Lo Zuavo Pontificio

Mercoledì, 20 Agosto 2008

Armeria degli Zuavi Pontifici

Articoli

L'articolo è il prodotto della rielaborazione e annotazione del testo della relazione tenuta dall'autore al convegno Benedetto XV. Il Pontefice della Grande Guerra, svoltosi a Perugia il 21 ottobre 2005, promosso dal locale Circolo Giorgio La Pira.

Autore: Oscar Sanguinetti

Guidò la Chiesa durante la prima guerra mondiale, che chiamò «inutile strage». Si accontentò di custodire il depositum fidei senza sfide teologiche. Accettò l'inermità della Santa Sede nelle vicende del mondo, prodigandosi per le vittime della guerra soprattutto i bambini. Intervista con Giuseppe Butturini, docente di Storia delle missioni presso l'Università di Padova.

Autore: Gianni Valente

È lecito leggere il primo conflitto mondiale essenzialmente nei termini di una guerra «moderna», di una guerra della "prima" modernità. In essa si assiste all'incarnarsi della quintessenza di quella dinamica culturale e storica che domina in Occidente - e, di qui, nel mondo - dal Rinascimento in poi e che si diffonde nei rapporti politici e sociali con le rivoluzioni dei secoli XVIII e XIX. Ma vi si leggono anche i caratteri inquietanti che questa dinamica assume nella sua «maturità», all'alba del XX secolo. L"eclisse del sacro" ottocentesca viene compensata dal sempre più vertiginoso sviluppa delle ideologie, fra cui particolarmente in auge è il nazionalismo, cui fa da pendant la mentalità positivista e darwinista, che dilaga.

Autore: Oscar Sanguinetti

Le radici culturali della Grande Guerra furono il male di vivere e l'odio per la vita, mescolati all'ottimismo. In più, c'era la possibilità di far sparire per sempre l'ultimo impero cattolico. L'impero Austro-ungarico, ci racconta François Fejto nel suo "Requiem per un impero defunto", venne ucciso anche da un complotto massonico, che voleva «repubblicanizzare e decattolicizzare l'Europa». Solo così si può giustificare la sorda ostilità verso l'imperatore cattolico Carlo I, ostacolato da austrofobi, pangermanisti, massoni ed anticattolici di ogni risma, nel suo tentativo di concludere anzitempo la guerra e riportare la pace...

Autore: Francesco Agnoli

4 novembre 1918, settant'anni dopo. Ecco l'altra faccia di un conflitto che sconvolse l'Europa e costò all'Italia 600mila morti. Doveva essere una guerra lampo. Voluta dalla massoneria. Che puntava a distruggere l'Impero asburgico per edificare una nuova Società delle nazioni.

Autore: Antonio Socci

Le radici della crisi in cui versa oggi l'Europa sono profonde. Risalgono alla Prima guerra mondiale, quando venne a scadenza una cambiale emessa dalla Rivoluzione Francese. Una tesi ardita che però Alan Kramer, il maggior specialista mondiale del tema, illustra con lucidità.

Autore: Massimo Introvigne

Novant'anni or sono iniziava la tragedia della Prima Guerra Mondiale, l'evento che più di ogni altro ha modificato il corso della storia contemporanea, cancellando gli ultimi resti del mondo antico, sostituendoli con la società di massa e i totalitarismi sanguinari e provocando l'inizio della decadenza politica ed economica dell' Europa.

Autore: Massimo Viglione

Il libro in primo piano - "In fuga dai tedeschi" racconta la tragedia vissuta da veneti e friulani dopo lo sfondamento delle linee italiane a Caporetto.

Autore: Paolo Deotto

All'inizio delle ostilità che portarono alla I Guerra mondiale, l'Italia dichiarò, la propria neutralità, ma il Paese era diviso in due schieramenti opposti: gli interventisti ed i neutralisti.

 

Prima Guerra Mondiale: gli scontri a Verdun, nello Jutland e sulla Somme. Il bilancio del secondo anno di conflitto fra tedeschi e anglo-francesi.

Autore: Marco Unia

Con la dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915, gli austriaci abbandonano le cime del Monte Piana che diventano territorio neutro; pochi giorni dopo gli alpini occupano la cima sud a Monte Piana. La notte del 7 Giugno '15 gli austriaci, riconsiderata l'importanza strategica di questa montagna, occupano Monte Piana dopo una intensa preparazione di artiglieria e aspri combattimenti; ritenendo poi scarsamente difendibile questa postazione perché sotto tiro dei cannoni italiani e difficilmente rifornibile, si ritirano sulla sommità Nord di Monte Piano, gli italiani rioccupano Monte Piana. Il 19 Luglio, gli alpini sono all'assalto, ben supportati dai tiri precisi della nostra artiglieria, conquistano con bombe a mano e baionette le trincee austriache: si trovano poi sotto il tiro delle artiglierie pesanti di Malga Specie e di Monte Rudo, si ritirano sulle postazioni di partenza, l'operazionè svanita e monte Piano torna austriaco. Gli assalti e le carneficine continuano ancora per 27 mesi, limitate solo dal freddo e dalla grande quantità di neve: la pazzia aveva da tempo contagiato entrambi i comandi.

 

Il 24 agosto 1916 ebbero inizio le operazioni italiane contro il Monte Cauriol, che per la sua posizione strategica costituiva un baluardo di estrema importanza nel fronte austriaco. Contro le postazioni del Cauriol furono impiegati gli Alpini dei battaglioni Feltre e Val Brenta. L'assalto, quasi sempre allo scoperto, durò fino al 27. Per ben tre volte gli Alpini si trovarono a pochi passi dalle trincee austriache, e per ben tre volte furono costretti a ritirarsi. Al quarto assalto, con l'aiuto della 5a batteria di montagna, riuscirono a portare a termine l'impresa ed occuparono la postazione di vetta del monte.

 

Prima Guerra Mondiale. Il 24 maggio 1915 l'Italia, nonostante l'alleanza Italo-Austro-Tedesca entra in guerra a fianco della Francia, in una guerra di posizione per la quale non era preparata. Il generale Cadorna già a partire dal 1914 preparava il conflitto. Cadorna oltrepassò il confine dell'Impero Austro-Ungarico sull'Isonzo, ma gli austriaci per tutta risposta entrarono in Italia nella "Strafexpedition" (Spedizione Punitiva) del maggio-giugno 1916, conosciuta come la Battaglia degli Altopiani.

Autore: Alessandro Gualtieri

Tra l'estate 1916 e l'autunno 1918 le forze arabo-britanniche sferrrarono in Siria e in Palestina una campagna contro l'esercito turco, ma l'attacco fu in realtà una lunga fase di guerriglia.

Autore: Alberto Rosselli

Una delle questioni politiche che si dibattevano negli anni precedenti e in quelli successivi alla prima Guerra mondiale fu indubbiamente la "questione montenegrina". Il Montenegro, che per certi aspetti si trovava nella sfera d'influenza italiana, non era consenziente alla volontà d'annessione da parte della Serbia, annessione che nonostante tutto si realizzò alla fine della guerra, con la creazione dello stato jugoslavo. In tutto ciò furono determinanti le volontà delle grandi nazioni europee: Francia, Inghilterra e Russia.

Autore: Michele Rallo

"Spunta l'alba del 16 giugno, comincia il fuoco l'artiglieria..." recita una delle canzoni più toccanti e famose del repertorio delle truppe alpine italiane. Fu scritta nel 1915, durante gli aspri e sanguinosi scontri per conquistare quel tragico Monte Nero. La vetta apparentemente inespugnabile, ma infine conquistata, sarebbe passata alla storia come "traditrice" delle giovani vite spezzate sui suoi aspri crinali. Ma dopo due anni esatti di devastante guerra di materiali, e un lungo e doloroso percorso di maturazione dell'esercito italiano (totalmente impreparato a questo nuovo genere di conflitto), un altro silenzioso ed eterno "traditore" si profilò all'orizzonte: questa volta il teatro ove si sarebbe consumata un'ennesima tragedia sarebbe stato l'Altopiano di Asiago, e il principale protagonista il Monte Ortigara.

Autore: www.lagrandeguerra.net

La sconfitta più bruciante mai patita dal nostro esercito, conclusa con un bilancio terrificante: 11mila morti, 30mila feriti, 293mila prigionieri, 3-400mila sbandati: fu un'apocalisse che rischiò di compromettere l'esito della prima guerra mondiale.

Autore: Nino Gorio

Durante la drammatica Battaglia di Caporetto l'esercito italiano perse 300.000 uomini e una ingente quantità di materiale. L'Esercito ebbe, inoltre, 350.000 sbandati che poi vennero raccolti e recuperati. Il generale Cadorna, emettendo il Bollettino di Guerra con il quale si imputava la sconfitta alla "mancata resistenza di reparti della 2a Armata vilmente ritiratisi senza combattere o ignominiosamente arresisi al nemico", addebitava alla truppa la responsabilità della rotta di Caporetto e non invece a manchevolezze ed errori del suo Comando.

Autore: Tullio Vidulich, Generale B. (ris.)

Per Guerra Bianca si intende generalmente la serie di scontri, inseriti nello scenario globale della Prima Guerra Mondiale, che avvennero sul fronte italiano a quote montane molto elevate e in condizioni fisiche, ambientali e meteorologiche fino ad allora ritenute impossibili e inavvicinabili per l'uomo e chiaramente per i soldati. Molto presto infatti, oltre al tradizionale nemico aggrappato alle estremità opposte di questa insolita terra di nessuno, si aggiunse un terzo, pressochè invincibile contendente: la morte bianca, vale a dire il costante pericolo di assideramento e, in generale, di dipartita violenta e brutale, dettata dalle impervie condizioni di vita imposte ai combattenti in alta quota. Possiamo affermare con certezza che, prima ancora di sparare, gli eserciti impegnati sulle Alpi, così come sulle Dolomiti, dovevano innanzitutto organizzare e cercare di assicurare la loro stessa sopravvivenza, in posizioni tanto estreme quanto difficilmente difendibili e pericolosissime.

Autore: Alessandro Gualtieri

Manfred von Richthofen, l'ex ufficiale della cavalleria tedesca che durante la Guerra 15-18, pilotando i rudimentali "caccia" di quel tempo, dominò il cielo con memorabili duelli aerei.

Autore: Enrico Butteri Rolandi