Seconda Persecuzione
La seconda persecuzione occupa un periodo di tempo che va dal 1934 al 1947 circa. Due sono le componenti di questa seconda persecuzione.
La prima componente, tanto per variare, presenta una novità: alcune donne gelose e invidiose, le quali, convinte che il Padre accordi ad altre una maggiore predilezione ed attenzione, cominciano, per vendetta, ad inviare ai Superiori del Convento lettere anonime in cui affermano che il Padre, di notte, va ad aprire la porta del Convento per fare entrare clandestinamente le donne. Forse il loro malanimo èmaggiormente diretto a colpire le avversarie, ma si ritorce gravemente contro l'innocente.
Per dare maggiore credibilità all'infame accusa, una di queste donne, la più rabbiosamente gelosa, coperta di uno scialle per non farsi individuare, va aggirandosi, di notte, avanti alla chiesa, fingendosi di nascondersi qua e là certa che i frati ai quali ha inviato lettere anonime stiano in osservazione da dietro le finestre e si convincano della verità della denuncia.
La cosa è di per sè ridicola ed inaccettabile sul piano della credibilità, se non addirittura assurda; ma i Superiori, per dovere, devono vigilare, accertarsi e controllare, seguendo passo passo, giorno e notte l'accusato. Ma le vie della Provvidenza sono infinite. Uno dei Superiori, che scalzo ed appostato sorveglia il Padre, Lo trova, in piena notte, in chiesa che, recitando il "Miserere" si sta crudelmente flagellando. Non solo, ma mentre appostato attende il Suo rientro in cella, nel buio profondo della notte, rimane sbalordito nel vederLo venire avanti, in profonda adorazione, mentre stringe al petto il bambin Gesù.
La seconda componente delle persecuzioni di queso periodo è lo stilicidio degli interventi del Sant'Uffizio, che si concentrano in stucchevoli richiami all'osservanza, da parte di Padre Pio, di questa o quella condotta di vita, richiami dovuti all'irrequita fantasia dei reverendi padri consultori della Sacra Congregazione.
Questi incessanti richiami ed avvertimenti costituiscono un assillo continuo sulla vita apostolica del Padre ed una forma di persecuzione che Gli impediscono di operare liberamente all'altare ed in confessionale; non solo, ma che vengono a ripercuotersi anche sulla vita della cominità cappuccina.
Così, nel 1935, è fatto divieto ai frati del convento di eleggiere il " Discreto capitolare " (il delegato provinciale al Capitolato Generale). Il guardiano non puòintervenire al Capitolo, per le limitazioni imposte al convento di Padre Pio.
Nel XXV anno del sacerdozio (10 Agosto 1935) il Padre non può celebrare la Messa solenne, nè può far baciare, come è consuetudine, la mano, Egli è richiamato affinchè si comporti nel modo comune "usato dai buoni sacerdoti" (cioè la Sua celebrazione non deve superare la durata di 30-35 minuti ); deve scendere dal convento passando per la scala interna; le visita a Lui fatte devono essere brevi; deve comunicare le donne soltanto alla balaustra.
Viene anche disposto che siano prese le necessarie precauzioni per evitare false interpretazioni degli ordini impartiti dall'alto. A questo sant'uomo non manca altro che Gli venga messo sotto controllo anche il respiro.
Nel 1936 (9 Agosto) altra disposizione: i frati che consegneranno, contro l'assoluto divieto, pezzuole o altro oggetto usato dal Padre restino, ipso facto, sospesi a divinis,ed i fratelli laici che ciofaranno siano interdetti dal ricevere la S. Comunione.
Ma le prove non finiscono qui.
Ora è di turno l'accusa che Egli maneggi danari senza il permesso dei Superiori, che favorisca pellegrinaggi a San Giovanni Rotondo e che nella Messa si prolunghi al di là dei limiti consentiti (in quanto alla consacrazione incontra difficoltàa pronunciare le sacre parole e perchèalla genuflessione resta come inchiodato).
Ed il Padre è chiamato di volta in volta a spiegare ed a giustificarsi. Spiega, per quanto riguarda i danari, che alcune volte i penitenti, colpevoli di appropriazione indebita, si servano per la restituzione del confessionale; altre perchè, per passare una somma da una ad altra persona, chi dona non trova persona di fiducia; altre per dare a persone bisognose senza che sia conosciuto l'afferente.
Anche in questo caso la Provvidenza si serve della cattiveria dei denuncianti per mettere in luce l'opera caritativa svolta dal Padre anche nel segreto del confessionale.
Pei i "pellegrinaggi" il Padre dice: ".....cerco di fare il mio dovere, di piacere a Dio, di far bene alle anime...non mi preoccupo d'altro" Per gli "incassamenti" Egli dice che non dipendono da Lui, spesso non "riesce ad andare avanti, nèa tornare indietro".
Per non dargli maggiori afflizioni, il Suo caro padre Agostino Gli nasconde (Diario, 22 Aprile 1945) che alcuni paesani suoi nemici avevano minacciato di ucciderlo.
In conclusione in questa seconda persecuzione (1934-1947) oltre agli altri atti diretti a dare turbamento a Padre Pio, si dubita di Lui su tutti e tre i voti monastici: povertà (maneggio di danari), castità(approcci con donne) e ubbidienza (la durata della Messa e gli "inceppamenti" sarebbero in contrasto con l'ordine di adeguarsi "al modo comune usato dai buoni sacerdoti).
Ad Eligio D'Antonio, Suo ottimo figlio spirituale, che un giorno Gli disse: "Padre, voglio farmi santo!", Lui rispose : "Brutto mestiere, figlio mio!".