Lo Zuavo Pontificio

Venerdì, 4 Luglio 2008

Articoli

1939: grazie al patto Molotov-Ribbentrop, la morsa nazionalsocialista e comunista si chiude attorno all'eroica testimonianza del popolo polacco. Un patto oscuro e inquietante che unì i due totalitarismi. E che si tende a dimenticare.

Autore: Marta Dell'Asta

Dopo la Grande Guerra la Germania aveva accettato nonostante molti conflitti interni la pace di Versailles. Le conseguenze di questo documento non furono mai bene accette all'opinione pubblica tedesca, né agli ambienti conservatori e nazionalisti, né all'esercito, tradizionalmente molto influente nella conduzione dello stato. Quando il presidente Hindemburg pose la carica di Cancelliere nelle mani di Hitler, iniziò un processo, dapprima sotterraneo, ed in seguito sempre più esplicito che mirò fin dal principio allo smantellamento del trattato di Versailles.

Autore: Redazione

L'anniversario dimenticato. Nessuno lo ricorda, ma due settimane dopo il Reich si mise in moto anche l'Urss. Il 17 settembre 1939 l'Armata Rossa travolse i confini orientali e come prima cosa regalò ai forni tedeschi gli ebrei detenuti nei gulag.

Autore: Giancarlo Lehner

Foibe: dalla Slovenia la mappa dell'orrore che reca con meticolosa esattezza tutti i luoghi dove sono stati sepolti o, comunque celati, i corpi delle vittime della primavera 1945. Non sono solamente foibe, ma anche fosse comuni, sepolture più o meno clandestine d'ogni genere.

Autore: Massimo Zamorani

La Campagna di Russia è stata per l'esercito italiano e per il soldato italiano di gran lunga la prova bellica più terribile dall'unità in poi, paragonabile solo ad alcune delle più sanguinose battaglie della Prima guerra mondiale, della quale la Campagna di Russia ebbe nella sua prima fase qualche somiglianza specie per i reparti italiani.

Autore: Paolo Possenti
La fame dei vinti. Diario di prigionia in Russia di un sergente della Julia uscito nel 2002 è il libro di memorie di Luigi Venturini, ex sottufficiale della Divisione Julia, che narra la storia dei soldati e ufficiali italiani sterminati nei campi di prigionia sovietici dal 1943 al 1945.
Autore: Domizia Carafòli
Nei lager sovietici i nostri soldati morirono a migliaia. Perché accadde? Una tragica cronaca storica di Alessandro Frigerio .
Autore: Ferruccio Gattuso

Alessandro Frigerio ricostruisce, con nuovi documenti, il processo D'Onofrio. Il tribunale accertò la complicità del Pci nella persecuzione dei nostri militari prigionieri in Urss.

Autore: Francesco Specchia

Lelio Zoccai, reduce dell'Armir: «L'uomo di Togliatti gestiva i nostri lager. Ci torturavano per convertirci al comunismo».

Autore: Francesco Specchia

Due libri ripercorrono la tragedia dell'armata italiana inviata da Mussolini in Russia. Le vicende delle unità italiane che s'affiancarono alle poderose unità tedesche, e che insieme ad esse furono travolte dalla controffensiva sovietica.

Autore: Mario Cervi

Prigioniero per non aver voluto abbandonare i suoi soldati, fu un punto fermo nella resistenza dei prigionieri in Russia.

Autore: Alessandro Ferioli

Padre Giovanni Brevi, 1° Cappellano Militare Capo della Guardia di Finanza. Fu protagonista della resistenza, a tutt'oggi sin troppo trascurata, che non pochi militari, caduti prigionieri dell'Armata Rossa dopo la metà di dicembre del 1942, attuarono di fronte ai tentativi di indottrinamento messi in opera dai propagandisti politici, e così facendo indussero la maggior parte dei prigionieri a restare fedeli al giuramento prestato alle istituzioni patrie. Una figura che i giovani Quadri dovrebbero conoscere e tenere sempre presente come esempio di coerenza e di fermezza dimostrate nella situazione più penosa in cui un militare possa venirsi a trovare: la prigionia.

Autore: Alessandro Ferioli

La vicenda di padre Leoni, partito cappellano militare in Russia nel 1941 e rientrato in patria solo nel 1955. Per il gesuita, formatosi come missionario al Russicum, il comunismo era distruzione della dignità umana.

Autore: Fulvio Scaglione

Il 7 dicembre 1941, le forze navali ed aeree giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L'attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l'intervento statunitense nella seconda guerra mondiale.

 

Yamamoto era il comandante in capo della flotta giapponese e il responsabile diretto di quell'azione. Oggi gli storici sono unanimi: quell'attacco non fu "proditorio"; anzi, si trattò di una trappola orchestrata dal presidente americano Roosevelt per indurre il popolo americano a partecipare alla seconda guerra mondiale a fianco dell'Inghilterra.

Autore: Rino Cammilleri

Rivisitazione di un leggendario episodio della Seconda guerra mondiale che vide il grande scontro fra le truppe italo-tedesche e le inglesi.

Autore: Roberto Biagioni

Africa Korps tedesco e truppe italiane contro i britannici in Libia (1940-42). Qui si svolsero alcune delle battaglie più dure della 2a Guerra Mondiale.

Autore: Ferruccio Gattuso

Rommel, il generale che nell'ultimo conflitto mondiale espresse, con un genio strategico prono ai voleri di Hitler, i valori e i disvalori dello spirito militarista germanico.

Autore: Paolo Deotto

La vittoriosa invasione alleata della Francia il 6 giugno 1944 ha per molto tempo oscurato un precedente tentativo fallito nel 1942 di aprire anzitempo il nuovo fronte occidentale. I clamorosi errori strategici commessi in quest'azione permisero una più scrupolosa progettazione della successiva operazione al di là della Manica, ma comportarono una perdita in vite umane troppo elevata per l'importanza che poteva rivestire quel piccolo borgo sulla costa francese che doveva essere conquistato. Il suo nome, ancora terribilmente vivo nella memoria dei reduci, è Dieppe.

Autore: Saverio Malatesta

Il bombardamento che nel febbraio 1945 scatenò una tempesta di fuoco che distrusse Dresda, fu una legittima operazione bellica o un crimine di guerra? È un interrogativo che turba da decenni la coscienza degli inglesi e al quale sono state date risposte contrastanti. Ora, due libri da poco usciti in Inghilterra rispondono invece in chiave «revisionista»: sì, bombardare i civili fu un crimine di guerra, o quantomeno un «crimine morale». I due libri sono Firestorm (Pimlico/Random House), e Among the dead cities (Bloomsbury).

Autore: Giuseppe Dicorato