Sollievo e l'impianto dei registratori sacrileghi.

Tuttavia, (è questo è il destino dei grandi Santi), egli, che dovrebbe essere il restauratore di un poco di normalità in convento, si fa paladino di una nuova persecuzione, associandosi ai dirigenti cappuccini della fallita persecuzione, i quali, nonostante tutto, rimangono in carica fino al termine del mandato.

Maccari compie la sua visita in due mesi (30 Luglio- 2 Ottobre 1960), ma invece di svolgere il suo compito con riservatezza e serietà, suscita, con la sua superficialità, mancanza di oggettività, faciloneria, opinioni preconcette e soprattutto antipatia ed avversione per Padre Pio, una folata di malcontento, di ribellione, di confusione e disorientamento tra le coscienze senza contare il vespaio di scandali giornalistici (che si succedono in tre ondate dall'Ottobre 1960 all'Aprile 1961).

È inutile stare a rivangare i suoi stupidi giudizi.

Qui se ne fa solo un breve cenno come "pro memoria": ".....io parlo in nome del Papa e quindi mi dovete ubbidire......in Padre Pio regna il demonio dell' impurità .....la Sua vita è un sensualismo mistico....la confessione con il Padre deve durare non più di tre minuti... la ressa all'apertura della chiesa è una manifestazione invereconda e di sollecitazione dei sensi... è dal 1918 che Padre Pio dà fastidio alla Chiesa...."

Insomma egli si serve di ogni pettegolezzo per gettare discredito, derisione, accuse di simonia, di idolatria, di fanatismo, contro l' apostolato del Padre.

Ma è bene non dire altro dei suoi discorsi strambi ed irragionevoli. E tacciamo anche delle coercizioni fisiche e morali inflitte al Padre dal segretario di Maccari, mons. Barberini, che poi ha buttato alle ortiche la veste talare.

I buoni padri cappuccini, amici di Padre Pio, sopportano con forzata rassegnazione questo stato di violenze morali, ma spesso non possono contenere il risentimento ed esplodono: "Guai se tutti i rappresentanti del Papa fossero così!" (Padre Raffaele da S. Elia a Pienisi, ex superiore di Padre Pio).

Ed ancora: "Il visitatore arreca non poche amarezze e non poco turbamento al Padre" (Padre Ferdinando da Riese, estensore della "Vita" ufficiale presentata alla Sacra Congregazione).

Nell'Ottobre del 1960, il cardinale Tardini richiama definitivamente a Roma mons. Maccari, ponendo così fine allo scempio ed al disordine che costui ha portato a San Giovanni Rotondo.

È stato in periodo breve, ma per il Padre, che deve portare avanti la Sua missione, è un periodo di straziante tortura e di villano sballottamento.

Prima di ripartire da San Giovanni Rotondo, Maccari comunica a Padre Pio che è "pensiero" del Papa Giovanni XXIII di voler provvedere alla sistemazione giuridica dell'Opera.

Padre Pio prontamente ubbidisce e padre Agostino (per Lui) scrive al Papa ringraziandolo di voler dare stabilità giuridica alla Clinica (3 Ottobre 1960).

Però, chi è amico del padre, preoccupato per il futuro dell'Opera, prospetta a Lui l'opportunità di fare testamento e Padre Pio lo fa (4 Ottobre 1960) istituendo erede universale un ente giuridico che la Santa Sede dovrà erigere a S. Giovanni Rotondo alla Sua morte.

Il testamento, come si può notare, è del giorno successivo alla lettera al Papa.

Padre Pio, come si sa, è totalmente ignaro di abilità diplomatiche.

Ma chi per Lui ha formulato il testamento, che istruisce erede universale un ente giuridico che la Santa Sede dovrà erigere alla morte di Padre Pio, è stato abilissimo.

Infatti alla morte del Padre, la Santa Sede dovrà attenersi alle volontà del defunto e, istituendo un ente giuridico a cui affidare l' opera, le saràimpossibile disporre secondo altre sue scelte.

Il testamento è tenuto segreto, ma quando, non si sa come, viene a conoscenza della Casa Generale dell'Ordine, un anno dopo, il padre generale si precipita a San Giovanni Rotondo, il 16 Novembre 1961, per intimare a Padre Pio di girare in bianco le azioni.

Egli, accompagnato da tre autorità cappuccine (tutte nemiche del Padre) ordina a Padre Pio di girare le azioni.

Padre Pio, senza battere ciglio, esegue.

Il giorno 17, cioè il giorno seguente, le azioni, girate vengono consegnate alla santa sede nella persona del Papa, che dovrà scegliere l'ente che dovrà entrarne in possesso.

La Clinica viene costituita giuridicamente tra le Opere di religione, mentre Padre Pio ne è lasciato padrone finchè è in vita.

Ma per un atto provvidenziale il successore di Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, bloccherà la questione della destinazione delle azioni, in attesa di più mature decisioni.

Come si vede è una vera e propria rapina; una rapina nel pieno senso della parola.

Con la sola differenza che i comuni rapinatori ottengono lo scopo con il mitra: questi rapinatori in tonaca con l'arma dell'obbedienza.

Come si è visto, da 1956 al 1964 si susseguono due persecuzioni, quella che si propone di estromettere il Padre dalla Sua Opera (accentrata sulla vergogna dei registratori) e quella dovuta al Visitatore apostolico mons. Maccari.

C' è però da notare che, dopo l'allontanamento di Maccari, restano in carica nel convento e nella provincia monastica, quelle stesse autorità (quelle dei "registratori") le quali, perdurando ancora il loro mandato, continuano ad imporre ai confratelli ciò che vogliono, facendo leva sul voto di obbedienza cui i sudditi sono tenuti.

I molti buoni cappuccini, veri figli di San Francesco, che però non sono dotati dello spirito dell'eroica sopportazione di Padre Pio, sentono giustamente ribollire in sè lo sdegno per l'ignobile comportamento dei loro superiori e li accusano apertamente affermando che: " la base di tutto è la negazione in Padre Pio di ogni soprannaturalità" (Padre Teodoro da San Mango) e che "la provincia monastica è stata gettata in un abisso" (Padre Carmelo da Sessano).

Amico del terziario, osa scrivere, contro l'arrogante sopraffazione di questi rinnegati verso il loro mite e remissivo confratello: "Gesù, quelli di allora crocifissero Te, quelli di oggi stanno crocifiggendo noi. I Giuda, avidi di denaro, trasudanti lussuria, non si sono ancora tutti impiccati..... Quelli che ci crocifiggono.... sono i nostri... che aggiungendo alla menzogna l' insulto... ci chiamano fratelli... E si abbeverarono di fiele ... Quanto fiele, o Signore, hanno propinato anche a noi".

Ciò potrebbe essere più che sufficente a descrivere la figura di quei malvagi che hanno dominato in Provincia in questo quinquennio torturando a loro arbitrio Padre Pio.

Così, per causa loro, che ipocritamente asseriscono di essere venuti a dare decoro alla casa di Dio, mentre in realtà sono venuti ad incoraggiare l'ignobile baldoria dei nemici di Dio, il sant'Uffizio, ingannato dalle loro bugiarde relazioni sulla vita ministeriale di Padre Pio, rafforzate e gonfiate dalle denuncie delle persone ad esse legate, emette due durissimi provvedimenti.

Con il primo vengono confermate le disposizioni impartite provvisoriamente da Maccari (conservazione delle cancellate che isolano il Padre dai fedeli; divieto di avvicinare le donne; confessioni della durata di tre minuti, invito al padre Generale affinchè riconduca Padre Pio "alla regolare osservanza conventuale", con l'aggiunta di altre limitazioni umilianti) e con il secondo si precisano il tempo in cui il Padre deve rimanere all'altare ed il modo in cui deve comportarsi ivi.

Quando mai un qualsiasi sacerdote è stato maltrattato e vilipeso in questo modo?

Per concludere su questa durissima persecuzione, occorre precisare che Papa Giovanni XXIII (morto il 3 Giugno 1963) che prima era favorevole a Padre Pio è stato indotto a prendere un atteggiamento negativo nei Suoi confronti a causa della relazione Maccari, che ha prodotto in lui un violento sconvolgimento.